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la CASA della DEMOCRAZIA

21 aprile, 2007 (13:23) - Varie - Stampa Stampa

Il partito “per il Sud” ha organizzato, per il 21 aprile 2007 a Milano, un incontro multipartitico che segue un percorso iniziato da qualche tempo in comune con altre forze politiche e volto ad offrire concreta consistenza ai voti raccolti da tali partiti …
Tra i partecipanti Paolo Majolino, nella qualità di segretario politico nazionale dei “Cattolici per l’Italia”; di seguito si riporta sintesi del suo intervento.Il partito “per il Sud” ha organizzato, per il 21 aprile 2007 a Milano, un incontro multipartitico che segue un percorso iniziato da qualche tempo in comune con altre forze politiche e volto ad offrire concreta consistenza ai voti raccolti da tali partiti e, purtroppo, non forieri di rappresentanza nelle istituzioni.
Tra i partecipanti Paolo Majolino, nella qualità di segretario politico nazionale dei “Cattolici per l’Italia”; di seguito si riporta sintesi del suo intervento.
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Gramsci teorizzò che per prendere il potere non si doveva usare il fucile ma istituzionalizzare il partito, vale a dire entrare e controllare le istituzioni: ciò al partito comunista è riuscito; ed ancora ebbe a dire che senza valori non esiste il partito.
Possiamo noi aggiungere che nessun uomo è un’isola ed occorre sopravvivere alla propria solitudine politica.
Sulla base delle considerazioni gramsciane e nostre, l’evento multipartitico organizzato deve offrire un concreto orizzonte politico ed accomunare i partiti in quello che li unisce più che puntualizzare ciò che divide.
Aristotele ci insegna a trovare un equilibrio fra eccesso e scarsità, una VIA MEDIA fra il troppo ed il troppo poco.
La felicità possibilmente duratura (anche quella politica) nasce dal saper trovare e mantenere questo equilibrio: che è il GIUSTO MEZZO, mentre l’infelicità è il prodotto dell’avventurarsi troppo verso uno dei due estremi.
Il mondo in cui viviamo (quasi sempre) è non equo, giusto o ragionevole, basti pensare che a metà della popolazione manca l’essenziale ed invero finanche chi dispone di un buon tenore di vita soffre, ad esempio, per le opportunità ancora non raggiunte da società meglio organizzate e che, in quanto tali, costituiscono un modello a cui tendere.
Per quanto l’universo è un luogo talmente ordinato, non lo è quello degli essere umani e c’è da chiedersi: cosa possiamo fare, usando il potere della ragione, per massimizzare l’ordine nei regni degli uomini?
Aristotele ha preso in prestito dalla geometria, dall’arte deduttiva e dalla scienza di misurazione per inquadrare la sua etica perché riteneva che il mondo naturale fosse un luogo di legalità e di ordine e desiderava che il mondo umano fosse rispettoso delle leggi ed ordinato secondo quello naturale; aveva la percezione – ad esempio – della bellezza estetica della natura e sapeva che essa si basa sulle proporzioni giuste; ebbe quindi l’intuizione che i comportamenti umani, moralmente encomiabili, devono basarsi sulle proporzioni giuste.
Ed invero, tra le tante esistenti e/o possibili società, non ve n’è una nella quale i comportamenti morali di ognuno sono esattamente gli stessi: se lo fossero li definiremmo”tetes carrées” (teste quadre, inquadrati).
Le relazioni sociali, come ne è piena espressione questo incontro, aprono la possibilità creativa proprio per le differenze esistenti tra le diverse persone: possiamo domandare l’eguaglianza solo di fronte alla legge e lo facciamo come individui con gusti e preferenze diverse.
Non possiamo misurare le qualità individuali con la stessa precisione di misurazioni fisiche; occorre rifuggire dall’eccesso e dal difetto e cercare il GIUSTO MEZZO non scegliendolo come relativo alla cosa, ma relativo a noi.
L’individuazione del Giusto Mezzo spetta ad ogni individuo che intenda essere virtuoso e, con moderazione, cerchi la sintonia delle proporzioni sulla base delle proprie capacità, disponibilità e non tanto delle aspettative che devono essere concrete e proporzionate appunto alle doti di cui si dispone.
E’ quest’azione un atto di bontà: che è l’applicare le proprie virtù seguendo un Giusto Mezzo fra due estremi viziosi. (esempio: no alcolisti e no astemi, ma un consumo responsabile).
Esercitare moderazione in ciò che svolgiamo è la virtù della temperanza esplicitata al meglio.
Ed allora, un Giusto Mezzo potrebbe essere l’attuazione della “ CASA della DEMOCRAZIA ”
Un unico simbolo che esprima tutti noi, che sia UNICO solo nei momenti elettorali, nel mentre - in ogni altra occasione pubblica – è sempre affiancato al proprio simbolo e/o ad altri simboli facenti parte della Associazione.
Mi appare, il Giusto Mezzo, cogente: vale a dire sperimentabile qui ed ora, ed essere valido regolatore di condotta sociale e politica.

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