Atteggiamenti
Atteggiamenti “laici” stanno assumendo posizioni paradossali e finanche ridicole…Atteggiamenti “laici” stanno assumendo posizioni paradossali e finanche ridicole; ad esempio in ossequio al “politicamente corretto” si obbliga la Croce Rossa a trasformare il proprio simbolo in un rombo: avremo quindi non più la Croce Rossa ma il Rombo Rosso? Accadrà lo stesso per la mezza luna rossa? Magari sostituita da un cerchio rosso che potrà confondersi col simbolo del Giappone.
Queste assurdità impongono vigilanza ed ancor più una reazione indignata.
Alla base di un non far sentire offeso uno studente musulmano che incontra una croce in aula si intende avallare un “laicismo fanatico ed integralista” laddove la croce simboleggia il pensiero occidentale ed anche universale.
Siamo arrivati ad un laicismo dogmatico e fanatico che impone divieti su chi intende mostrare i simboli della propria religione (accade già in Francia), ovvero nega che sia allestito un presepe in piazza (è accaduto in provincia di Rimini).
I valori cristiani si devono calare nell’azione politica; l’elettore cristiano, che fino ad oggi ha demandato la rappresentatività dei valori, toglie ora la delega ed intende rappresentarsi, intende far coincidere il fedele con l’elettore e questi con il politico.
Una coincidenza tra principi morali ed azione politica, trasparente e dichiarata.
Non si può più, né lo si deve, non riconoscere che l’insieme dei valori su cui si fonda la nostra società: famiglia, lavoro, scuola, si fondono e discendono dal Cristianesimo.
Sono trascorsi millenni dalla venuta di Cristo e finanche il tempo è scandito da tale evento che, a far data dalla Sua venuta e per quello che ha significato, è uno stile di vita per una società ispirata ai valori cristiani, purtroppo non sempre realizzati giungendo al momento attuale in cui rivive un sincretismo religioso e se ai primordi un Padre della Chiesta quale Sant’Agostino vi pose rimedio, un papa quale Giovanni Paolo II ed ora Benedetto XVI, hanno indicato lo stesso cammino; il primo nell’aver entusiasmato e coagulato gli entusiasmi ai valori cristiani, il secondo a porli in primis e come faro del percorso di vita.
Ed ancora, in forza della stessa forma di “laicismo integralista”, pur in una manifesta evidenza di una storia millenaria improntata ai valori cristiani, una pseudo finta autonomia dello Stato rispetto alla Religione, ha preteso che le radici cristiane non fossero richiamate nella Carta fondamentale dell’Unione Europea.
Invero, è sufficiente qui evidenziare che persino l’ateo è cristiano: si è atei contro e non senza.
Nei geni dell’uomo occidentale è presente la visione cristiana ed è logico e consequenziale che ciò comporti un tendere ai valori di Cristo e quindi ad una dimensione religiosa dello Stato, ovvero e meglio ad uno Stato laico che offra la garanzia acchè i valori cristiani siano a fondamento del vivere sociale, pur garantendosi la dovuta autonomia onde evitare interferenze perniciose.
Non è affatto dimostrato che uno Stato laico deliberi leggi meglio di uno Stato religioso, invero è preferibile l’esistenza di uno Stato che sia “concidentia oppositorum”, vale a dire uno Stato laico fondato su valori cristiani.
Il “non schierarsi apertamente” per uno Stato laico dove i fondamenti morali siano nel rispetto dei valori cristiani ha comportato una diaspora dei cattolici che si sono indirizzati secondo necessità ed anche, ammettiamolo, convenienze personali.
La passione morale, quella che ha posto come fondamentali i valori cristiani, è decadente ed appariva ai più quasi impossibile un’inversione di tendenza se non fosse stato che la Provvidenza ha posto sul nostro cammino Giovanni Paolo II ed ora Benedetto XVI, che hanno rappresentato e rappresentano una perfetta guida contro l’indifferenza, l’apatia, e finanche l’ignavia che ha portato ad una noncuranza, ad un non tentare neanche il confutare evidenti ragioni di torto; status il cui punto d’arrivo appare solo un’inguaribile indifferenza che comporta una distanza dagli accadimenti, quasi come se gli stessi fossero una condizione di noia e disagio.
Per contrastare tutto ciò occorre convincersi del valore della differenza data dai valori cristiani, conquistati con impegno, ab origine, oltre che dagli Apostoli ed in special modo da San Paolo, dalle tante persone allora definite “Atleti della Fede”: persone qualunque che hanno avuto contezza della bontà del messaggio di Cristo ed inteso proporlo ai più per vivere quel paradigma, laddove a tale lemma è assegnato il giusto valore: modello condiviso.
