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La questione settentrionale

16 marzo, 2006 (11:57) - Varie - Stampa Stampa

Da oltre cento anni, a torto o ragione, si discute di una “questione meridionale”; giammai si è imposta una “questione settentrionale” quale dante causa.Da oltre cento anni, a torto o ragione, si discute di una “questione meridionale”; giammai si è imposta una “questione settentrionale” quale dante causa.
Alla identificazione della prima col depauperamento, si contrappone la seconda la cui opulenza ha partorito una strategia politico-economica organica.
Invero un paradigma accomuna le origini di entrambe le aree: i valori classici di una comunità fondata sulla civiltà contadina.
La questione settentrionale è conseguenza della meridionale: nasce dopo il 1860 ed è afferente all’espansione economica. Con l’unità d’Italia una cultura “coloniale” imperversa al Nord e pervasivamente invade il Sud per il tramite della corruzione dei politici del Sud.
Giungendo fino al definito boom economico degli anni ’60, periodo in cui si riscontra un’industria del nord retta sulla manovalanza degli emigranti del Sud il cui costo è una “cittadinazione” del Sud come conseguenza sia degli espropri per la realizzazione di zone industrializzate, sia del miraggio del lavoro “fisso” che tale industrializzazione comportava.
Le aree industriali del Sud erano allestite per ospitare industrie del Nord, distogliendo fondi ad un’agricoltura che, se incentivata adeguatamente, poteva ergersi a baluardo economico ed essere connotativa di un’area. Il risultato: aree ora deserte e non più coltivabili.
La questione settentrionale è una cultura colonialista che ha eroso finanche le radici (leggi impossibilità di ritorno della terra all’agricoltura) delle economie locali e con esse il sistema delle tradizioni ed i valori ad esso sottostante, al solo scopo di una maggiore opulenza del Nord.
La politica deve essere faro e guida; i rapporti politici non possono prescindere da quelli culturali e necessita pertanto un Partito che depuri quanto di peggio è stato assorbito dalla questione settentrionale: un rivendicazionismo d’individualismo, l’antico detto romano “mors tua, vita mea”.
La politica sociale imperante è così distante dai valori della solidarietà e della comunità che non accetta, ab origine, il modello di Stato dove è previsto una distribuzione equa delle risorse dell’intero territorio, fondando una protesta su una contestazione geo-economica, scissa da aspetti culturali-sociali ed i parametri di modello a cui tende ricalcano l’obsoleto e non più riproponibile industrialismo nordista.
Emblematico l’atteggiamento dello scrittore Bocca: antimeridionalista per pregiudizio, che assegna al Sud la produzione di un baratro civile rispetto al Nord per poi riconoscere che nel 1860 il divario dell’industria del Sud con quella del Nord era solo del 15%, nel mentre oggi è n volte aumentato.
E’ imperativo che insista quindi un Partito guida per un riscatto del meridione, che lo affranchi dal pseudo-stato di dipendenza, oramai solo nell’immaginario collettivo, per condurlo al ritorno alle peculiarità delle sue radici culturali, politiche ed economiche.
Uomini simbolo devono ergersi ed identificarsi in tale progetto, senza remore e palesando le radici, come usava fare, ad esempio, D’Annunzio definendosi “ contadino d’Abruzzo nato in Pescara del Regno di Napoli”.
Occorre comprendere che la questione settentrionale ha generato un riflusso nel privato ed offrire il miglior contributo possibile per far ritornare quel senso di comune civiltà contadina che sente la solidarietà regionale al di sopra di ogni differenziazione politica, all’infuori di ogni diversità d’opinione.
Necessitano meridionalisti operanti e non platonici studiosi della questione meridionale.
La domanda di rilievo politico da porsi, constatato che la questione settentrionale ha comportato che oggi aree del Nord sono pervase da uno strisciante e malcelato antimeridionalismo e che, conseguentemente, tale status mentale rende pregiudizievole finanche un nuovo colonialismo da parte dell’opulento Nord, come pervenire ad una comunità d’intenti ? sempre che ciò porti ad un miglioramento economico od almeno sociale; quali tatticismi attivare in modo che risolvendo la questione settentrionale si risolva anche quella meridionale ?

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