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Chi può tracciare una nuova strada ?

21 marzo, 2007 (13:14) - Varie - Stampa Stampa

Non siamo capaci di tenerci per mano l’un l’altro, è anche questo il problema.
Il “camminare interrogando ed interrogandosi” non è più, è svanito e – forse – non ce ne siamo neanche accorti perché impegnati altrove, magari in banali incombenze.
Non ci siamo accorti che impegnarsi per un Paese sofferente è imperioso ed inalienabile e necessita liberare la lucidità per criticare, suggerire e proporre…Non siamo capaci di tenerci per mano l’un l’altro, è anche questo il problema.
Il “camminare interrogando ed interrogandosi” non è più, è svanito e – forse – non ce ne siamo neanche accorti perché impegnati altrove, magari in banali incombenze.
Non ci siamo accorti che impegnarsi per un Paese sofferente è imperioso ed inalienabile e necessita liberare la lucidità per criticare, suggerire e proporre.
Sembra quasi che le elezioni non si siano svolte; se in una prima fase il sentimento poteva apparire fazioso, il messaggio sublimale che è oramai passato è quello dell’accettazione dell’idea che la Casa delle libertà non abbia perso le elezioni.
Non è un giudizio contro l’una o l’altra parte.
La realtà è che non essendo state eliminate le liti, le beghe, le ripicche, le chiacchiere inutili e dannose, la politica è bolsa, priva di quella necessaria vigoria che promuove l’impegno: la partecipazione democratica è fatta ed ha come punto di riferimento la passione.
Nessuno può distruggere la forza delle coscienze, invero occorre far valere una nuova visibilità che possa svegliare e spiazzare tutti, in special modo quel parlamento “blindato” di non eletti ma nominati, composto unicamente di rissosi partiti.
Non è vero che i poteri sono forti, ora sono fortissimi e troppi sono in ginocchio, prigionieri di una piagnucolosa recriminazione di diritti in forza dell’aver politicamente contribuito: è una società delle spettanze, un S.p.A. dove gli azionisti, in forza di un patrimonio comune, ambiscono alla divisione dei ricavi proporzionalmente alle “quote possedute” e chi gestisce la potestà di delega accontenta anche l’opposizione, tacitata dall’offerta distributiva di potere.
Non resta che la creazione di uno spazio politico comune in cui la laicità è fondante del rispetto di tutti e di tutte le religioni ed ideologie, preservandole dai fondamentalismi.
E’ in atto l’esaurirsi di una democrazia spossata da un facile populismo mediatico ed anche, economicamente, dal voler edificare sull’appropriazione dei beni pubblici per il tramite delle pseudo-privatizzazioni.
Dovremmo spaventarci da tanta perversione dell’etica pubblica ed invero stanno riuscendo a convincerci dell’accettazione di tale status quo come immodificabile e finanche come male minore !
Deve aggiungersi alla metafora di Scalfari che si è rotto lo specchio e si è persa la visione dell’insieme, lo stupore di constatare che cresce un appiattimento ed una indifferenza, ed allora è di obbligo chiedersi:
Chi può tracciare una nuova strada ?
Tutti. È un impegno di tutti tentare di organizzare una resistenza consapevole di fronte a tanto sfascio, nessuno è assente giustificato.
Non si deve assistere al disfacimento delle istituzioni, di ogni specie: locale e non, alla crisi della politica, d’identità ed ancor più di credibilità; una politica che non riesce a comprendere ciò che cambia nella società per meglio guidarla è avulsa dal reale contesto sociale.
I politici non parlano la lingua del cittadino medio, parlano solo fra di loro e senza neanche comprendersi.
L’unico oggetto di comprensione e condivisione del “bene comune” è la spartizione delle poltrone.
Dobbiamo essere coinvolti e coinvolgere alla partecipazione: è in gioco la democrazia, quella unica e vera e non solo sbandierata con un eccesso di uso liberista che travalica quegli effettivi beni comuni che non possono non trovare una tutela certa, siano essi gestiti in forma pubblica che privata: un esempio per tutti la gestione delle acque.
Creare quindi spazi sociali in cui la moltitudine si scuota, prenda conoscenza delle giuste rimostranze, che si parli e comprenda quali sono le possibili esigenze di comune interesse.
Spazi, anche virtuali, in cui partorire con i propri saperi messi in comunicazione, una produzione di senso diversa da quella che ci è imposta o fatta vedere come la migliore usufruibile.
Serve scuotere le coscienze immunizzate da ogni speranza di cambiamento, perché ciò porta, nella pratica e nella teoria, alla neutralizzazione della volontà d’agire.
Supplico di impegnarsi, al più presto possibile; lo chiedo in special modo ai nuovi cattolici: crociati dei valori.
Serve battersi per principi non negoziabili ed il nemico è il relativismo etico.
Se è pur vero che ogni giorno è e sarà necessario fare i conti con sè stessi, con la propria coscienza, con le grandi e piccole scelte da compiere e con i mille ostacoli di mera sopravvivenza che si frappongono, se è pur vero che i principi non negoziabili sono negoziati tutti i giorni da coloro che non fanno notizia, che piangono e sperano, che pregano ed abitano le contraddizioni e la fragilità della condizione umana, se è pur vero tutto ciò, non deve trovarsi rassegnazione a tutto questo: mai.

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