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Federazione dei Democristiani: occorre pungere !

3 dicembre, 2006 (12:58) - Varie - Stampa Stampa

Ieri, a Bologna, si è svolto il Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana … ordine del giorno ratificare l’accordo del 30 novembre scorso (votato poi all’unanimità) che ha sancito la nascita della Federazione dei Democristiani ed è stato sottoscritto dall’on.le Publio Fiori (leader di Rifondazione Democristiana), dall’on.le Prandini (leader dei Cristiano Democratici) dal dr Angelo Sandri (segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana) e dal prof. Pizza (sedicente segretario della Democrazia Cristiana che si riconosce in un’anima esclusivamente di sinistra).Ieri, a Bologna, si è svolto il Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana; nota positiva le poche assenze, senz’altro giustificate, ed interessante è stato il dibattito.
Il punto centrale, oltre agli altri argomenti posti all’ordine del giorno, è stato il dover ratificare l’accordo del 30 novembre scorso (votato poi all’unanimità) che ha sancito la nascita della Federazione dei Democristiani ed è stato sottoscritto dall’on.le Publio Fiori (leader di Rifondazione Democristiana), dall’on.le Prandini (leader dei Cristiano Democratici) dal dr Angelo Sandri (segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana) e dal prof. Pizza (sedicente segretario della Democrazia Cristiana che si riconosce in un’anima esclusivamente di sinistra).
Nelle relazioni introduttive rese dal Presidente Fregonese, dal segretario politico Sandri e da quello organizzativo Falini, sono emerse diverse notazioni che meritano attenzione; in special modo se ne estrapolano – rendendo ovviamente estrema sintesi – alcune.
Occorre amministrare per le equità ed a tal proposito paolo majolino (www.cattoliciperlitalia.it) ha fatto poi osservare, nel dopo Consiglio, che il problema vero della finanziaria - così come proposta – è che richiama lo spirito “dilibertiano”; vale a dire di “far piangere i ricchi”. Cosa stolta ed il commento del segretario dei Cattolici per l’Italia è stato che l’attività politica, conseguentemente quella legislativa, deve essere rivolta non ad abbassare il reddito al ceto cosiddetto medio, bensì le attenzioni devono rivolgersi ad alzare il reddito dei ceti in difficoltà. Volendo parafrasando il claim dilibertiano. “Non far piangere i ricchi, ma far ridere i poveri”,
Ed ancora è stato ribadito che necessita “dimenticare quello che divide e cercare quello che unisce” e che “le questioni della politica si risolvono con le azioni della politica”.
Altro interesse nelle relazioni è stato ribadire il grave danno dell’attuale legge elettorale, così come formulata ed anche su quest’argomento il segretario dei Cattolici ha poi reso commento di sintesi con l’espressione “ il voto da soggettivo è diventato, per legge, oggettivo !”.
Allorquando poi è stato espressa la considerazione che chi, al momento, polarizza l’attenzione dei due poli lo fa non per ragioni di politica bensì perché rappresentanti di interessi, il segretario dei Cattolici ha poi commentato, riferendosi al valore fin qui dimostrato dai Componenti tutti del Consiglio Nazionale della DC: “Siamo la speranza; Sì, presuntuosamente, la sola speranza e non possiamo, nè dobbiamo illudere chi crede in noi e vede qui rappresentata una Democrazia delle origini, fatta di idee portate avanti da uomini di fede e di coraggio politico”.
L’istituzione dell’Ufficio Politico è stata discussa con toni vivaci dal Consiglio e, comunque, il sasso è stato gettato in questa zona effettivamente stagnante, eppure oggi particolarmente indispensabile dovendo prospettare l’orientamento strategico politico cercando di renderlo canovaccio per quanti Altri si riconoscono nella Democrazia Cristiana.
Ovviamente il non aver partorito ancora un efficace Ufficio Politico è dovuto anche all’indisponibilità fisica dell’attuale Dirigenza che, onestamente, è impegnata su tali e tanti fronti che ci meraviglia come non abbia già avuto “mancamenti berlusconiani” portati da stress d’attività politica.
Tra gli interventi, tutti meritevoli, degno di nota è apparso quello del prof Lucani che, da tempo immemore, semina semi di senape (il più piccolo dei semi che produce una pianta che diventa anche albero) volti ad un coalizione dei moderati ed ha organizzato per il prossimo 19 gennaio un importante convegno avente come tema la legge elettorale; tra i relatori hanno aderito giuristi quali Mario Segni, Augusto Barbera e Vincenzo Lippolis.
