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il NON-VOTO

18 marzo, 2006 (12:08) - Varie - Stampa Stampa

la Democrazia Cristiana, quella storica e per meglio intenderci quella il cui segretario politico è Angelo Sandri, ha deciso di proporre l’astensione; poichè invitato, ho partecipato al Consiglio Nazionale offrendo un contributo a questa decisione acchè sia intesa come azione e non defezione.Il NON-VOTO non deve essere un riparo dalla debolezza insita nel fatto di non appartenere a nessuna delle coalizioni di centro-sinistra e centro-destra.
Si relegherebbe la DC a mero movimento, a mero soggetto sociale a cui sostanzialmente può dirsi “lasciate che siano i partiti politici di professione a gestire le cose, ovvero a decidere occupando le stanze del potere istituzionale: con buona pace per tutti (sic).

Se l’azione è l’invito al NON-VOTO, è allora il caso di chiedersi quale sia il valore aggiunto del non andare al voto: c’è qualcosa che il NON-VOTO consente?
Non recandosi alle urne non è materia da potersi chiudere nei termini semplificanti delle dinamiche VOTO – NON-VOTO.

Attraverso la proposta del NON-VOTO si può introdurre chiarezza e distinzione tra le due dinamiche; può vedersi come una “chiamata” al realismo secondo un orientamento che esprime la ricerca del “male minore”; invero la testimonianza del voto non è spettacolo, ma ricerca coraggiosa e saggia dell’affermazione di valori positivi e di maggiori possibilità future oggi lasciate integre.

Un importante valore aggiunto del NON-VOTO potrebbe rifarsi al già citato realismo, qui inteso certamente differente dal cinismo, né possono ridursi queste valutazioni, come pure non si può prescindere che i sostenitori del NON-VOTO sembrano mostrare un’ingenuità di candore che desta qualche sospetto.
Per le suddette esposte ragioni il NON-VOTO deve offrire un valore aggiunto notevole perché nel contempo si presenta come una soluzione senza drammatizzare il confronto, mantenuto aperto anche e maggiormente in presenza di una evoluzione del Partito che sarebbe indebolito da alcune delle apparenti ragioni opposte al NON-VOTO.

Lungi dall’assomigliare ad una neutralità, l’astensione così intesa è foriera di significati nuovi e di prospettive di nuove dinamiche.
Si attua una forma di protesta civile che deve veicolarsi quanto più per renderla visibile. Si propone un’azione, non una defezione.

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