Federazione dei Democristiani: pronti, via !
A Roma oggi si è tenuto il penultimo atto decisivo per l’avvio in politica della Federazione dei Democristiani.
I Cattolici per l’Italia hanno aderito ed il segretario Paolo Majolino ha esortato tutti ad essere odigitriaci, vale a dire…Emerge che è in atto un irenismo, vale a dire quell’attitudine pacificatrice tra cristiani di diverse confessioni che proprio in questi giorni sta coinvolgendo gli anglicani che pur di rafforzarsi a tutela di un laicismo debordante oltremisura e di un islamismo radicale pervasivo, accettino il riconoscimento del Papa quale dominus.
Traslando sul piano politico è quanto sta accadendo al Centro dello schieramento politico italiano dove tutti sono pronti – a parole – ad alleanze con quanti dichiarino, apertamente ovvero anche velatamente, di avere una visione centrista.
Invero e per converso, sommessamente, si indica che si deve essere odigitriaci, vale a dire indicare la strada maestra, la migliore strada, ovvero un modello di strada condivisibile: un paradigma, che vuol dire semplicemente e soltanto un modello condiviso, non altro.
In altre occasioni si è esplicitato indicando la metafora del “modello partenone”, vera speranza di coesione laddove le colonne portanti sono tante e, pur nella dichiarata coesione d’intenti, diverse e finanche non convergenti del tutto politicamente.
E’ imperativo apporre l’architrave, che sia di sostegno alle tante colonne e collante di valori condivisi e condivisibili.
Se il partito, qui intendendo la Democrazia Cristiana storica che vede come segretario Angelo Sandri, necessita di esternare a chiare lettere, deve allora disporre di una “cultura condivisa” ed occorre aver presente che è sempre vivo il bisogno di un sistema di idee e di valori che sia anima dell’azione politica.
L’Elettore, ancor più oggi, pretende una spiegazione dell’azione politica che lo convinca e lo spinga a selezionare la propria scelta politica.
E’ stanco: tutti hanno ragione, tutti espongono i problemi e non le soluzioni ed appare logico che si chieda chiarezza e concretezza d’intenti.
Se l’intesa è riproporsi agli Elettori, ciò non può transitare attraverso la richiesta di fiducia illimitata nell’azione dello Stato: visione già espressa, storicamente senza successo, dal comunismo.
La DC deve proporsi come alternativa ai due grandi “estremi” della politica: la nuova destra e la vecchia sinistra statalista.
Questo è il cuore dell’azione politica.
La sinistra, in special modo quella definita antagonista (ma a chi: a se stessa ? al governo di cui ne fa parte ?) combatte apertamente i cambiamenti che hanno portato l’Italia (grazie alla DC delle origini) all’apertura ai mercati, alle merci, ai capitali, alle forze lavoro.
La sinistra si oppone mirando addirittura a “tornare indietro” in una nuova guerra di classe tra i lavoratori “garantiti” e quelli dei Paesi emergenti, la cui competizione mette a rischio lo status del lavoratore italiano; gli esiti sono prevedibili ed inevitabili: protezionismo astorico (il c.d. mercantilismo è stata una figura storica che ha dimostrato l’inefficienza risolutiva) che porta unicamente ad un altrettanto antistorico e sterile isolazionismo.
Si rifiuta la flessibilità al lavoro, alle infrastrutture che modernizzano il Paese (basti qui evidenziare che l’inventiva degli imprenditori veneti nel realizzare macchinari in grado di produrre più scarpe in un’ora è poi reso vano dal fermo per ore al passante di Mestre del tir che le trasporta), ad ogni base militare sul suolo italiano: in special modo se americana.
Il nuovo spazio politico deve essere portatore del messaggio opposto: un’Italia sempre più integrata nel mercato e nella politica globale, moderna, competitiva e capace di creare nuovi lavori e nuovi lavoratori (se non è pensabile essere competitivi nella produzione delle scarpe allora lavoriamo sull’idea delle scarpe realizzando e brevettando modelli unici); un’Italia in grado di usare la leva pubblica per gli ammortizzatori sociali onde minimizzare i conseguenti danni di una siffatta strategia commerciale/industriale ed al tempo stesso massimizzare i vantaggi, magari reinvestendo nel vincente continente Africano, più che in Paesi troppo distanti.
Già 2500 anni fa Aristotele aveva individuato, nella sua visione della gestione dello Stato, la classe media quale soggetto centrale dell’azione politica: occorre quindi conquistarla e motivarla al cambiamento (non mortificarla ed irriderla con espressioni del tipo”…anche i ricchi piangono…”) facendo sì che il valore della libertà sia quello portante.
E’ illusorio perseguire uguaglianza e solidarietà senza l’apporto delle capacità dell’individuo, da non essere mortificate ma “istigate” a fare, intraprendere, realizzare le proprie ambizioni e far frutto del proprio talento: questo è ciò che crea la ricchezza delle Nazioni.
Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Deng Xiao Dong , che “imperò” in Cina dal 1976 e fino alla sua morte avvenuta nel 1997. E’ stato lui il vero propulsore della Cina moderna, lui - da comunista vero - accettò ed ispirò i cambiamenti, chiuse le comuni e ridette la terra ai contadini sfatando il mito di Mao che pretendeva di alzare il reddito dei cinesi “tutti insieme”.
Deng fece garantire la produzione minima a prezzi politici, lasciando poi la capacità di produzione in eccesso al libero mercato: accadde subito che il reddito di migliaia di cinesi si elevò trascinandone altri e, se è pur vero che non tutti ebbero un reddito uguale, certamente i minimi furono aumentati raggiungendo lo scopo di creare una classe di cittadini che, vedendo premiato il frutto delle proprie capacità e talento, ha contribuito - in modo determinante - alla Cina attuale.
Non a caso il motto che lo ha identificato fu “Non importa se il gatto sia bianco o nero, l’importante è che acchiappi il topo!”.
Ed allora, riproponiamoci ciò che c’è di buono nelle nostre tradizioni: e non è poco.
Facciamo rivivere un’ondata di sensazioni positive sotto l’alveolo del miglior pensiero liberale e cristiano, dove quest’ultimo ha il solo fine del bene comune, di tutti, nessuno escluso.
