PACS: un problema posticcio, politicamente rappresentato
E basta. Esprimiamo pure senza riserve di alcun genere l’effettiva realtà delle “pretese”.
Chi pretende gli stessi diritti di quanti si sono uniti col vincolo del matrimonio: in Chiesa come in Comune, non si mette insieme pensando al vincolo matrimoniale, ma tende a considerarsi libero di svincolarsi in qualsiasi momento.
La soluzione esiste, è semplice ed è logica; per regolare unioni non fondate sul matrimonio è sufficiente e senza particolari problemi, avvalersi …Appare doveroso esprimersi fuori dalle righe e con linguaggio finanche spregiudicato, su di una questione che, tutte le parti in causa, onde evitare di “compromettersi politicamente e moralmente” con gli “aventi diritto”, esprimono giudizi di affettuosa solidarietà senza poi pronunciare giudizi di valore certificati dai validi sottostanti ragionamenti a supporto.
E basta.
Chi pretende gli stessi diritti di quanti si sono uniti col vincolo del matrimonio: in Chiesa come in Comune, non si mette insieme pensando al vincolo matrimoniale, ma tende a considerarsi libero di svincolarsi in qualsiasi momento.
Come dire: non voglio gli “svantaggi” del vincolo matrimoniale, ma solo i “vantaggi”.
Si pretende la creazione di un terzo strumento laddove ne abbiamo già due che funzionano bene: il matrimonio religioso e quello civile, creato in contrapposizione del primo.
Il concetto che ciascuno di noi ha della società e della famiglia non può personalizzarsi a seconda delle proprie voglie.
In un Paese democratico come l’Italia i criteri a cui ispirarsi, in merito alla convenzione matrimoniale, sono stati già legiferati e bene dal Governo e dal Parlamento.
Certo tutto è perfettibile, ma lo deve essere nell’interesse di valori e non di particolari interessi e su questo punto la Carta costituzionale è stata di una chiarezza e lungimiranza assoluta.
Ben recita la Costituzione, all’art.29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio…”
La “società naturale” è utile ed indispensabile al funzionamento della società, di questa società riconosciuta valida dalla stragrande maggioranza che vede la famiglia come l’unione tra un uomo ed una donna, consacrata da un rito religioso o civile.
Per regolare unioni non fondate sul matrimonio gli interessati più che pretendere i diritti/doveri di chi è nell’alveo della società naturale, possono, senza particolari problemi, ricorrere ad un “contratto di convivenza” che può statuire tutto quanto è pensabile, dalla suddivisione dei compiti domestici alla proprietà degli acquisti che si faranno insieme, dall’inventario dei beni posseduti ante la convivenza alla determinazione della disponibilità degli stessi post, come la suddivisione delle spese e fino alla possibilità di sancire un’indennità nel caso uno rinunci a lavorare per il mantenimento dei figli e quant’altro può adattarsi a qualsivoglia specifica situazione.
Il Governo ed il Parlamento possono intervenire, volendo, creando un “contratto master” che preveda ineliminabili principali diritti ed obblighi dei contraenti: una cornice giurisprudenziale il cui contenuto altro è lasciato alla specificità delle esigenze dei contraenti.
Su questo piano, strettamente giuridico, è naturalmente superato il problema di contraenti dello stesso sesso, anche perché un “contratto master” che riconoscesse valenza di diritto ai soli eterosessuali sarebbe una evidente intenzionale discriminazione a cui, doverosamente, la Magistratura, intendendo anche la Corte di Giustizia di Bruxelles, porrebbe pronto rimedio.
Quindi lo Stato non avrebbe la funzione di custode della moralità, che non gli compete, in special modo nei rapporti afferenti i rapporti sentimentali delle persone, evitando al tempo stesso di trasformare il patto civile in un vero e proprio matrimonio non avallandolo di una particolare funzione o rito civile.
Ultimo, ma non ultimo; fatti salvi i casi di convivenza dello stesso sesso, laddove il rapporto è vissuto tra un uomo ed una donna, è quest’ultima – nei fatti – che ne subisce le maggiori conseguenze negative e meraviglia solo apparentemente - se ne chiarisce il perché di seguito - che esternino un sentimento contrario al vincolo del matrimonio.
La femmina è biologicamente come una pianta ed il suo logico e naturale desiderio è produrre frutti assicurando alla progenie la migliore sicurezza possibile: può questo ottenersi in un rapporto precario dove, al 99%, è la donna a subire la “libertà” del maschio che non sentendosi vincolato da particolari legami, gongola e si erge a “dittatore” dello status raggiunto esibendolo come un trofeo agli amici ammogliati ?
E’ a queste donne, che pubblicamente non possono che plaudire alla convivenza nel mentre nel silenzio dei propri cuori ambiscono ad una reale serenità familiare, che dobbiamo offrire la migliore soluzione possibile acchè abbiamo a garantire a se stesse ed ai propri figli un effettivo sereno futuro.
