Le nuove mamme.
Negli anni sessanta si avviò una rivoluzione di costume epocale, in special modo dell’universo femminile. La rivoluzione più evidente e forte fu la contestazione, da parte delle figlie, dell’autorità materna, dello status di madre: l’auspicio era di non essere come le madri.
Il cambiamento fu del tipo “qui ed ora”, fu creare una rottura definitiva, immediata e non attendere il proprio “turno” di mamma per porre in atto i nuovi atteggiamenti auspicati…Negli anni sessanta si avviò una rivoluzione di costume epocale, in special modo dell’universo femminile. La rivoluzione più evidente e forte fu la contestazione, da parte delle figlie, dell’autorità materna, dello status di madre: l’auspicio era di non essere come le madri.
Il cambiamento fu del tipo “qui ed ora”, fu creare una rottura definitiva, immediata e non attendere il proprio “turno” di mamma per porre in atto i nuovi atteggiamenti auspicati.
Quelle mamme sessantottine ed ancor più della generazione degli anni settanta, oggi sono mamme che, forte di un tale “gene” allora instillato, sono capaci di essere modello per le figlie; tanto è vero ciò che oggi – il trend è in continua ascesa – le figlie tendono ad essere come le madri e si rispecchiano in loro.
Lo scettro dell’autorità materna è affidato a quelle donne che se lo sono preso all’epoca e non lo hanno più mollato gestendolo con un “potere collaborativo”, status del tutto assente nelle loro madri.
Il tutto con le dovute eccezioni dove la discriminante è lo status sociale, l’ambiente, la cultura e tutti quei fattori evolutivi che, da sempre, condizionano in un modo più che un altro significando, invero ed in questo caso, solo una percentuale diversa e lasciando intatto tutto il valore delle “nuove mamme”.
E ancora, purtroppo, poiché la storia ha fornito esperienze delle sue ciclicità, il paradosso e che si intravede, appena albeggiata ma è già consistente, una futura generazione di “mamme deboli”; ciò perché sono vissute appunto all’ombra di mamme collaborative che hanno fatto di tutto per evitare loro disagi ed incomprensioni e, conseguentemente, sono impreparate ai disagi esistenziali portati dai rapporti con i figli e quindi, è qui il paradosso, non intendono disporre dello scettro e lo demandano – appena loro è possibile – alle figlie che lo usano, eccome se lo usano, tiranneggiando le mamme come i nonni. Cosa comporta e maggiormente comporterà ciò ?
La perdita di un riferimento in cui rispecchiarsi ed allora i riferimenti sono altri: le amiche più grandi, quelle più smaliziate, quelle che sono “pesce pilota” e condizionano il gruppo sottostante che le accetta incondizionatamente, contrapponendole finanche alla mamma come esempio portante di valori, ancorchè pseudo-valori.
Il bullismo femminile è una delle conseguenze di ciò. Nel mentre nei ragazzi è il bullo che intimidisce il gruppo, le ragazze adottano la violenza di gruppo sul singolo, indipendentemente che insiste una leader e sono finanche più omertose che i ragazzi, si coprono di più e questo è geneticamente del mondo femmineo che tende a cospirare più che ad ostentare.
Appare evidente che la confusione dei ruoli, degli atteggiamenti, il tutto per carenza di guida degli esempi di valori, conduce ad una equiparazione, meglio dire appiattimento, delle differenze tra i sessi ed ecco che se è la moda femminile a lanciare il pantalone col culo da fuori, anche i ragazzi si adeguano e finanche l’esagerano. Il tutto era partito con l’ostentare l’orecchino da parte dei ragazzi e del tatuaggio da parte delle ragazze, per poi giungere ad un percing omologato negli “spazi d’applicazione”.
Avremo una generazione di nonne col culo tatuato.
Una nota di buon gusto dovrebbe spendersi sulla portabilità o meno di alcune mode, ma sarebbe un grido, per quanto forte, rivolto a chi non vuol sentire: più facile assecondare i propri figli che contrastarli allorquando è evidente che quella moda non è idonea al loro corpo. Al massimo è sbandierato, ancorchè sterile, uno richiamo del tipo “…non esagerare…” che ha di base l’accettazione silente di quello che non è affatto condiviso.
Il prossimo trend, intravisto e teorizzato da un biennio, è l’uso del trucco del viso da parte dell’uomo, iniziando dagli occhi: avremo ragazzi con ciglia finte ed occhi perfettamente truccati, magari anche in modo più vistoso, come se tale eccesso possa essere un distinguo dal mondo femminile.
Questa omologazione tende verso un mondo di gioventù “conformata” ma, nel mentre una ragazza pur mascolinizzandosi mantiene il suo appel di donna, è il maschio che è perdente e l’uomo bambola non offre quel impulso di sicurezza alla donna che le è insito e le fa preferire il maschio che più rassicura lei come i propri futuri figli.
Sarà proprio questo, forse, che eviterà l’estinguersi del maschio in quanto tale e quindi non conformato.
La storia ha già espresso l’esperienza sul punto allorquando, proprio negli anni sessanta, nacquero le comunità hippy; lì tutto era di tutti, i beni come le persone e, di conseguenza, la donna aveva perso il filo conduttore del proprio biologico esistenziale: ciò fu determinante ai fini dell’insuccesso dell’iniziativa.
Sarà quindi sempre ed ancor più la donna, determinata e determinante, a scandire il prossimo futuro.
Auguri alle prossime mamme.
ps la rivoluzione femminile sessantottina, rispetto ad altri precedenti tentativi, aveva in più l’aver aggiunto, alle lotte sociali e sindacali, la rivoluzione dei costumi sessuali i cui rapporti non erano più improntati a beneficio del solo maschio, bensì rivolti anche ed essenzialmente al mondo femminile: una appropriazione e gestione della propria sessualità, scevra dagli storici condizionanti culturali fin a quel momento imperanti.
