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prendere o lasciare: i veto-player ! chi sono questi potenti ?

9 maggio, 2007 (13:21) - Varie - Stampa Stampa

Ogni sistema politico possiede una specifica configurazione di veto player, con una determinata distanza ideologica ed un determinato grado di coesione interna: queste caratteristiche influenzano gli esiti che possono modificare lo status quo…
obiettivo non è stabilire quali siano le istituzioni migliori, ma identificare gli elementi utili a comprendere come assumere le migliori decisioni nel sistema politico.

La Democrazia Cristiana è stata faro di questa Repubblica indicando la strada e l’orizzonte: da circa quindici anni è assente, in tale veste, nello scenario politico nazionale ed internazionale.
La DC, finalmente accreditata di legittimità di esistenza a seguito di una sentenza del settembre 2006, deve ora essere un laboratorio dove gli aderenti (non pochi) trovino modo di attizzare la fucina delle idee e proporre una nuova strada, un nuovo percorso: un nuovo orizzonte a cui tendere.
È importante, preliminarmente, indicare un percorso possibile per l’interpretazione della politica, coinvolgendo a latere un’analisi comparata delle istituzioni.
Se necessario, formulare una nuova teoria ed una diversa classificazione dei sistemi politici.
Le differenze di funzionamento nei sistemi politici dipendono essenzialmente dalla presenza e dal numero di attori/giocatori dotati di potere di veto: i veto player, attori istituzionali e partitici, variamente collocati all’interno di ciascun sistema politico; ne consegue che un sistema costituito da molti partiti ha una pluralità di attori dotati di poteri di veto.
Un sistema istituzionale, come quello italiano che ha un Parlamento bicamerale dove entrambi i rami esercitano gli stessi poteri e svolgono le stesse funzioni (erroneamente definito bicameralismo perfetto laddove dovrebbe chiamarsi bicameralismo paritario dal funzionamento alquanto imperfetto) presenta comprensibilmente un numero di attori dotati di veto maggiore di un sistema parlamentare monocamerale.
Il capo dell’esecutivo che può contare su di una solida maggioranza portata dal proprio partito (vedasi Blaire in Gran Bretagna) è in grado di prendere decisioni con ragionevole aspettativa di vederle approvate con rapidità ed attuate senza stravolgimenti.
Si sorvola sulle differenza tra il presidenzialismo americano ed il semipresidenzialismo francese della V Repubblica (situazioni che vedono ed hanno visto la coabitazione finanche di opposti “colori” tra il presidente e la maggioranza delle camere ed anche del primo ministro. Come pure sullo status degli USA dove alcuni potenti parlamentari del Congresso americano, quali autorevoli presidenti di commissione, hanno il ruolo di importanti veto player.
Può ipotizzarsi una “Teoria della scelta razionale”; vale a dire evitare di affrontare in maniera episodica tematiche marginali offrendo soluzioni ad hoc ritagliate sul caso e sul problema. Ho gia scritto in proposito evidenziando che non tutti hanno il problema dell’occupazione e/o della casa e che problemi che a chi subisce le precedenti problematiche possono sembrare marginali, a quest’ultimi, per converso, sono primari ed a volte vitali.
E’ desiderabile una disciplina per una scienza politica che formuli una teoria generale e verificare e confrontare questa teoria generale confrontandola e confutandola con fenomeni concreti, specifici, rilevanti.
E’ significativa l’individuazione di un attore specifico dotato di un potere di veto superiore agli altri veto player, definibile “agenda setter”: è quell’attore che esercita una tale influenza sulla possibilità di cambiare lo status quo da potersi permettere di dire agli altri “prendere o lasciare”.
Un agenda setter istituzionale è individuabile, ad esempio, nella Commissione europea che assurge a tale ruolo e può scegliere di accettare un esito oppure di far cadere il tutto.
In Italia è difficile cambiare le politiche poiché insiste un numero elevato di veto player: istituzionali e partitici e ciò comporta (ed ha comportato) un attivismo dei burocrati e dei magistrati.
Un attore istituzionale – per eccellenza - che dispone di veto player è anche… l’elettorato !
Per il tramite del referendum, infatti, è chiamato in causa e diventa un attore politicamente importante che può far passare da uno status quo non gradito ad una situazione in cui le preferenze degli attori partitici ed istituzionali siano meglio soddisfatte o meno.
Dove più è difficile cambiare lo status quo, a causa di veti incrociati di una pluralità di attori, che il ricorso al referendum è più frequente e desiderabile, ancorchè il referendum è, allo stesso tempo, uno strumento democratico e conservatore.
Ciò detto, noi saremo interessanti e degni di attenzione quando diciamo qualcosa di più e meglio di quello che già sappiamo, quando cioè, apportiamo un valore aggiunto.
Dobbiamo costruire criticamente per andare oltre e non deve spaventarci un sistema multipartitico: in Grecia insiste un sistema multipartitico che produce governi monocolore !
Se non abbiamo chiara la strategia dei veto player non comprendiamo, ad esempio, la dicotomia pluralismo moderato/pluralismo polarizzato applicata da Sartori alle democrazie multipartitiche il quale indica che meno di 5 partiti sono associati al pluralismo moderato e più di sei al pluralismo polarizzato.
