Una lettera per il futuro
Ho cercato molte volte di pensare al futuro e ciò mi espone a sensazioni che…Ho cercato molte volte di pensare al futuro e ciò mi espone a sensazioni che gemono ed ansimano facendomi soffrire indicibilmente nel respirare un’epoca che non mi è propria.
Non abbiamo soltanto un posto nell’esistenza, c’è assegnato anche uno spazio di tempo fatto su misura per noi.
Stando così le cose non posso fare altro che prendere spunto da quanto mi circonda in questo momento, cercando di ricordare tutto quello che è dentro di me da qualche parte e per fare ciò il posto dove preferisco stare è dove ci sono quasi tutte le mie cose, almeno quelle che ritengo essenziali: il mio studio.
Ed allora via a ricordare l’epoca attuale e della vita già trascorsa, che è anche la mia epoca e che vada come deve andare ed allora il pensiero corre ad immaginare quanti ed a chi provo a rivolgermi, poi cresciuti e quindi facenti parte dell’epoche postume.
Lo scorrere del tempo, come d’abitudine e notomi per studi, appare svolgersi in modo lento e, per paradosso, sembra che gli anziani abbiano più tempo dei bambini, nel mentre sono questi ad avere innanzi tutta la vita.
E’ all’anziano che si chiede di pazientare, ovvero e meglio, di portare pazienza ed attendere, come se per loro un giorno non valesse un anno.
Ciò che vorrei più di ogni altra cosa è poter fermare il tempo, in prima istanza far durare un giorno in eterno, senza sconvolgere il ritmo ciclico ed aver modo che il giorno successivo possa ricominciare esattamente nello stesso punto dove era iniziato il precedente.
Se ciò accadesse non mi necessiterebbe di vedere più cose o di fare altre esperienze oltre quelle già viste e fatte, bastandomi questa esperienza, unica ed irripetibile e di per sé, pur nella ripetitività, sempre nuova.
Il desiderio sottostante è di poter tenere quello che ho, ma i ladri del tempo, ospiti indesiderati, sono sempre all’opera e risucchiano tutto senza rispetto alcuno.
Accade allora che ci troviamo spesso sospesi tra verità e fiaba, tra inattualità e nostalgia, come accadeva nelle antiche saghe, che appartengono ad un’epoca che non ha niente a che fare con il presente.
A volte desideriamo che quanto scriviamo sia letto solo dopo ore, giorni, oppure anni, per un qualcuno ancora non incontrato e che, probabilmente, non conosceremo mai.
Non si può dire mai se chi ci parla in modo amichevole dica la verità, per lo meno quando si tratta di questioni affettive; e quando siamo noi a parlare con questi sentimenti al nostro io siamo sinceri ?
il momento fiabesco pretenderebbe l’assenza assoluta di non verità, non fosse altro perchè siamo noi a creare le aspettative e non vogliamo deluderle eppure… si coglie che neanche in un tale stato riusciamo ad avere pienezza del nostro essere sincero fino in fondo, perché anche immaginare una siffatta situazione è una non verità, è negare lo status reale ed immergersi in un modo virtuale fatto di soli pensieri ed allora è immediato che la riflessione ci porta al fenomeno “Second Life” dove il sogno, ancorchè sempre virtuale, è gratificato dall’immagine visiva che è potente e prepotente e può distogliere effettivamente dalla realtà gratificando, illusoriamente e per il tempo del contatto, una mente che appagandosi, trova quel relax cercato e voluto, salvo poi, tornando alla realtà, mortificarsi ancor più nella consapevolezza della non verità.
Conosco il fenomeno “Second Life” dai primordi e quando ne parlavo chi ascoltava era incredulo; oggi milioni di persone vivono una doppia vita e, tra qualche tempo, proverò a svolgere un’indagine per comprendere se queste “plurivite” svolgano un’azione positiva in chi la sviluppa ovvero è alienante e procura più danni che benefici.
E’ evidente che il tutto dipende dallo status mentale di chi si approccia a tale “attività virtuale” ed invero, trattandosi di situazione futuribile, vale a dire futuro usufruibile, non essendoci precedenti, tutto è possibile.
Ad oggi, pur conoscendo ab origine “Second Life” non ho chiesto ad esso una “seconda vita” e non riesco a valutare se per timore di un coinvolgimento, ovvero perché cerco sempre e comunque di essere sempre presente a me stesso: forse troppo !
