L’invasione delle menti
Il potere della “televisione” produce un genere di illusoria manipolata neutralità, che dà uguale risalto e valore a qualunque cosa entri nell’inquadratura, anzi attribuisce un valore aggiunto all’evento e/o ai personaggi solo perché inquadrati.
I giornalisti, in special modo quelli televisivi, appaiono al tempo stesso …L’Italia è il Paese con una sua natura fondamentalmente ambigua, fatta di prevaricazione e pietismo, tracotanza e rassegnazione, scaltrezza e viltà, opportunismo e pigrizia e, purtroppo, fiducia che tutto prima o poi si aggiusti da solo.
Questo è lo sfondo culturale che imperversa e che è il frutto di un continuum che un recente passato ha finanche ampliato.
Tranne che i Cittadini, quelli veri che effettivamente lavorano ed inverano il denaro, è tutto finto, ovvero e peggio pseudo-reale.
Applausi registrati, sfondi di cartapesta, finta semplicità, finta schiettezza, finta amicizia, finto altruismo, finti scambi alla pari tra persone che muovono pulsanti e persone che da casa guardano quello che chi muove i pulsanti fa vedere attraverso uno schermo venduto come una finestra sul mondo ed invece non lo è affatto, ovvero non lo è per la manipolazione virtuale dello stesso.
Rispetto a chi gestisce il potere utilizzando i mezzi di diffusione della comunicazione occorre reagire provando ad essere, in un paradosso di situazione, più romantici, più idealisti e con più dubbi, per evitare il disgusto del proprio ruolo piegato ad un meccanismo che si è impadronito di noi attraverso la manipolazione sistematica delle opinioni per il tramite di quella finestra che i detentori dell’informazione hanno aperto nelle nostre case.
E’ una presa di potere infinitamente soffice ed in apparenza indolore: è un’invasione delle menti fatta di strategie pubblicitarie ed immagini accattivanti, luci, musiche, toni di voce, il tutto confezionato con arte e conoscenza delle regole del “mercato”.
Fatta accezione per il giovane sentimento di antipolitica, resto sconcertato dalla mancanza di giudizi dei Cittadini su questo problema che non notano l’apparente mancanza di giudizi di quest’occhio elettronico che mette a fuoco tutti e tutto allo stesso modo e fa sembrare che chi guarda possa giudicare, come se non ci fosse qualcuno che ha sistemato le luci e muove le telecamere decidendo cosa inquadrare e quando.
Il potere della “televisione” produce un genere di illusoria manipolata neutralità, che dà uguale risalto e valore a qualunque cosa entri nell’inquadratura, anzi attribuisce un valore aggiunto all’evento e/o ai personaggi solo perché inquadrati.
tutti i sentimenti hanno una simile qualità distratta ed inconsistente, ostentata e ripetuta.
I giornalisti, in special modo quelli televisivi, appaiono al tempo stesso insinuanti ed ignari, determinati e passivi, quasi privi di spirito critico e di senso comune condizionati da tutto quello che altri colleghi hanno detto, fatto e ripetuto, utilizzando i medesimi canali di diffusione con il fine, spesso inconscio, di far sembrare vero la realtà raccontata e proiettata per il loro tramite.
I politici usano quotidianamente i messi di diffusione della comunicazione, maggiormente la televisione, per il loro gioco di seduzione e di potere ed, in serenità e giustezza dico, che necessita contrapporre una pari e contraria energia inesauribile con altrettanto apparente ottimismo, invero con una intelligenza autolimitata che, artatamente, renda disegni complessi in slogan semplici senza togliere lo spessore necessario in modo che sia questo il distinguo vitale con la classe politica che, insaziabilmente cerca dalle statistiche la certezza, sempre oscillante, di conoscere i veri umori del pubblico perché la paura di perdere il controllo del gioco è immane, perché sanno anche che perderebbero tutto il resto insieme al “gioco”.
A differenza della carta stampata, la televisione è una macchina troppo vorace ed indiscriminata ed è difficile, quasi impossibile, non farsene risucchiare e tritare finemente, rigurgitati ed esposti poi in formato standard pronti per la vendita ed il consumo.
Utilizziamo tutta la nostra energia quindi, se vogliamo restare Cittadini di noi stessi: proviamoci almeno.