Gli attori politici sono razionali e cercano di perseguire i loro scopi, le istituzioni impongono vincoli alle strategie che gli attori possono impiegare (ed impiegano) creando i cosiddetti equilibri indotti dalle istituzioni.
In estrema sintesi: se aumenta il numero di attori dotati di potere di veto, si amplia l’insieme di punti che non possono essere battuti in una votazione (definiamo tale situazione il core); dotare qualcuno del potere di contrastare questo veto diminuisce l’ampiezza del core che aumenta all’aumentare della distanza tra le due camere che, è bene ricordarlo, è uno spazio politico bidimensionale.
Occorre quindi un ampio consenso per modificare lo status quo ed invero diversi veto player rendono difficili od impossibili cambiamenti politici significativi.
La stabilità delle politiche influenza l’instabilità del governo ed il ruolo che giudici e burocrati assumono in tale status quo.
Insiste una differenza inversamente proporzionale tra l’indipendenza istituzionale del sistema giudiziario e della burocrazia e l’indipendenza degli attori del sistema politico che assumono il ruolo di attori/veto player.
Ed ancora, altra espressione apparente della teoria dei veto player è che la composizione del bilancio cambia più lentamente quando il governo è composto da molti veto player.
Da ultimo, ma non in ordine di importanza (gli inglesi direbbero last but not least), è amara la constatazione che le istituzioni europee sono complicate, troppo complesse: al tempo stesso troppo mutevoli.
Gli effetti del gioco politico sulle istituzioni e l’influenza di ritorno sugli aspetti del sistema politico come la stabilità dei governi, il ruolo del sistema giudiziario e la burocrazia sono da sottoporre ad analisi politica, il cui obiettivo non è stabilire quali siano le istituzioni migliori, ma identificare gli elementi utili a comprendere come assumere le migliori decisioni nel sistema politico.
L’analisi della complessità attuale dovrà essere consequenziale, vale a dire che si inizierà dalle conseguenze per risalire alle istituzioni che la producono e dovrà essere coerente, significando ciò che gli strumenti teorici dovranno trovare una validità empirica.
Per cambiare le politiche, meglio dire lo status quo , occorre il consenso di un certo numero di attori individuali o collettivi: i veto player.
Ogni sistema politico possiede una specifica configurazione di veto player, con una determinata distanza ideologica ed un determinato grado di coesione interna: queste caratteristiche influenzano gli esiti che possono modificare lo status quo.
È un assurdo, ma abbiamo una stabilità politica allorquando insiste l’impossibilità di discostarsi dallo status quo determinata da molti veto player e maggiormente quando tra di loro la distanza ideologica è significativa od anche quando la coesione interna è elevata (sic)
Le istituzioni attribuiscono ai veto player la prerogativa di prendere decisioni in una specifica sequenza (vedasi le Autority).
I veto player che possono formulare proposte del tipo “prendere o lasciare” possiedono il maggior controllo e possono rovesciare lo status quo; sono attori che possiedono l’agenda setter e se intendono mantenere lo status quo formulano proposte accettabili dagli altri (vedasi le proposte relative al conflitto d’interessi berlusconiano), in effetti scelgono l’esito preferito tra quelli possibili, ne consegue che i poteri di agenda sono correlati alla stabilità delle politiche: maggiore è la stabilità, più piccolo l’insieme di siti che possono modificare lo status quo.
Il nostro sforzo è presentare un nuovo schema concettuale di analisi delle istituzioni politiche, facendo porre l’attenzione su come sono prese le decisioni nell’arena legislativa e le aree di applicazione dei veto player che intervengono sul processo legislativo.
Più che far emergere le tradizionali domande relative ai regimi, ai sistemi di partito ovvero ai tipi di partiti, necessità far evidenziare ai più l’interazione tra gli attori istituzionali protagonisti del processo legislativo: i veto player il cui consenso è purtroppo necessario per modificare lo status quo.
Quanti sono ? quale la loro collocazione spaziale ovvero se lo sono solo apparentemente applicandosi la regola dell’assorbimento: vale a dire un ritenuto veto player non conta perché non influenza gli esiti (pseudo veto player).
Identificare quindi chi controlla effettivamente l’agenda e muove per primo, analizzando quali vantaggi istituzionali e posizionali ne derivano; oltre che osservare quali vincoli sono imposti agli altri attori che vorrebbero modificare le proposte.
E’ centrale individuare la collocazione spaziale dell’effettivo attore che controlla l’agenda.
Altra constatazione da avere bene in conto è che partiti forti e deboli differiscono rispetto alla coesione interna.
I referendum possono far aumentare (come di solito avviene) o diminuire il numero dei veto player (se è lo stesso attore a richiedere il referendum e formulare il quesito).
Il ricorso ai decreti da parte dell’esecutivo può far diminuire (come di solito avviene) o aumentare il numero dei veto player, ovvero modificare la distanza ideologica.
Recuperando l’accennata regola dell’assorbimento è opportuno meglio chiarirla rendendo che un veto player collocatosi all’interno del core degli altri veto player è assorbito, cioè non influisce sul processo decisionale.
La presentazione di un’analisi politica di alternanza può essere la base di un approccio istituzionale alla politica alternativo ed innovativo.

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