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I SISTEMI ELETTORALI: comprendiamo questi sconosciuti (1)

30 novembre, 2007 (20:15) - Varie - Stampa Stampa

Sistema alla tedesca, alla spagnola, alla francese, alla pizzaiola, 4 stagioni, “a come riesce“, alla marinara…; sembra che ognuno pretenda ed ordini una scelta ed, incredibilmente per il ruolo che ricopre chi la propone o sostiene, ciò è fatto senza avere neanche la cognizione di quello che il sistema caldeggiato comporta.
Un esempio ? c’è chi pretende di modificare il sistema elettorale in fretta e quindi senza una riforma costituzionale ed invero… propone il sistema alla tedesca che, senza che sia modificata la Costituzione, non può applicarsi in Italia !
Basta ! Basta ! Basta!Sistema alla tedesca, alla spagnola, alla francese, alla pizzaiola, 4 stagioni, “a come riesce“, alla marinara…; sembra che ognuno pretenda ed ordini una scelta ed, incredibilmente per il ruolo che ricopre chi la propone o sostiene, ciò è fatto senza avere neanche la cognizione di quello che il sistema caldeggiato comporta.
Un esempio ? c’è chi pretende di modificare il sistema elettorale in fretta e quindi senza una riforma costituzionale ed invero… propone il sistema alla tedesca che, senza che sia modificata la Costituzione, non può applicarsi in Italia !
Non è solo vergognoso ciò… è deprimente perché – ancor più – ci fa comprendere da chi siamo governati: una casta etrusca perché distante dal Popolo e dalle problematiche di questi ed immerso nei propri avulsi interessi a tal punto da farneticare qualsiasi argomento, a vanvera, pur di mostrare un pseudo-interessamento alla res pubblica.
Basta… basta … basta !
Mi permetto di rendere una sintesi dei sistemi esistenti, ovviamente senza pretesa che la stessa sia esaustiva: ci sarebbe da parlare più compiutamente, ad esempio, del sistema greco.
In un prossimo articolo esporrò un mio sistema che, per averlo già discusso con amici conoscenti, prima giunta appare irrealizzabile ed invero, a mano a mano che si sollevano le obiezioni e si ottiene la riposta, si configura come l’unica vera soluzione: un sistema rappresentativo degli interessi dei Cittadini tutti che più non si potrebbe realizzare.
Nell’esposizione che segue degli attuali principali e noti sistemi ho, necessariamente, inserito qualche termine tecnico non trovando gagliarde alternative, né ho voluto invero sostituirli in quanto termini noti allorquando l’argomento sono i sistemi elettorali ed è bene affiancarli concettualmente a tale materia.
Ho diviso l’articolo in 3 parti:
1) il sistema uninominale e maggioritario;
2) il sistema proporzionale alla tedesca ed il sistema francese a doppio turno;
3) l’attuale legge elettorale vigente in Italia;

PARTE PRIMA
Un sistema elettorale è, secondo la migliore definizione accreditata, l’insieme di norme che regolano il processo attraverso il quale le preferenze sono trasformate in voti e i voti in ruoli di autorità (spesso seggi). È quindi un processo a due stadi, anche se spesso si dà maggiore risalto alla sua seconda parte. I sistemi elettorali sono numerosi, ma possono essere suddivisi in due grandi famiglie: sistema maggioritario e sistema proporzionale. Per ovviare agli inconvenienti che ciascuno dei due gruppi comporta, tuttavia, esistono numerosi esempi di sistemi misti.
UNINOMINALE SECCA
È detto del sistema elettorale in cui si hanno tanti collegi quanti sono i deputati da eleggere ed in cui il seggio viene assegnato al candidato che ottiene il maggior numero di voti con un solo turno di votazioni, in cui vince pertanto il candidato che ottiene il maggior numero di voti anche se non ha raggiunto la maggioranza assoluta.
UNINOMINALE A DOPPIO TURNO
È l’elezione uninominale in cui è previsto un ballottaggio tra i due candidati col maggior numero di voti ed al secondo turno vince il candidato che ottiene il maggior numero di voti anche se non ha raggiunto la maggioranza assoluta. COLLEGIO UNINOMINALE
Entità fondamentale e di base per il funzionamento di un sistema elettorale maggioritario, consistente in una suddivisione territoriale che comprende un certo numero di elettori, facenti parte del corpo elettorale. In un sistema puro, come quelli in vigore in Francia, Gran Bretagna e negli Stati Uniti, l’intero territorio nazionale viene suddiviso in tanti collegi quanti sono i seggi della Camera ed in ciascun collegio ogni partito o coalizione presenta il nome di uno ed un solo candidato (da qui l’aggettivo uninominale); risulta alla fine eletto solo quello più votato, risultando tutti gli altri eliminati. Se nei sistemi anglosassoni, definiti plurality, non conta il numero di voti raccolti dal vincitore, nei sistemi ispirati a quello francese, detto majority, l’elezione avviene solo se il candidato raggiunge la metà più uno dei voti validi, in caso contrario si procede con un secondo turno di ballottaggio tra i migliori piazzati. Nei sistemi corretti, come quello in vigore in Italia prima del 2005, i collegi sono in numero minore ai seggi parlamentari, essendone alcuni riservati per la rappresentanza delle minoranze. I collegi vengono disegnati da commissioni, si auspica le più imparziali possibili, cercando di racchiudere in ogni unità un numero di elettori che non si discosti dalla media in una misura maggiore di quella tollerata dalla legge. Il passare del tempo, con gli spostamenti di popolazione che ciò comporta, può alterarne fortemente la consistenza numerica, rendendo così periodicamente necessaria un’opera di revisione dell’estensione dei collegi uninominali.
IL SISTEMA MAGGIORITARIO
Nella maggior parte dei casi il sistema maggioritario è basato su un collegio uninominale che viene assegnato a colui che vince l’elezione in quel contesto; raramente è utilizzato in collegi plurinominali (esempi sono il sistema a Voto bloccato o il Singolo Voto Non Trasferibile).
Ci sono due tipi di sistema maggioritario: 1) vince l’elezione chi ottiene la maggioranza relativa dei voti nel collegio, qualunque essa sia; 2) vince solo chi ottiene la maggioranza assoluta (50%+1) nel collegio, ricorrendosi in caso contrario a un ballottaggio, che è uno scrutinio supplementare cui si ricorre nel caso in cui durante la prima votazione nessuno dei candidati (solitamente due) abbia raggiunto la maggioranza richiesta all’elezione: l’accesso alla seconda tornata elettorale può avvenire o tramite il superamento di una soglia percentuale di voti al primo turno, oppure in base alla posizione in cui ci si piazza al primo turno (solitamente i primi due candidati classificati).
Possiamo dunque distingue fra sistemi elettorali maggioritari: > ad un turno o plurality con maggioranza relativa (sistema elettorale britannico) > a turno unico con maggioranza assoluta tipo il voto alternativo (sistema elettorale australiano) > a doppio turno o majority con maggioranza relativa (sistema elettorale francese) od assoluta (in vigore in Italia prima del 1918)
I SISTEMI PLURALITY presuppongono la vittoria del candidato che abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti riguardanti il proprio collegio. Il numero delle candidature dipende dal numero dei partiti esistenti nel sistema politico e dal grado di strutturazione della compagine partitica: nel caso di un sistema partitico stabile e ben consolidato si avrà un effetto spontaneo di riduzione dei candidati secondo un fattore meccanico (una sistematica sotto-rappresentanza del terzo partito) o un fattore psicologico (una tendenza naturale degli elettori al voto strategico in caso di evidente incapacità o impossibilità di vittoria del candidato preferito, per il quale si sarebbe espresso un voto sincero).

