Non è così.
Il nostro è un tempo di false certezze che si impongono con perentorietà solo per soffocare dubbi.
Si finisce, pertanto, col vivere perennemente nel presente e nell’indicativo, con l’illusione che tutto accada “qui ed ora” e davanti a noi e che l’accadimento sia oggettivo
Non è così.
E’ più facile scambiare la soggettività per oggettività; risulta più sbrigativo rendere tutto contemporaneo e ciò perché il senso della prospettiva fa paura.Ho sempre onorato quelli che difendono la Costituzione e la logica sottostante.
Ci si rende conto, circa sessanta anni dopo, che hanno scongiurato grandi pericoli.
Non pensabile immaginare tante Costituzioni per quanti sono i “Costituzionalisti” ed anche di più.
Ciò non toglie che ben si comprende che la Costituzione è un’entità viva in continua trasformazione pragmatica, vale a dire col contesto nel quale si relaziona.
La Costituzione è nata per cristallizzare norme di comportamenti che stabiliscono degli usi: poi classificati in un ordinato repertorio.
Un nuovo uso diffuso, se fa seguire un comportamento che si impone a cambiare la norma, fa diventare l’eccezione norma di una regola stabilita che diventa regola condivisa a sua volta.
La Costituzione non può esprimere direttamente la realtà e si limita a rappresentarla convenzionalmente, dunque pur se si ammette che può considerarsi storicamente provvisoria, diventa imperativamente necessaria perché stabilisce convenzioni espressive che, per il giusto tramite della comunicazione scritta, è – in questo modo - rappresentazione della realtà.
Il nostro è un tempo di false certezze che si impongono con perentorietà solo per soffocare dubbi.
Si finisce, pertanto, col vivere perennemente nel presente e nell’indicativo, con l’illusione che tutto accada “qui ed ora” e davanti a noi e che l’accadimento sia oggettivo.
Non è così.
E’ più facile scambiare la soggettività per oggettività; risulta più sbrigativo rendere tutto contemporaneo e ciò perché il senso della prospettiva fa paura.
Il tutto si riflette in un idolatrare l’individualità (o tutt’al più il branco) a rischio che la realtà appare incomprensibile ad esclusivo beneficio di chi sa manipolarla meglio.
E’ doveroso fare un passo indietro, senza eccessive rigidità o tanto meno nostalgie puriste, per segnare delle regole elementari che siano d’aiuto ad un’effettiva comunicazione di valori da condividere.
Ognuno poi potrà - a suo piacere - trasgredirle, ma con la consapevolezza di averlo fatto.
In un contesto di valori condivisi meglio si comprende come ogni prodigiosa opera di Gesù è una testimonianza del Suo amore per gli esclusi del Suo tempo, per i poveri, per gli affamati, per coloro che soffrivano.
Il rapporto con Cristo è indivisibile da un impegno d’amore verso i propri simili.
Facciamo dunque buon uso di quanto il Signore ci concede condividendolo generosamente con coloro che sono più bisognosi.
Occorre tendere a farci prossimo per chi è nella prova e nel dolore; come anche l’austerità è un valore positivo e da ossequiare e per quanto poco abbiamo, anche questo dobbiamo condividere con chi ne ha bisogno.
