C’è un mondo di cose da fare.
…necessita rimboccarsi le maniche ed il cervello perché mancano parole nuove e volti nuovi…Siamo deboli e questa è la cosa migliore che abbiamo, ma siano onorati di essere gli eredi ed i rappresentanti del fornitore ufficiale della democrazia in Italia: la DEMOCRAZIA CRISTIANA; il cui megafono, ab origine, è stato, è e sarà il Popolo.
Non esistiamo per tradurre in poltrone le nostre idee (ciò non vuol dire che non servono e fanno comodo).
Esistiamo per provare a cambiare la prospettiva politica futura.
Esistiamo per portare lo sguardo oltre l’immediato, oltre le esigenze del momento.
C’è voglia di consolare e consolarsi; invero consolare è esercitare l’animo alla virtù razionale del dire le cose come stanno; del riconoscere la realtà senza perdere di vista la volontà con la quale superare le difficoltà.
E’ l’intelligenza che a tutto può offrire equilibrio: necessario ed indispensabile per le reazioni furiose e/o smarrite esternate.
C’è un mondo di cose da fare: e le faremo.
Se ci sarà ordine ed organizzazione vuol dire che c’è pensiero, che è azione e quindi necessita rimboccarsi le maniche ed il cervello perché mancano parole nuove e volti nuovi.
Se avessi potuto indicare il titolo con cui annunciare il voto del 13,14 aprile 2008 non avrei scritto che ha vinto il PDL ma “ Ha perso il comunismo”.
Ed allora chi ha, effettivamente, vinto ?
Ha vinto il seme piantato dall’Unione di Centro, un seme di senape che è il più piccolo fra i semi ma produce una pianta tre le più robuste.
L’azione idrovora di Berlusconi nell’ultima settimana elettorale, in special modo nelle ultime 48 ore, è stata quella di “supplicare” chi aveva intenzione di votare l’UdC di dirottare il voto verso il PDL. Perché ciò?
Il cav. Berlusconi è uomo intelligente e conosce bene il gioco degli scacchi e quindi come una vittoria momentanea, pur eclatante, non trova soluzione se non è dato scacco matto al Re.
Ho discusso in varie occasioni col Prof. Gazzetta (ispiratore del referendum per una nuova legge elettorale tendente ad un bipartitismo senza se e senza ma) chiosando che un bipartitismo comporta una distinzione troppo netta tra nero e rosso (come i tagli delle tele di Fontana che ispirano al giorno ed alla notte, al noto ed all’ignoto, alla vita ed alla morte; in sintesi una contrapposizione netta che non ammette altro colore, neanche i toni di grigio) e giova poco l’esprimersi da moderati, ovvero e meglio mostrarsi da moderati, perché è solo l’agire sociale e politico che poi determina se effettivamente il pensiero è tale.
Berlusconi tende ad un bipartitismo puro e questo ha un solo ostacolo: un Centro politico effettivamente moderato.
In uno degli incontri col Prof Gazzetta era presente anche il Prof. Barbera (costituzionalista di riferimento per D’Alema) che mi oppose di non gradire un centro sempre arbitro, sia se schierato con la destra che con la sinistra.
Gli risposi con quanto aveva di già teorizzato, circa 2500 anni fa, Aristotele nella sua visione dello Stato; vale a dire che non possono essere gli indigenti o la classe che ha redditi minimali a governare la res pubblica perché troppo impegnata alla sussistenza e neanche la classe agiata, perché governerebbe per preservare il proprio status; ed allora è la classe media/moderata che, disponendo del giusto tempo e denaro, può gestire la res pubblica nel migliore dei modi.
La sinistra radicale, meglio definibile antistorica, in Italia ha resistito addirittura un ventennio dalla conclamata sconfitta internazionale; in serenità e giustezza dico che nelle analisi finora rese non è emersa quella che vedo come l’effettiva ragione della scomparsa: il Sindacato, oramai prepotente, autoreferenziale e finanche autopoietico creandosi inimmaginabili funzioni e veti.
E’ così distante dalla realtà che lotta solo sulla base di pregiudizi e/o di diritti a prescindere senza preoccuparsi che tale arroccamento non comporta l’interesse dei rappresentati (ancorchè oramai d’ufficio per com sono gestiti i tesseramenti).
Di riscontro si appalesa una destra camaleontica che pur di gestire il potere arriva finanche a sciogliersi e rinnegare simboli che esprimono i valori sottostanti e non sono vissuti dagli iscritti come bandiere senza senso e senza storia..
Gli unici che non hanno rinnegato alcun simbolo e lo espongono con fierezza sono propri i moderati; prima per il tramite della Democrazia Cristiana ed ora con l’Unione di Centro.
Ed allora coltiviamo nel migliore dei modi questo seme di senape che l’Unione di Centro ha piantato, unico baluardo del reale pensiero moderato.
Certo il PDL ha i numeri per fare ciò che vuole ed invero il “seme” ha spostato e di molto le aspettative di un bipartitismo assoluto che, se trova ragioni d’esistere nel mondo anglosassone, non può essere esportato sic et sempliciter in Italia che si è giovata di un senato rappresentativo di tutte le classi sociali fin dai tempi dei Romani, per non dire dello status ipotizzato dal già citato Aristotele.
Proporrò all’Unione di Centro l’ipotesi della realizzazione di un “Senato etico”, ben teorizzato da Dahrendorf, in cui eleggere, “senatori a vita” politici quali, ad esempio, De Mita, Gerardo Bianco ed Andreotti, oltre ovviamente ad altri meritevoli di un siffatto senato.
Ad onor del vero Berlusconi non ha ignorato l’analisi dei comportamenti collettivi e dei movimenti sociali, ma l’effettivo neo-liberalismo si oppone all’istituzionale, alle barriere imposte dalle strutture che limitano la libera espressione delle nuove esigenze politiche che chiedono volti nuovi scelti dal Popolo e non nominati dalle “Signorie” imperanti.
Dahrendorf ha indicato nuovi fondamenti alle teorie liberali alla luce dei mutamenti sociali e delle nuove esigenze emerse nelle società industriali avanzate.
Le vecchie teorie sociali liberali devono quindi rivedersi e ciò rimanendo all’interno della tradizione liberale.
Riemergono tendenze individualistiche ed allora appare necessario indicare i processi di interpretazione soggettiva ed intersoggettiva attraverso cui si forma l’azione, anziché dedicare attenzione alle forze che condizionano l’azione dell’esterno.
Ed infine, occorre distinguere tra un agire tecnico-strumentale, che mira alla trasformazione della realtà, dall’agire comunicativo che tende al reciproco intendersi.
Individuare i fattori che rendono possibile l’agire comunicativo è imperativo per una nuova classe politica che intende proporsi e che deve farsi affiancare come mentore dal “Senato etico”, perché l’etica della saggezza eviterà quello che è una minaccia sempre possibile: il dominio di una parte sull’altra.
