Ingerenza della Chiesa ?
Si ! quando la morale diviene politica.
La Chiesa, come ogni associazione ovvero individuo, ha il diritto ed il dovere di battersi per ciò che crede sia valido e, conseguentemente, opporsi a ciò che è ritenuto contrario ai suoi valori.
Negare alla Chiesa il diritto di significarsi è come porre il bavaglio a tutti quelli…Sua Santità Benedetto XVI è colto, sottile ed anche meno conservatore di quanto possa credersi, invero è quasi come se gli mancasse il “muso duro” necessario per governare; intendendo ovviamente non il pugno di ferro nel guanto di velluto, né una evidente carenza di amore, ma una concretezza attuativa, anche ruvida, senza palesare un atteggiamento di difesa, storicamente accreditato essere perdente,
Giovanni Paolo II, in questo e ad oggi, è stato più capace di intuizioni storico epocali, senza preoccuparsi più di tanto dal dover giustificare i distinguo.
E’ pur vero che l’enorme bagaglio di formazione intellettuale di Benedetto XVI è di per se stesso, in un impensabile paradosso, bavaglio di umiltà che lo pone nella condizione di naturale e spontanea difesa di non voler apparire intellettualmente prevaricante.
Ed ecco, a ragione, perché ad “alzare” la voce non è il Santo Padre ma chi gli è di corona.
Si critica qualche ingerenza della Chiesa e ciò perché non ne si condivide la implicita visione politica connotativa dell’ingerenza stessa e, per converso, una tesi politica opposta è sostenuta, in special modo se consona alle proprie aspettative.
Appare evidente pertanto che tale approccio è criticare l’ingerenza politica della Chiesa in quanto tale perché ed in quanto solo una scelta politica che non condividiamo.
La Chiesa, come ogni associazione ovvero individuo, ha il diritto ed il dovere di battersi per ciò che crede sia valido e, conseguentemente, opporsi a ciò che è ritenuto contrario ai suoi valori.
E’ un diritto/dovere di difesa da attuarsi contro chiunque, in special modo quando sono posti in discussione valori cardine quali la giustizia, la libertà, la solidarietà, ecc..
Non può criticarsi un tale dovere morale, nè deve essere visto necessariamente come una implicazione politica, perché la giustizia, come la democrazia, la libertà e la dignità della persona non hanno una dimensione solo privata, investendo i rapporti fra le persone ed i conseguenti rapporti economici-istituzionali che finiscono con l’afferirsi alla sfera della gestione politica e quindi ciò finisce con l’essere una morale politica.
Una voce responsabile, come quella storicamente accertata della Chiesa, non può essere zittita, né responsabilmente zittirsi, non fosse altro che è la voce di cittadini-elettori che si richiamano e si rispecchiano in essa e meritano di avere equanime diritto di rappresentanza espressiva.
Negare alla Chiesa il diritto di significarsi è come porre il bavaglio a tutti quelli che la hanno assunta come faro ed appare inverosimile far accadere che a qualsiasi altra Associazione, rappresentativa anche di interessi particolari, si riconosca il diritto di manifestare su argomenti per i quali alla Chiesa ne è confutato addirittura il principio di testimonianza dei proprio valori universali.