Un intervento di un Consigliere, sommesso ma pregnante, ha posto
L’accento sull’essere Democristiani, come pure c’è stato chi ha segnalato che “occorre pungere”; nel merito paolo majolino, allorquando intervenuto nel dibattito, ha ripreso tali spunti ribadendo ed ampliando che insiste l’uomo democristiano e poi il partito democristiano, che essere democristiani è un modo di essere, è una cultura; ancorché, tranne che per i pochi che hanno creduto in questa cultura difendendola anche nelle sedi giudiziarie ed ovviamente spinti dagli Amici tutti uniti in questo percorso di battaglia non politica, si è assistito ad un essere “democristiani virtuali”: affermazioni di adesione ai princìpi della cultura democristiana ma nei fatti sparsi in altri “ambienti di interessi politici” ed è stato necessario uno sdoganamento del tribunale per far uscire allo scoperto chi, ci sia sommesso esprimerlo, per codardia e/o ignavia, viveva a latere del Partito storico della Democrazia Cristiana.
L’intervento del segretario dei Cattolici Majolino è stato modificato dallo svolgersi dei tempi del Consiglio e la relazione predisposta è stata consegnata ed affidata alla lettura degli altri membri della Direzione; è comunque riportata in calce alla presente nota di promemoria del Consiglio integra finanche delle note di riferimento personali insite all’interno della relazione stessa.
Valutando lo status attuale della Democrazia Cristiana, Majolino ha inteso iniziare l’intervento richiamando una felice espressione del Santo Padre Pio “ Accontentati di camminare a piccoli passi, finché non avrai le gambe per correre e di valore”, ribadendo immediatamente poi l’invito al segretario Sandri che, poiché i piccoli passi sono stati fatti ed oggi si hanno le gambe per correre e sono gambe di valore, occorre “pungere” e finanche non celare e/o contenere il carattere serenamente animato che connota Sandri quando gli si appaiono palesi ingiustizie.
Ed ancora, è stata richiamata altra appropriata frase di Tagore (uno dei più grandi poeti indiani) “ Se chiudi la porta ad ogni errore, anche la verità resterà fuori”, volendo qui esortare la Presidenza e la Direzione tutta al miglior dialogo possibile con le altre anime democristiana, senza arroccamenti su posizioni di “esclusività” ed avendo la serenità che i propri e gli altri errori, allorché emergono, possono solo essere forieri della verità che è emersa proprio dall’aver compreso l’errore ed ecco perché l’accettazione di questi lascia aperta la porta alla verità.
Questo prima argomentare era prologo alla relazione, invero Majolino ha inteso condividere gli stessi tempi assegnati a tutti e quindi ha reso solo estrema sintesi della strategia politica attuabile entro uno schema da questi definito “modello Partenone” e che il miglior viatico lo h avuto proprio dall’accordo effettuato il 30 novembre con la creazione della federazione dei Democristiani.
Ampio consenso ha trovato il concetto di una strategia politica avente il “modello Partenone” e ciò sul convincimento che per emergere nella Federazione dei Democristiani questa Direzione deve “pensare di più e meglio!” e certamente, per quanto ha fin qui fatto l Direzione e per le capacità contributive dei Consiglieri tutti, senza meno appare che la voglia di pensare di più e meglio che altri è espressa con passione ed vivida e fervida.
Nota finale è che il sottotitolo della relazione “modello Partenone” racchiude in sé tutto fin qui espresso: Politica è ragionamento” e le capacità di ragionamento non sono mancate ai Partecipanti al Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana: nessuno escluso.
Ed infine, la relazione. presenta diversi concetti politicamente innovativi; spunti sui quali si attende il miglior contributo, sia per renderli fattivi (è un invito esplicito all’azione politica) e sia per migliorarli.
il “modello Partenone”
ovvero, Politica è RAGIONAMENTO
Mi permetto argomentare preliminarmente su alcuni spunti sparsi per poi portare alla Vostra attenzione quello che ho definito “modello Partenone”.
prologo
Noi dobbiamo pensare di più e meglio.
La chiave di ogni uomo è il suo pensiero.
Benché egli possa apparire saldo ed autonomo, ha un criterio cui obbedisce: l’idea in base alla quale classifica tutte le cose.
