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Una marcia in più: la condivisione come arma vincente

18 gennaio, 2008 (20:24) - Varie - Stampa Stampa

Si riporta sintesi del discorso del segretario nazionale dei Cattolici per l’Italia e vicesegretario politico nazionale della Democrazia Cristiana, in occasione del Convegno regionale della DC Lombarda tenutosi a Milano il 12 gennaio 2008.Non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo dò, furono le parole di Pietro al paralitico davanti alla porta del tempio di Gerusalemme.
Le persone oggi sono sempre più dei feriti nella vita ed allora dobbiamo accoglierli e mettere la nostra vita con loro; ci incateniamo a loro fino a quando non si saranno spezzate le catene: per liberarci tutti.
Ciò che risolve non è qualcosa, ma qualcuno e noi dobbiamo provare a sperare di essere quel qualcuno, con l’azione, più che con discorsi di sole lamentazioni.
Dobbiamo offrire testimonianza di un lavoro al tempo stesso teorico e sul campo.
Dobbiamo rispondere alle richieste di soluzione e di sostegno, in special modo da parte dei più deboli.
E’ tempo che occorre agire, riscontrando con amore e con ossequio ed in sincrono organizzandoci studiando i problemi per poter offrire proposte risolutive.
Potremmo definirla una filosofia dell’agire amorevole, sono speranzoso che sarà accettata e condivisa questa nostra comunità politica perché risponde alla forte e crescente inadeguatezza personale e di ruolo di quanti sono impegnati nelle difficoltà a cui l’attuale società impegna tutti.
Ovviamente serve una formazione ed un aggiornamento costante della nostra classe dirigente impegnata a porre in atto l’azione politica.
Dobbiamo credere nel progetto del corso di formazione politica che presenta incontri che comprendono anche discussione e confronto delle esperienze personali e professionali.
Serve incoraggiare una positiva evoluzione per l’interesse mostrato, per le materie trattate e per la qualità degli interventi proposti.
Ai partecipanti sarà chiesto di conoscere e comprendere, anche attraverso rievocazioni personali, di ampliare l’orizzonte verso gli altri ed una tale esperienza sarà utile per svolgere il ruolo di chi è facente parte di un contesto sociale vocato a rispondere alle esigenze politiche del nostro Paese.
Una proficua assimilazione dei contenuti teorici permette di comprendere le imperfezioni formali certamente presenti in ognuno di noi ed invero una innovativa e diversa didattica, che adotta anche un’apparente improvvisazione esplicativa, aggiunge valore al significato del contenuto del corso di formazione ed allo scopo dello stesso.
Necessita prendere in considerazione tutte le implicazioni di tipo psicologico e pedagogico che derivano poi da un processo formativo che ripercorre un pò la memoria storica del partito ed ha portato all’attuale metodo.
Non è sembrare con un puntiglio polemico, è semplicemente frutto di osservazioni.
Le basi del metodo dispongono di tre linee cardine o pilastri:
1) la condivisione
2) la centralità della persona rispetto a tutto
3) il contesto e quindi la famiglia
La prima fase è anche di accoglienza e di preparazione alla scelta politica; segue poi la fase definibile “palestra di vita”: un cammino di un gruppo tendente a produrre nella persona una capacità critica ed un sapersi aprire verso l’esterno proponendo una opzione di scelta dei valori cristiani e ciò, se per chi è Democratico Cristiano è fondante e connotativo, tale opzione deve farsi apprezzare dall’esterno non come una limitazione: tutt’altro.
Avere come guida i valori cristiani è una marcia in più; ed accade che davanti alla domanda: chi me lo fa fare? Chi ha scelto per il bene ed il giusto rispetto ponendo all’origine dell’azione politica i valori cristiani “ha una marcia in più”.
E’ imperativo quindi assumere un ruolo ed una posizione centrale nello stile della “condivisione”.
Un ruolo, invero, che è slittato rispetto ai primi tempi ed appare oggi, come modello affiorante, quello definibile “da ufficio”, che significa solo impartire ordini e dare risposte.
È il ruolo più deleterio che si possa assumere perché manca lo spirito di condivisione: vero collante tra il partito ed i Cittadini.
Certo condividere, per differenti ragioni, oggi non è più possibile come continuo stile di vita politica, ciò non esclude che i politici attuali non hanno chiaro il punto nodale della condivisione; si sono messi dietro ad un tavolo senza peraltro avere basi tecniche, le competenze per condurre un ruolo simile, scordandosi ovvero non avendola del tutto presente, che l’arma vincente è la condivisione: essere quindi tra la Gente e per la Gente.
Mai come oggi i Cittadini chiedono figure di riferimento autorevoli e continue.
Mai come oggi è diventata una necessità un partito su cui fare riferimento ed affidamento.
Se fino agli anni ’80 i Cittadini disponevano di un contenitore entro cui mettere dei valori, oggi questo contenitore è completamente da ricostruire: manca e come classe dirigente della Democrazia Cristiana abbiamo il dovere, responsabilmente, di proporre e sostenere un contenitore che abbia i migliori valori possibili.
paolo majolino

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