Tabacci manda a dire… ed io rispondo: depositare le rendite
Sono stato a Montecatini, alla convention organizzativa della “rosa bianca”; ho parlato con il “popolo” partecipante e poi con Tabacci che, poco prima di salire sul palco…Sono stato a Montecatini, alla convention organizzativa della “rosa bianca”; ho parlato con il “popolo” partecipante e poi con Tabacci che, poco prima di salire sul palco per il discorso di chiusura, alla ipotesi di una collaborazione con la DC mi ha riferito che può vederla come un confluire delle persone più che una alleanza di tipo politico.
Ne ho preso atto, come pure ho compreso il momento di tensione di questi che, scusandosi, mi ha confidato di esser teso nel frangente perché impegnato ad organizzarsi mentalmente le cose da dire: che ho ascoltato con attenzione ed in special modo, nel mentre ha ribadito il concetto di un confluire di persone, invero ha anche parlato di una possibile ‘Federazione del Centro’, lasciando supporre che la soluzione non è ancora stata trovata con l’UDC come con altri soggetti quali la DC.
Porte aperte ovviamente a De Mita che ha inviato un messaggio e non ha presenziato l’evento: vuoi perché impegnato in una operatività da fervore giovanile nell’organizzare i suoi, vuoi per valutare le possibilità di riposizionare la DC al centro dell’attenzione politica nazionale.
Dove centro non è semplice equidistanza da destra e sinistra ma il luogo ideale di una rinnovata politica, ovviamente diversa da quella che un bipartitismo imporrebbe, composta di tolleranza, equilibrio, moderatezza, capace di superare gli interessi particolari e contingenti per proporre nuovi grandi progetti di cambiamento sui quali impegnarsi.
Cosa necessità per tale fine ?
La ragionevolezza di “depositare” le rendite di posizione, che devono mettersi a disposizione: qui ed ora; diversamente ritardano, se non annullano, i processi virtuosi che i “partiti alveari” non avevano immaginato di partorire e che possono consentire la costruzione di un Paese effettivamente moderno.
Proviamo a disegnare un modello virtuoso che possa portare l’Italia a diventare un Paese normale.
È imperativo partire dalla scuola, dove si stanno formando le nuovi classi dirigenti che potranno essere interpreti di un cambiamento legato alla conoscenza, alla preparazione: dove la meritocrazia sia l’unico metro di valutazione.
Manca una vera rivoluzione liberale; il dubbio poteva essere se mancavano i liberali veri perché quelli a disposizione sembrano tutti parvenu: ex socialisti, ex comunisti, ex ripuliti; in serenità e giustezza non ne ho trovati alla convention nel mentre i partecipanti si emozionavano ogni qualvolta era citata la Democrazia Cristiana.
Un “popolo” vero presidiava l’evento e parvenu, se ve ne erano, sono stati allontanati, ovvero e meglio, hanno compreso che questo spazio non è la loro casa ed in questo Tabacci: uomo libero e senza voti, per sua definizione, ha profittato di questo suo autoreferenziato status dimostrandosi effettivamente un liberale convinto.
Convinciamoci che necessita una rivoluzione liberale ‘temperata’, che abbia effettivamente conto delle disparità economico-sociali.
Riprendendo un concetto caro a don Giussani, serve più società e meno Stato, non significando ciò ombra su quest’ultimo ma indicare che come orizzonte di attività dello stesso deve esserci quello di collaborare con ‘l’uomo’ per il raggiungimento di quel benessere comune sempre ambito e, purtroppo, negli ultimi anni neanche prefigurato quale scenario ottenibile.
