Qual è il nostro posto nella vita?
I mezzi audovisivi in generale: televisione, internet ed il resto, rappresentano una nuova era comparabile all’invenzione della stampa; è l’era della comunicazione planetaria: ovunque siamo possiamo essere spettatori e testimoni.I mezzi audovisivi in generale: televisione, internet ed il resto, rappresentano una nuova era comparabile all’invenzione della stampa; è l’era della comunicazione planetaria: ovunque siamo possiamo essere spettatori e testimoni.
E’ una informazione di insegnamento e confronto, invero l’utilizzo nefasto conduce ad una disumanizzazione.
Un uso sbagliato, a forza di essere solo spettatori, in particolare di quanto accade di male: catastrofi, carestie, guerre atroci, vandalismi ed atti terroristici, comporta che inondati di tali immagini diventiamo progressivamente indifferenti, situazione detta anche “banalizzazione del male”.
Ci abituiamo a veder usare le bombe, alle popolazioni africane che soffrono la fame, a milioni di esiliati/rifugiati; tutto questo ci conduce alla insensibilità.
E di più, un altro uso sbagliato di tale fruizione dell’informazione tecnologica, è che può non distinguersi la realtà della nostra storia da ciò che appartiene al mondo della fiction, al mondo virtuale: diventiamo “spettatori puri” e guardiamo con inconscia indifferenza film di fantasia e situazioni tragiche reali.
Chi può ergersi a contrappeso di siffatta situazione ?
La forza delle Società democratiche moderne è fare si che la stampa possa porsi come contropotere di fronte al potere politico.
In forza di tale assunto, mi oppongo a qualsiasi tipo di censura, fatta salva la condizione che è censurabile ciò che è contro l’ordine pubblico ed il diritto al rispetto nei confronti delle credenze dei Cittadini; questo vale in special modo per la sensibilità religiosa di molti cristiani poiché mentre la censura è molto attenta a ciò che riguarda eventuali attacchi blasfemi contro l’Ebraismo o l’Islam, nei confronti del Cristianesimo, religione maggioritaria, ancor più in Italia, sembra che tutto sia permesso. Non è giusto: bisogna rispettare la sensibilità dei cittadini cristiani.
L’intellighenzia è assente su questo punto; invero è qui che l’intellettuale, quello sano e scevro dal pregiudizio di parte, deve definirsi teorico politico e non filosofo politico, staccandosi dalla tradizione che vuole l’intellettuale neutrale nelle questioni politiche-religiose.<br />
Per quel che mi riguarda intendo guardare alla politica con occhi sgombri dalla filosofia politica; comprendere gli accadimenti senza impormi ed imporre una visione pregiudiziale od univoca. <br />
Solo nel dialogo, nell’azione discorsiva di una pluralità di soggetti è possibile creare lo spazio pubblico che è il nostro mondo.<br />
Essere cattolici al giorno d’oggi significa agire non solo da cittadini del mondo, ma principalmente da cattolici; si deve essere partecipi ad un’attività organizzata nei confronti della politica.
La parola come forma d’azione. Diamo inizio a qualcosa annodando il nostro vivere al tessuto delle relazioni. Che cosa poi succederà, non possiamo saperlo. L’azione è per se stessa semplicemente concreta. Per un cattolico è poi maggiormente possibile agire avendo fiducia negli uomini, in ciò che è umano in tutti gli uomini..
Agire acchè abbia a valutarsi la riscoperta del linguaggio come relazione tra persone che si scambiano pareri ed opinioni ed entrano in comunicazione tra loro. L’ambito pubblico è conseguentemente l’estensione di queste caratteristiche al mondo delle istituzioni e delle associazioni: come rimanerne estranei e perché ?
L’autentica filosofia politica a cui ambisce un cattolico potrà scaturire solo dall’atto originario dello stupore di meravigliarsi ogni giorno per cose semplici, come l’alzarsi al mattino e sapere qual è il suo posto nella vita.
