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LIBERI E NON DISPERSI

20 novembre, 2007 (20:12) - Varie - Stampa Stampa

Siamo amabili, forse, ma di plastica.
Insiste una difficoltà ad accettarsi per quello che si è.
Quante storie, quante vittorie ed anche e purtroppo tante sconfitte, ed invero sempre alla ricerca di qualcosa di grande, a volte espresso in forme contraddittorie, ovvero …
… cercare il senso che rende il vivere umano bello e possibile.In Friuli, a Palmanova, il 3 e 4 novembre 2007 si sono celebrati all’unisono due congressi della Democrazia Cristiana: il XXVI ordinario regionale ed il I° straordinario della DC riunificata.
Ero chiamato alla partecipazione e ad un intervento nella qualità di segretario nazionale dei Cattolici per l’Italia.
A Firenze, lo scorso 15 settembre ho avuto il piacere di conoscere il vescovo di Prato mons. Gastone Sironi e ricevuto, con dedica, il suo ultimo libro “Liberi ma non dispersi”.
La lettura di questo testo ha orientato il mio intervento, invero modificando l’intestazione nell’eliminare – come mia abitudine – le particelle avversative e, conseguentemente il ma è diventato una e di congiunzione e l’intervento l’ho denominato “Liberi e non dispersi”.
Ho sentito evocativo tale motto in un consesso dove si riappacificavano le varie anime della DC costituendosi in un solo gruppo dirigente che porterà il Partito della Democrazia Cristiana: unito e con un solo simbolo, alle prossime amministrative regionali in Friuli.
Fatta questa premessa, riporto il testo dell’intervento al quale, ovviamente e parlando, come suolsi dire “ a braccio”, ho aggiunto altre considerazioni che sono rimaste ferme nella memoria collettiva perché il discorso è filmato e pubblicato sul sito della Democrazia Cristiana.

Ciascuno è ciò che ama (Sant’Agostino).
Amiamo la terra ? siamo la terra, siamo ambientalisti !
Amiamo la DC? Siamo Democratici Cristiani !
Siamo amabili, forse, ma di plastica.
Insiste una difficoltà ad accettarsi per quello che si è.
Quante storie, quante vittorie ed anche e purtroppo tante sconfitte, ed invero sempre alla ricerca di qualcosa di grande, a volte espresso in forme contraddittorie, ovvero nascosto tra le pieghe di una celata sofferenza.
Il disagio esiste, è diffuso, pervasivo e pesante; in serenità e giustezza vi dico che ha le radici nel nostro mondo politico adulto ed i Cittadini rappresentano lo specchio impietoso e fedele di una difficoltà che nasce e precorre nelle nostre famiglie e nella nostra società.
Questo Partito della Democrazia Cristiana avrà una speranza se sarà capace di cambiare.
Il consumismo sfrenato di potere per il potere nega la solidarietà ed annega l’agire partecipativo come legge di vita, distruggendo l’uomo.
Osiamo quindi anche vivere controcorrente; Gesù lo è sempre stato e non ha avuto paura neanche di andare incontro alla morte.
Ci ostiniamo, pertanto, nel proseguire il percorso avviato di un rinnovato Partito della Democrazia Cristiana, dal nostro Presidente Fregonese e dal Segretario Angelo Sandri, avendo entrambi dimostrato che non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza di rialzarsi: senza sconti e senza calcoli e nell’accoglienza gratuita di chi ci è prossimo in questa visione di valori cristiani condivisi ed esternati in una politica rifacentesi alla dottrina sociale della Chiesa; in special modo nell’attenzione premurosa verso chi è o si sente in difficoltà e spiace vedere che, con tali esempi, la politica tutta è avvertita come un “palazzo” e non come dovrebbe essere:
la casa-famiglia dei Cittadini tutti.
Essere cristiani, politicamente impegnati a tutto tondo, è fare il proprio dovere: senza suonare la tromba davanti a sé, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato (Vangelo di Luca)
Ciò non vuol dire che deve essere accordata preferenza solo a chi è umile, senza che questi abbia meriti.
È la consapevolezza di aver preso coscienza che l’umiltà è posta a base del rispetto altrui e che un tale convinto atteggiamento sgonfi l’orgoglio di ritenere di possedere qualità superiori, spesso esternate con perversa sufficienza; è tale consapevolezza che ci giustifica a perseverare nel percorso di giustizia collettiva, purtroppo sempre più erosa da un manipolo di “etruschi” colpiti da ernia cerebrale, contro i quali non ci resta che una testimonianza disarmata che è, invero e per fortuna: la coscienza della libertà, dei valori, del nostro essere e vivere in un agire di valori condivisi al fine del bene comune del nostro essere - politicamente - democratici cristiani.
Vogliono imporci la visione di un cielo terso, pulitissimo, che sei lì che lo guardi e non trovi neanche un macchia; ed invero dopo dieci minuti di questa visione non puoi non chiederti se sei un pazzo a rimanere in questo sguardo, ovvero che non può essere reale, né definitiva una tale situazione ed allora provi a cercare un contatto reale, che non sia solo forma ma anche sostanza e riflettendo sugli abituali contatti, scopri che un cielo terso è una vita tersa, piatta: senza contatti; ed allora cerchi chi è democristiano come te per condividere un cielo di valori che accomuna.
Chi ha fame e sete di serenità e giustizia costruisce una pace nel Partito in cui ambisce militare, perché puro di cuore e fa discendere da ciò un coerente impegno di servizio sapendo assumere le giuste forme di spendersi nella vita pubblica.
Mettere tutta la propria forza ed intelligenza a servizio e per l’utilità degli Altri è la migliore prova di un cattolico impegnato in politica, perché una vita spesa solo per sé stessi non ha alcun senso.
Mi permetto di esternare due esortazioni/raccomandazioni:
A) Soltanto insieme
1)potremo aprire un nuovo innovativo percorso politico;
2) generare una speranza per il futuro;
3) aspirare ai carismi più alti;
4) contagiare con la fresca bellezza dei valori cristiani;
5) essere miti e non ingenui;
6) essere fieri dell’appartenenza al Partito della Democrazia Cristiana e mai arroganti;
7) essere puri di cuore ed al tempo stesso coraggiosi, aperti e politicamente creativi;
8) far valere il DNA vincente dei nostri valori che ci accomunano;
9) essere sconfinatamene generosi verso chi sappiamo non avere voce in questa nostra società;
B) Siamo educatori
ed allora che nel nostro cuore si sia una salutare inquietudine e nella testa la certezza che i valori cristiani sono inguaribilmente giovani e per questo non è possibile che il Vangelo non abbia più niente da dire alle nuove generazioni.
Stringiamo un grande patto educativo, senza miscelare, per salvare tanti giovani dalla “cultura del nulla”.
Ai genitori, agli insegnati ed a quanti sono impegnati, a diverso titolo, nel rischioso e pur sempre affascinante servizio educativo, in serenità e giustezza dico che mettere al mondo un figlio, per poi educarlo ed istruirlo senza dirgli perché vale la pena vivere, significa rendersi responsabili di un “aborto educativo”, non meno grave di quello fisico.
A quanti operano nel mondo della Scuola, come Partito della Democrazia Cristiana, chiederemo di non limitarsi a trasmettere nozioni ed informazioni e di aiutare quanti sono a loro affidati a cercare il senso che rende il vivere umano bello e possibile.

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