Può essere cambiato solo mostrandogli una nuova idea che sovrasti la sua.
Oggi siamo sempre più immersi in un “delirio tecnologico” che ci fa credere che la nostra vita si debba affidare alle macchine, all’elettronica… insomma alla sola tecnica.
Ci stiamo però dimenticando che ognuno di noi è un soggetto naturale che nasce, come tutti gli eventi della natura, da un seme e che ha il compito di realizzare la propria specificità, la propria originalità (esempi: seme senape / ogni seme contiene la potenzialità di una foresta/ seme rigoglioso del Pascoli).
Da questa osservazione, deve maturare il miglior modo di guardare l’uomo e il mondo e di occuparsi di prevenzione, benessere e qualità della vita, elementi fondamentali per l’esistenza e la maturazione di ogni individuo.
Sono oramai indispensabili Scelte/Valutazioni intelligenti e non per presa di posizione, peggio ancora a causa del pregiudizio (esempio Panikkar/metanoia, dialogo dialogico).
Ad esempio, dobbiamo realisticamente comprendere che gli Usa possono aiutare Israele per la guerra e non per la pace; e dico questo perché il problema del medio Oriente è anche nostro, che ne condividiamo i confini geografici dello stesso mare, che ne riceviamo riflessi economici, riflessi di valori di esempi negativi di condivisione del territorio e quant’altro può ben immaginarsi.
Come pure, relativamente allo “status” di Napoli, non è sufficiente una ordinaria straordinarietà d’intervento, ma una straordinaria ordinarietà, è non è solo un chiasma: figura retorica consistente nell’inversione del costrutto in due membri contigui (esempio eserciti).
La televisione è un apparecchio che ha trasformato la cerchia familiare in un semicerchio (Gigi Proietti)
Subiamo i modelli imposti senza che ci sia quanto meno concesso un’interattività ragionata, al più la scelta è vota A o B (sic).
Ne consegue che il lavoro diventa addirittura consolatorio perchè, il più delle volte, è l’unico luogo che è appagante e dove, forse, realizziamo qualcosa.
Ben ebbe a dire allora Charles Baudelaire “Tutto ben considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi” .
Sono due brevissime considerazioni che, se appaiono “giocose”, hanno – come direbbe un sommelier, un retrogusto amaro, insipido, quasi letale.
Sono i segni evidenti del malore del nostro tempo a cui non intendiamo piegarci, né intendiamo assecondare e lottiamo e lotteremo in tutti i modi possibili.
La società che si è configurata è quella da me definita “Società Karaoke” (cfr. cena con Willy Pasini); vale a dire ci sono proposti modelli e tutti tendono a questi: stessi abiti, stessi modi di dire, stessa pubblicità, stessi cibi, stesso tutto, eppure siamo e dobbiamo rimanere esseri unici e condividere con gli altri i valori e NON modelli subliminalmente impostici.
Non dobbiamo aspettare il vuoto politico (esempio Veltroni) ma creare il PIENO politico.
Dobbiamo essere anima creatrice e propositrice di interessi di valori.
Convincerci e convincere che non si possono prendere decisioni efficaci senza sviluppare l’intuizione perchè è proprio questo il modo con cui traduciamo l’esperienza in azione.
E’ l’esperienza infatti che ci consente di capire cosa fare in ogni situazione. Questo “fiuto” è il segreto dei politici di successo.
E deve darsi atto al nostro Segretario che ha avuto il fiuto della soluzione legale e ci auguriamo: è un invito diretto e caloroso, che continui in tale strada anche se il dialogo non deve mai escludersi (anche in guerra guerreggiata le Ambasciate continuano a dialogare) e dico ciò perché far riapparire sulla scena politica una Democrazia Cristiana già lacerata, prima ancora che possa essere espressione di valente pensiero strategico è un danno da doversi evitare.
I latini affermarono “ si vis pacem para bellum”; bene, è questo concetto di tutela legale che affido alla Presidenza ed alla Segreteria ed alla Direzione tutta.
Una teoria della giustizia sociale come equità, ecco il paradigma (che vuol dire modello condiviso) da istituire, una teoria politica normativa.
Cosa occorre: intelligenza, immaginazione e passione e tutte devono contribuire ad indurre all’esplorazione di un gran numero di enigma e problemi sulle tesi fondamentali dei diritti delle persone e quant’anche sullo stato minimo delle stesse quale limite invalicabile.
