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la Stella Polare

17 gennaio, 2008 (20:23) - Varie - Stampa Stampa

La laicità secondo alcuni professori della Università La Sapienza di Roma, con seguito sparuto di alunni, ha dimostrato una connotazione unica.
Forse neanche le tesi anticlericali sulla laicità di Rushdie sarebbero arrivate a tanto.
Questi pseudo docenti hanno inteso…La laicità secondo alcuni professori della Università La Sapienza di Roma, con seguito sparuto di alunni, ha dimostrato una connotazione unica.
Forse neanche le tesi anticlericali sulla laicità di Rushdie sarebbero arrivate a tanto.
Questi pseudo docenti hanno inteso proporre una propria personale visione della laicità e ciò non deve permettersi a chi professionalmente è formatore perché istiga, come nei fatti è accaduto, ad una reazione che è il contrario di quel rispetto democratico che Kant ben espose già alcune centinaia di anni fa allorquando chiarì che la laicità riposa sul principio di non imporre ai Cittadini altro vincolo all’infuori di quello che vieta a ciascuno di limitare la libertà altrui.
Tale principio è il fondamento della democrazia, di cui la laicità ne è sinonimo.
Tutti i diritti, che non ledono diritti altrui, meritano rispetto.
Ogni opinione può manifestatasi liberamente, anche in contrasto con altre opinioni e ciò è finanche tutelato dalla nostra Costituzione.
Se l’opinione di alcuni -fosse pure l’opinione maggioritaria- si trasformasse in norma discriminante, si violerebbe il rispetto del principio democratico tutelato ex art 3 della Carta costituente.
Ovviamente, oltre che riferirsi alla sola fonte della Costituzione democratica, insiste l’obbligo superiore di attenersi alla coscienza individuale, a quel rispetto kantiano prima richiamato perché diversamente il solo appellarsi alle norme costituzionali rischia di far assumere alle stesse uguale valore totalitario di quella volontà generale teorizzata da Rousseau.
Sul piano della teoria democratica pertanto è da evitare di identificare democrazia e diritti individuali, facendo dipendere l’ effettivo esercizio di questi ultimi dalla rinuncia nei loro titolari a farsi portatori di qualsiasi discriminazione etnica, religiosa e sessuale.
Necessita, in ogni modo, evitare discriminazioni culturali, storicamente mutevoli, fissate costituzionalmente.
Non è pensabile decidere su ciò che sia culturalmente accettabile, anche se l’opinione di alcuni - fosse pure l’opinione maggioritaria – costituisse una anonima volontà generale costituzionalizzata, perché si trasformerebbe in norma discriminante e con essa sarebbe violata la effettiva democrazia.
Sul piano della teoria sociologica si potrebbe rivendicare il potere di un gruppo sociale costituzionalizzato come lo Stato sull’individuo, la cui libertà è così sottoposta alla volontà particolare di un gruppo socioculturale, costituzionalizzato e rappresentato come generale.
Ed invero può dirsi anche che la libertà sociale dell’individuo non può essere assoluta e servono regole.
Se ciò può apparire giusto, non deve presentarsi la laicità come una conquista democratica, ma come l’imposizione, in termini di volontà generale, di un “certa” idea di libertà, che riflette un “certo” universo culturale dominante, forse esito provvisorio di un divenire storico ciclico, dove i valori ed i gruppi sociali configgono e si alternano al potere determinando il valore del concetto di laicità/democrazia a seconda dei propri bisogni/interessi.
L’unica, per così dire, “stella polare” che può essere di guida in questo secolare cammino, segnato dalla ascesa e caduta delle civiltà più differenti, non può che essere la coscienza individuale, spiritualmente motivata, ed il doveroso rispetto di essa da parte di qualsiasi tipo di Autorità.
Ciò significa che c’è vera democrazia solo dove all’individuo è riconosciuto il libero diritto alla espressione delle proprie opinioni, senza che ciò prevarichi il diritto dell’altro ad esprimersi. Un diritto - che per venire al moderno culto delle Costituzioni - dovrebbe perciò essere effettivamente costituzionalmente riconosciuto, proprio da coloro che celebrano i diritti costituzionali del cittadino come una conquista.
Quanto al principio di laicità, sbandierato dai docenti e studenti con striscioni esposti ed esagitazioni verbali, corre l’obbligo chiarire che esso stabilisce che se è vero che nessun gruppo religioso può imporre il proprio credo al resto della comunità, è altrettanto valido il principio che non si ha alcun obbligo di appartenere a una data comunità religiosa o di professare una data fede.
Come tale esso è condizione imprescindibile in qualsiasi democrazia: è “stella polare” della democrazia.

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