Nei SISTEMI MAJORITY al primo turno vince il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta di voti nel collegio, pari, cioè, al 50% + 1; se nessun candidato riesce a raggiungere il quorum, si passa al secondo turno. È opportuno fare qui distinzione tra doppi turni chiusi, nei quali sono ammessi al ballottaggio solo i due candidati che abbiano ricevuto più voti, e doppi turni aperti, nei quali sono ammessi al ballottaggio tutti i candidati del primo turno o addirittura anche nuovi candidati. Nel doppio turno chiuso si ha una notevole riduzione della frammentazione partitica, con la necessità quasi imperativa di alleanze preventive e l’inevitabile emarginazione dei partiti ininfluenti e dei partiti anti-sistema, collocati, cioè, agli estremi del continuum destra-sinistra. Nel doppio turno aperto, invece si può avere la desistenza strategica di candidati e partiti per favorire altri candidati di altri partiti, con più possibilità di vincere e meno sgraditi, e per favorire la formazione di potenziali alleanze di governo. Il sistema maggioritario a doppio turno incoraggia l’elettore a esprimere un voto sincero al primo turno, ma tale voto può restare sincero qualora il candidato preferito si possa ripresentare in sede di ballottaggio, mentre può diventare voto strategico nel caso in cui l’elettore si trovi privo del candidato preferito al ballottaggio. La particolarità del sistema elettorale maggioritario – specie di quello basato sulla maggioranza relativa – è di distorcere la rappresentatività aumentando la vittoria in termini di seggi del primo partito o coalizione a danno relativo del secondo ed a gravissimo danno del terzo partito.
Per esempio, dati tre partiti A, B e C che si classifichino rispettivamente primo (45% dei voti) secondo (30%) e terzo (25%), è facile immaginare che - sempre per esempio - il primo otterrà il 55% dei seggi, il secondo 30% e il terzo 15%. Ovviamente, per i partiti, con questo sistema elettorale, è più importante vincere di misura in più collegi possibili che non vincere in pochi collegi con alta maggioranza. All’interno dei sistemi maggioritari, quelli a doppio turno tendono a premiare i partiti di centro, mentre quelli a turno unico favoriscono invece formazioni ideologicamente più schierate. Il motivo di ciò è facilmente comprensibile: se si va al ballottaggio, qualora vi sia presente un partito di centro che parta anche da una posizione di svantaggio, esso ne uscirà tendenzialmente vincitore, perché saprà, meglio del suo avversario, attrarre i voti dei partiti esclusi, quelli di sinistra se si troverà a confrontarsi con un avversario di destra, o viceversa nel caso contrario.
In definitiva, nel sistema maggioritario si dà spazio ad un aspetto di governabilità. I suoi sostenitori ne sostengono la democraticità in quanto, spingendo i partiti a presentarsi agli elettori riuniti in coalizioni, permette ai cittadini una sorta di “elezione diretta” della maggioranza e di conseguenza del governo. Nei sistemi elettorali maggioritari infatti, solitamente le coalizioni sono guidate da subito da un leader presentato agli elettori che potranno, votando i suoi partiti, elevarlo direttamente alla presidenza del nuovo governo. Chi è contrario a tale sistema invece, oltre alla scarsa rappresentanza delle minoranze, contesta il fatto che in mancanza di barriere o contrappesi adeguati, la coalizione vincente agisca in maniera anti-democratica, con una possibile “deriva totalitaria”.
(segue)

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