E’ anche e soprattutto un problema di strutture intellettuali ed etiche che devono - ed uso la forma imperativa - toccare la natura del rispetto dell’identità personale; un fondamento dell’etica e della natura dei valori che portino al significato della vita sino al quesito persistente sul perché vi sia qualcosa, anziché il niente: come vorrebbe una sinistra manichea, chiusasi in una gabbia di cristallo avente finanche le chiavi dal di dentro.
Serva una scatola di attrezzi intellettuali necessaria alla “teoria della decisione”, all’utilità della scelta sociale ed alla razionalità strategica, tutti ruoli salienti che trovano l’impiego e lo sviluppo nell’estensione di modelli creativi.
Viaggiamo con le nostre idee, a fianco delle idee.
Scopriamo nuovi modi in cui le cose si connettono; nuove prospettive da adottare sul nostro paesaggio intellettuale.
L’impressione è che questa grande tensione creativa dia forza al senso della bellezza dell’indagine stessa; appare che siamo tutti pervasi da una sensibilità, finanche propriamente estetica, volta alla ricerca dei “nessi”, delle “connessioni“ fra le questioni: una esplorazione nella geografia degli spazi possibili e della loro intelligibilità (richiamo al concetto già espresso in precedente discorso di “spazio collettivo”).
Le diverse questioni sono, quasi sempre, unite da temi comuni.
E’ come mettere un mattone uno sopra l’altro, uno per ogni idea, fino a costruire un’altissima torre…larga un mattone [cfr. Casini: vuole il “centro”; noi siamo la Democrazia Cristiana e siamo ANCHE il centro! (Follini>Sandri Quando quello che sta in fondo si sbriciola o viene tolto: tutto casca, seppellendo anche le idee indipendenti dal punto di partenza.
Invece della torre traballante propongo il
“modello Partenone”
Prima sistemiamo le singole intuizioni, come tante colonne, poi le colleghiamo ed unifichiamo coprendole con un architrave, collante di princìpi e temi generali.
Laddove questa struttura crolla da un lato resta ancora in piedi qualcosa di interessante; rimangono infatti alcuni concetti (le singole colonne), alcuni equilibri fra le parti e resta sempre viva l’ansia di un’unità superiore.
Di questa struttura non resterà un semplice mucchio di pietre, come per la torre.
Il “modello Partenone” come “opus maius” (opera immensa dell’onnisciente frate francescano Ruggero Bacone: una concezione del sapere scientifica e formale, per non perdersi in un relativismo senza via d’uscita). Un “modello Partenone” nel senso che ha modellato gli sviluppi dei propri autori ed offre un capitale di risorse da investire nel tempo, come una grammatica generativa dove alle meditazioni seguono le spiegazioni: esiti luminosi delle congetture e delle connessioni di idee esplorate e saggiate grazie proprio al “modello Partenone”, ovviamente con un sobrio riconoscimento dei limiti che impone lo “zig zag della politica”.
POLITICA E’ RAGIONAMENTO.
Alla “teoria delle decisioni”, la cui nozione è di utilità simbolica, chiariti i propri debiti intellettuali e gli obiettivi politici, l’unica risposta coerente di chi ama la ricerca della verità politica, meglio ancora della saggezza politica e dell’amore del ragionamento è di far seguire alle meditazioni ed alle conseguenti spiegazioni ciò che definisco le “escursioni”(*); vale a dire quanto più un carattere architettonico del progettare e del fare cercando punti che siano mantenuti fissi indipendentemente da tutte le trasformazioni, almeno da quelle degne di considerazione. Punti fissi, coesi, sufficientemente fertili per sostenere il resto del nostro progetto e dei valori sottostanti al nostro progetto “modello Partenone”.
Ben poco si potrebbe costruire, in special modo sui punti fissi, usando materiali non perfettamente sicuri.
Ovviamente niente rimane concettualmente fisso, ogni cosa è aperta alla trasformazione, se permette di pervenire ad una gamma di teorie nuove, interessanti ed illuminanti.
Il segno significativo del progresso si ha quando differenti posizioni iniziano non solo coabitare, ma anche a combinarsi, integrarsi ed intrecciarsi insieme fino a produrre una nuova struttura illuminante ed interessante per tutte la parti dante causa, in causa ed avente causa;in estrema sintesi:
i Cittadini tutti.
(cfr. Ministero del Cittadino: Ministro Beppe Grillo)

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