Auguri Sud !
L’educazione consiste principalmente nella trasmissione per mezzo della comunicazione ed è un processo con cui si partecipa l’esperienza affinché diventi patrimonio comune.
L’esperienza comunicativa ha insito che modifica la disposizione di entrambe le parti che vi partecipano.
Oggi la visione della realtà . . .L’educazione consiste principalmente nella trasmissione per mezzo della comunicazione ed è un processo con cui si partecipa l’esperienza affinché diventi patrimonio comune.
L’esperienza comunicativa ha insito che modifica la disposizione di entrambe le parti che vi partecipano.
Oggi la visione è di una realtà nella quale il mondo e l’esistenza, nella loro totalità, sono continuamente pensati problematizzandoli; occorre che ciò sia altresì immaginato come orizzonte aperto di possibili significati, valori ed azioni, per converso non avremmo una comunicazione definibile educativa ma meramente pervasiva delle istanze dominanti.
L’appello è per una comunicazione equilibrata ed al tempo stesso scevra di illusioni in modo che riscatti e celebri nella sua pienezza la spontaneità del vissuto: necessita moderazione e saggezza ed al tempo stesso disporre di ragionevoli speranze.
Occorre quindi sollecitare il confronto, la critica e la provocazione, anche se questa - sempre più spesso - è determinata arbitrariamente dalla pseudo-cultura dominante.
Un esempio datato di comunicazione che ha modificato le parti che hanno partecipato alla stessa, come emittenti e/o riceventi, è quello degli anni ’60 che rappresentano per il nostro paese un’epoca di profonde trasformazioni sociali, per le quali si è spesso parlato di una vera e propria “rivoluzione dei costumi”: cambiano i rapporti in famiglia, i giovani conquistano la ribalta sociale e le donne rivendicano maggiore libertà di essere e di agire.
Una trasformazione che investe tutta l’Italia, ma che trova nel meridione una maggiore resistenza, dovuta ad un sistema di valori più tradizionalista e dove per tradizione si intende ovviamente il mantenimento dello status quo da parte di chi deteneva il potere, sia politico che economico.
Il dramma del Sud è stato, principalmente, di non avere avuto partecipanti attivi al processo comunicativo che è stato unidirezionale da parte di chi disponeva delle leve di comando. Unica pseudo-rivoluzione è stata del tipo “gattopardiano”: che tutto cambi acchè nulla cambi !”.
Le nuove generazioni, emigrate e formatesi in contesti sociali diversi, dovrebbero assumersi l’onere di un rientro che possa essere costituente di una “pedagogia della comunicazione” rendendo le folli, abituate al solo ascolto, assorbenti di un nuovo dire e conseguentemente di un nuovo fare promosso dalla coscienza sociale formatasi nell’alveolo del confronto con chi ha vissuto esperienze esterne localmente replicabili.
Auguri Sud !
