La pace è un bene positivo.
Come immagino debba essere la Democrazia Cristiana: un partito presidio di un autentico Umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principi condivisi; luogo di confronto tra etiche ed atteggiamenti individuali e sociali anche diversi.
Uno “spazio collettivo” dove tutti possono sentirsi accolti, compresi e rispettati nella loro diversità.
E’ una grande sfida da combattere…Come immagino debba essere la Democrazia Cristiana: un partito presidio di un autentico Umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principi condivisi; luogo di confronto tra etiche ed atteggiamenti individuali e sociali anche diversi.
Uno “spazio collettivo” dove tutti possono sentirsi accolti, compresi e rispettati nella loro diversità.
E’ una grande sfida da combattere nella nostra complessa società che vede nella quotidianità la progressiva scomparsa di principi condivisi e fecondi di senso.
Sono stimoli, oramai, provenienti da eventi ordinari e devono indurre a “pensare in grande”, a cogliere in tali frammenti qualcosa del tutto e ridare dignità ed ampiezza di visione a prospettive che si vedono ripiegate in angusti cortili: sola espressione di interessi particolari e/o personali.
“Sognare il dolce sogno della pace” (Kant).
La pace, purtroppo, continua ad essere relegata nel mondo dei sogni, in un utopia che non ha né luogo, né tempo: la realtà ci parla di guerre, di conflitti, di violenze, sempre attese e sperate essere le ultime, di costituire le dolorose ed inevitabili premesse per una pace duratura.
Ma davvero nulla può inserirsi tra il sogno è la realtà per rendere quest’ultima più simile al primo ?
No, se un esile spazio esiste, se una fragile opportunità è concessa tra l’illusione del sogno e la tragica realtà delle cose è l’immaginazione, non intesa come fantasia onirica bensì come respiro del pensiero, come capacità di dare un volto a realtà che non si vedono ma della cui esistenza si è certi, nonostante tutto e contro ogni evidenza.
Immaginare la pace.
Immaginare la pace è educare alla convivenza civile le nuove generazioni per aiutarle ad immaginare e pretendere un altro mondo possibile.
Non bisogna rassegnarsi a rinunciare a pensare vie nuove, a confrontare visioni diverse, a progettare futuri più umani.
Necessita una “pedagogia della pace” perché oggi è diventato persino problematico “pensare la pace”; è quasi come un sogno di un saggio che immagina di essere una farfalla o di una farfalla che si considera saggia.
Insiste un deficit della civilizzazione moderna che risiede nella nostra assenza di offrire risposte, in special modo a cosa significa “amare la vita”.
Occorre chiedersi come mai accade un fenomeno, così generalizzato a livello storico e geografico, che presenta una caratteristica costante antropologica, indipendente dagli specifici elementi distintivi delle parti in causa; vale a dire che la religione, quell’insieme di convinzioni, norme di comportamento, sentimenti e riti che mette in comunicazione l’umano col Divino, come mai inneschi pensieri ed azioni di guerra e non di pace.
Chi è cristiano è abituato a collocare l’anelito umano ad una vita piena in cui pace, giustizia, prosperità, salute, assenza di dolore, gioia, amicizia, possono trovare la loro fonte.
Forse, la ragione fondamentale di tale distacco tra il desiderato e la realtà consiste nell’enorme carica di identità, nella presunzione della propria identità.
Chi è cristiano sa che è la religione a fornire la ragione per cui vale la pena di gestire la vita affinché altri abbiano la giusta vita ed è la sola distorsione della religione che porta a gestire la vita perché altri abbiano la morte.
Immaginare la pace allora significa liberarsi da pregiudizi e schemi mentali, dare spazio e possibilità di espressione all’altro, alla sua identità.
Immaginare la pace non deve significare sognarla, ma concepirla, volerla e sperarla.
La pace, più che assenza di guerra o sospensione della stessa, è un bene positivo, una condizione di felicità che consiste principalmente nella tranquillità di vivere rispettosi e rispettati.
