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Padre Pio messo in “discussione” da Minoli (RAI3)

28 novembre, 2007 (20:19) - Varie - Stampa Stampa

Negli ultimi tempi, a causa di una trasmissione di Minoli su RAI3, è iniziata una campagna mistificatrice ed insinuatrice del dubbio: il più malevole dei pensieri se negativo, nel mentre se è posto come premessa positiva è dante causa del miglior atteggiamento possibile.
Poiché accade ciò, intendo evidenziare …C’è una terza via d’accesso alla Verità: la mistica.
Mistica è conoscere Dio non attraverso il filtro sensibile o razionale ma per contatto diretto.
Finanche Jorge Luis Borges, ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo: narratore, poeta e saggista, famoso per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico, usava dire di aver scoperto l’essenziale di quanto sapeva dalla mistica.
Chi sono i mistici?
Sono i santi, cioè coloro i quali attraverso la catarsi e la preghiera hanno esperienza di Dio. Uno tra i più grandi mistici di tutti i tempi è lo “stimmatizzato” Padre Pio da Pietralcina.
C’è una letteratura sterminata su Padre Pio, il cui pensiero peraltro è racchiuso nel suo Epistolario che consta di cinque volumi, l’ultimo dei quali contiene 71 temi o componimenti scolastici da lui svolti negli anni 1902 e 1904-1905.
Per avere una conoscenza sufficiente di Padre Pio bisogna leggere l’Epistolario o quantomeno il bel libro di un convertito, Alberto Del Fante, il quale avendo ricevuto migliaia e migliaia di segnalazioni, di grazie e miracoli ottenuti per intercessione di Padre Pio, decise di raccoglierli in volume.
Negli ultimi tempi, a causa di una trasmissione di Minoli su RAI3, è iniziata una campagna mistificatrice ed insinuatrice del dubbio: il più malevole dei pensieri se negativo, nel mentre se è posto come premessa positiva è dante causa del miglior atteggiamento possibile.
Poiché accade ciò, intendo, sommessamente, evidenziare uno fra i tanti miracoli generati da Padre Pio e che per le ampie testimonianze e la certezza degli accadimenti, alcuno si è permesso di contestarne la veridicità.
Il sentimento che desta l’evento è di una profonda e dolce commozione.
A S. Giovanni Rotondo viveva un povero storpio che si trascinava ogni giorno fino al convento dove gli era dato pane e minestra in abbondanza.
Era molto basso di statura e si rimpiccioliva di più per il fatto che dalle ginocchia in giù la tibia era accorciata e, conseguentemente, si muoveva aiutandosi con le mani e trascinandosi sul proprio corpo.
Quando rimaneva delle ore sdraiato dinanzi al convento per aspettare l’ora della minestra, a volte dei ragazzi maleducati, solo per divertirsi, si burlavano di lui rubandogli le grucce ed allora lui scagliava ingiurie contro di loro, anche con brutte parole, perchè senza tale appoggio era costretto a strascinarsi interamente col corpo sulla terra senza il minimo sostegno.
Un pomeriggio il povero storpio (si chiamava Francesco Viscio, soprannominato Santaredda), vedendo passare proprio vicino a lui Padre Pio, implorò: Padre Pio fammi la grazia.
Padre Pio lo guardò e gli ordinò in dialetto: Jetta li picocc ! (cioè butta via le grucce).
Poiché il povero storpio non capiva e rimaneva stralunato, egli ripeté con maggior forza:
Jetta li picocc !.
Allora il Viscio gettò via le grucce e senza aiuto di nessuno cominciò a distendersi e a provare qualche passo; cominciò poi lentamente a camminare meravigliando quanti si trovavano sul piazzale del convento.
Molti erano di S. Giovanni Rotondo e conoscevano il Santaredda, che aveva 43 anni nell’estate del 1919 quando fu oggetto del miracolo.
Solo qualcuno nega la Causa Prima o causa non causata, mentre nessuno al mondo negherà l’elettrone!
Ora, pur prescindendo dalle Sacre Scritture, per non avere dubbi circa l’esistenza del “Primo Motore” basta ad esempio il principio di causalità, cioè il principio che stabilisce: a un effetto corrisponde una causa.
D’altronde l’orologio rinvia all’orologiaio.
Ebbene un universo retto da leggi universali e necessarie non è condizione sufficiente per postulare l’esistenza del divino architetto?
Il possibile suppone il necessario come sua condizione, direbbe Kant.

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