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Quel ‘mascalzone’ di Ferrara

20 febbraio, 2008 (20:46) - Varie - Stampa Stampa

Sei stato un mascalzone Ferrara, invero nell’accettazione sincera dell’errore e nel perdono verso sé stessi e verso quanti hanno subito per questa mascalzonata, insiste un percorso nuovo…Ho interessi di studi verso l’uguaglianza politica.
In passato l’esistenza dell’uguaglianza politica è stata una premessa fondamentale della democrazia ed invero, tranne che negli ultimi anni, i Cittadini non hanno raccolto appieno il rapporto ed il senso di ciò, inteso come potenzialità di distribuzione delle risorse che si riceve in dote e può utilizzarsi per influenzare le decisioni della comunità sociale e politica.
Accade che per la gran parte degli ideali, in special modo per quello democratico, insistono aspetti di fondo della natura umana e della società che si frappongono ed impediscono di raggiungere la completa uguaglianza politica.
A far tempo dalla fine del XVIII secolo democrazia ed uguaglianza politica hanno fatto progressi ed in tutto il mondo, occorre allora indagare come il mutamento sia stato possibile e quali qualità umane hanno spinto all’azione in tal senso; ovviamente azioni che hanno favorito e favoriscono l’uguaglianza politica.
Storicamente e sociologicamente possiamo affermare che queste azioni hanno agito in secoli sempre diversi da quelli precedenti e pertanto l’oggetto di attenzione si sposta su quale accoglienza possa ricevere l’uguaglianza politica nel secolo in corso e, nel caso di specie di nostro interesse, quale uguaglianza politica in Italia hanno innescato i recentissimi orientamenti politici tendenti, prima giunta, ad una apparente semplificazione partitica.
La risposta non può che essere incerta, proponendosi due scenari uno pessimistico ed un altro promettente.
In un precedente articolo, denominato “i Partiti alveari”, ho di già ipotizzato due modelli di sistema riferiti, mutuando il termine dall’economia politica, ad una visione “micropolitica” perché afferente alla composizione stessa dei Partiti in due possibili modelli: chiuso ed aperto.
Qui la visione è “macropolitica”, vale quindi per la collegialità partitica creantesi e, conseguentemente, per la società tutta.
I due scenari, ribadisco non modelli partitici, sono radicalmente diversi e ciascuno molto probabile.
Nello scenario pessimistico i veri poteri forti internazionali, oltre che quelli interni collegati agli stessi, spingono verso un irreversibile apparato scenico di disuguaglianza politica, che pregiudicherebbe finanche le attuali istituzioni democratiche, rendendo gli ideali della democrazia e dell’uguaglianza politica irrilevanti lasciando solo una facciata di “stile”.
Nello scenario definibile promettente sarà il moto naturale e potente dell’animo umano, col suo desiderio di benessere tendente alla felicità, a favorire il cambiamento culturale: base e premessa di quella consapevolezza sempre più diffusa che la cultura dominante del consumismo competitivo non facilita, laddove è ambita una cultura della cittadinanza che incoraggi il raggiungimento di una maggiore uguaglianza politica, chiarendo ed in via di sintesi, che qui intendendo per questa non solo una effettiva partecipazione alle scelte di gestione politica ma anche e soprattutto quale collante per una società dove chiunque possa vedere nell’altro un Cittadino dietro al quale insiste una Persona con i suoi bisogni particolari e non viceversa.
Un esempio di questo cambiamento è dato dal noto direttore del quotidiano “il Foglio” Giuliano Ferrara; quasi aggredito e definito voltagabbana ed altro perché novello “don chisciotte” assurtosi a paladino della vita.
Ho già scritto, in più occasioni, che più che interessarci del diritto alla morte è imperativo preoccuparci del diritto alla vita.
Ciò detto, ho apprezzato lo stato d’animo con cui Ferrara ha approcciato una tematica delicata che, negli ultimi decenni, è stata ideologicamente strumentalizzata da una faziosa sinistra radicale.
Ho apprezzato il confessarsi “mascalzone” e per ben tre volte; fatti i doverosi distingui, per una che ha la storia ed il percorso di Ferrara è stato un gesto assimilabile a quello che il Papa Giovanni Paolo II fece allorquando chiese scusa alle donne per tutti i disagi che la Chiesa aveva loro provocato nei secoli scorsi.
Questo messaggio del Papa non ha avuto la rilevanza teologica che meritava, forse per scelta: auspico, per converso, che si apra un dibattito in tal senso per togliere becere argomentazioni stereotipate che la sinistra ostenta e rinfaccia allorquando deve parlar male della Chiesa.
Argomento questo perché è fondamento della dottrina della Chiesa l’infallibilità del Papa e Giovanni Paolo II ha, con tutte le tutele del caso ma con coraggio (non a caso la frase che più si ricorda di lui è “Non abbiate paura”) rotto una tradizione sclerotizzata, aprendo una vera possibilità di benefica catarsi: forse salvifica.
Sei stato un mascalzone Ferrara, invero nell’accettazione sincera dell’errore e nel perdono verso sè stessi e verso quanti hanno subito per questa mascalzonata, insiste un percorso nuovo.
Quanto è sano vivere ponendosi sempre in discussione; che possa essere di esempio una siffatta azione in una società in cui atteggiamenti politici la stanno ideologicamente ghettizzando.
Quando c’era la Democrazia Cristiana, negli ultimi anni, ci si vergognava di esserne appartenenti, salvo oggi rivalutarla per le scelte portanti che resero l’Italia uno dei primi Paesi nel mondo.
Non desidero affatto che ciò possa accadere per i valori cristiani.
Il mio appello è che non vorrei che fosse portata a compimento una cultura sinistroide, in special modo gramsciana, ben realizzata da D’Alema & Co. che si sono attenuti ai due fondamentali della stessa: motivare con valori ed istituzionalizzarsi; proponendo in tal modo l’alternativa alla non più proponibile lotta marxista che prevedeva una rivoluzione dove occorreva distruggere per ricostruire.
E’ doveroso ammetterlo, D’Alema & Co. hanno ben motivato gli adepti, contro la Chiesa e Berlusconi: unici ultimi ostacoli al dominio totale e più istituzionalizzati di come sono appare improbabile disponendo più che la maggioranza – in tutta Italia -dei Comuni, delle Province e delle Regioni.

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