Un testamento per continuare politicamente a vivere
E’ la sintesi del discorso che il segretario dei Cattolici per l’Italia, in veste di vice-segretario nazionale della Democrazia Cristiana, ha reso al XXVI Congresso regionale della D.C. del Lazio, svoltosi a Roma sabato 9 febbraio 2008.C’è un momento, nel corso della vita, in cui si sente il bisogno di raccontarsi in modo diverso dal solito.
Per un italiano è sempre un onore rappresentare la Democrazia Cristiana in veste di elettore, quando il compito è rappresentarla da dirigente, il privilegio è davvero speciale perché significa essere in una posizione di contatto agevolato tra il partito ed i Cittadini.
È una sensazione, più che un progetto; quasi un messaggio che raggiunge all’improvviso, nondimeno capace di far assumere un dovere/diritto per vincere la “dimenticanza”, per consegnare ai propri figli una parte importante delle proprie radici, per recuperare persone, luoghi ed episodi che hanno costituito la trama della propria crescita e formazione, sempre in un solo partito: la Democrazia Cristiana.
Questa “destruzione” diviene necessariamente interpretazione e quindi pratica importante affinché non ci sia l’oblio; dico ciò perché in quanto persona che, per quanto dal altri mi è attribuito, dispone di una pronta visione ed interpretazione degli accadimenti nel loro evolversi, avverto che il partito della Democrazia Cristiana deve mettersi a disposizione di sé stesso e ripensarsi impossibilitato ad esprimersi se non per il tramite di una confluenza che salvandolo, al tempo stesso, lo uccide.
La speranza è la certezza che i valori che questo partito dall’origine ha espresso e che hanno formato la quasi totalità dei parlamentari, siano mantenuti da quanti, a qualsiasi titolo, continueranno l’attività politica.
È in atto un processo di semplificazione del sistema politico, una transizione della politica italiana che esprime una rivoluzione nei fatti e scavalca il referendum stesso rendendolo sterile e non più necessario.
Questi cambiamenti significano che oggi l’Italia scrive la storia recente.
La sfida che ci aspetta non è superare difficoltà ed animosità, al contrario la sfida è sviluppare un rapporto adeguato alla cordialità verso i Partners politici che rappresentano un nuovo potenziale disponibile: ora, in questa Nazione.
