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La possibilità di scegliere tra il bene ed il male

10 febbraio, 2008 (20:26) - Varie - Stampa Stampa

…ad una mamma che in un recente incontro esprimeva agli astanti il “disagio” che ne consegue al fatto che la scuola chiude troppo presto e finanche troppo nei mesi estivi e quindi insiste il “problema dei figli”, ho risposto che…La possibilità di scegliere tra il bene ed il male è conseguenza di ciò che si ascolta; vale a dire, in special modo, come siamo stati formati: se all’ascolto dell’altro, pur se di parere ed abitudini diverse, oppure al non ascolto, ovvero e peggio, al solo ascolto dei nostri egoismi.
E’ una presa di coscienza che prende avvio dal libero arbitrio di quanti ci hanno “parlato”, anche con gesti ed azioni, richiedendoci una risposta apparentemente libera e volontaria, invero condizionata dallo spazio dell’ascolto che reclama “obbedienza” occulta, sublimale e, conseguentemente, una rinuncia forzosa ad essere infinitamente e semplicemente sé stessi.
Ed allora, in serenità e giustezza, ad una mamma che in un recente incontro esprimeva agli astanti il “disagio” che ne consegue al fatto che la scuola chiude troppo presto e finanche troppo nei mesi estivi e quindi insiste il “problema dei figli”, ho risposto che il “problema” non sono i figli in quanto tali, ma una società oramai tanto complessa che non lascia spazi per una migliore organizzazione della qualità della vita: questo sì è il problema.
Non serve chiedere “più scuola” intesa come luogo dove parcheggiare i figli perché i genitori sono impegnati a lavorare e quindi a produrre maggiore “benessere” ai propri discendenti.
Ma quale benessere vale per i nostri discendenti più che un migliore rapporto di presenza partecipativa.
Non possiamo parlare dei problemi dei giovani come qualcosa di avulso da noi; siano noi il problema dei giovani, perchè questi sono lo specchio del nostro mondo adulto: che così li ha formati!
Occorre chiedere più tempo alla scuola ma non ad uso parcheggio; serve una scuola laboratorio dove finanche gli insegnanti ed i genitori, interattivamente, partecipino assegnando agli alunni anche il compito di esprimersi liberamente, cioè portando anche loro le proprie esperienze che, seppur possono apparire minime, sono “aperto pectore”, quindi accettabili in quanto genuine espressioni di sentimenti non ancora mediati dalla falsità della comunicazione che, purtroppo, si acquisisce col diventare adulti.
Una scuola laboratorio che, accomunando alunni, genitori ed insegnanti in attività comuni, crei quello che è nell’aspettativa di tutti: la comunità, dove conoscersi, rispettarsi ed aiutarsi può essere quel valore collante che sia da esempio per creare una formazione che ci faccia scegliere il bene, non solo il nostro ma anche quello dell’altro, che è poi il bene della visione cristiana.

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