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i Partiti alveari

17 febbraio, 2008 (20:04) - Varie - Stampa Stampa

La creazione dei Partiti “il Popolo della Libertà” e “Partito Democratico” ha innestato un fiume di parole volte al solo aspetto di coalizione politica e non su quello che dovrebbe essere il progetto formativo alla base degli stessi, ed allora e come d’abitudine, intendo scrivere altro, laddove ciò è una prospettiva di visione concreta di un futuro programmabile nel solo interesse dei Cittadini, veri ed unici sovrani di ogni Nazione.Per risvegliare i meccanismi di sopravvivenza dei Partiti occorre creare non solo situazioni ma anche suggestioni che sviluppino i valori di gruppo.
Come il sistema di induzione porta ogni cellula a comportarsi in modo adatto al mantenimento dell’insieme della struttura, così necessita innestare meccanismi psicologici giusti per sviluppare la socialità d’intenti politici.
E’ un obiettivo che si raggiunge per il tramite di un amalgama di forte colorazione ideologica, comportando ciò la realizzazione di un modello chiuso, dogmatico, nel mentre allo scopo ambito si presta meglio uno modello aperto che riesce a dare un senso corale all’azione collettiva: in tal modo ciò porta rapidamente a far identificare l’individuo nel Partito.
Sotto la spinta delle giuste argomentazioni e motivazioni e prospettando l’orizzonte luminoso a cui si tende, si giungerà al “partito alveare” che, invero, comporta ed in special modo nelle prime fasi, ad essere incapace di creare al proprio interno gli “anticorpi culturali e politici” adatti a correggere in progress gli errori di rotta; mancando tali anticorpi si assisterà ad un modello incapace di accogliere le mutazioni intellettuali che garantiscono la continua diversificazione e quindi la possibilità del miglior adattamento.
Ecco perché puntare, ab origine, al modello aperto che istituzionalmente accoglie il dissenso e lo rende un attrezzo politico essenziale; in tale modello trova difficoltà il crearsi un clima individualista e prevale un’autentica solidarietà collettiva.
Non insistono alternative, il modello aperto è condannato a riuscire, oppure è destinato ad implodere nel modello chiuso, che si arrocca e si isola nelle sue posizioni e che, col tempo, saranno sclerotizzate rendendo tale modello avulso dal contesto sociale e politico dei tempi correnti.
L’attuale tecnologia ha reso possibile alla società uno sviluppo economico, educativo e sociale che, diffondendo i saperi, tende verso quelle parità che chiamiamo uguaglianza, democrazia e giustizia.
In serenità e giustezza, acchè tali uguaglianze siano concrete e quindi funzionino, occorre esigere che siano rispettate le regole e per ottenere ciò è imperativo che siano sviluppati al massimo i principi suscettibili di aumentare la coesione e la solidarietà di gruppo, qui inteso non partitico ma della società collegiale.
Per il successo di una tale iniziativa, serve porsi come obiettivo primario la più larga diffusione nel tessuto sociale di quei valori di gruppo capaci di assicurare la sopravvivenza del modello partitico aperto e, conseguentemente, agire per il tramite dell’educazione, della famiglia, della scuola e dell’informazione.
Valori non negoziabili quali il rispetto dei diritti altrui, la lealtà, la tolleranza, la comprensione, la non accettazione dei soprusi, il coraggio civile, l’abitudine a mettersi nei panni dell’altro, l’apertura mentale, sono necessari ed indispensabili per una società che voglia sopravvivere al modello chiuso ed anche alla società di egoismi, modello imperante a far tempo dagli anni ’70.
Non entro qui nello specifico merito di tale ultima considerazione, riservandomi di farlo, ed invero è incontestabile come sia nella scuola che nell’ambito familiare non è faro questa prospettiva; in particolare se la scuola istruisce e non educa, se nulla è fatto nel campo dell’educazione civile, nella formazione del carattere e del rispetto del prossimo e di se stessi, come possiamo pretendere di avere un futuro di Cittadini collaborativi del senso di giustizia sociale: unico collante capace di farci vivere in una civiltà degna di definirsi tale.

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