processione pagana
… Sotto lo slogan “Fermiamo le banche” può ritrovarsi uno schieramento delle componenti centriste che appaiono e sono anime vaganti desiderose di esprimersi compatte ed invero non riescono a venire a capo dell’intricata matassa creatasi per gli innumerevoli distinguo pur agognando valori condivisi…A maggio, come d’abitudine, inizia il giro d’Italia e quest’anno è partito dalla Sicilia.
Le prime immagini televisive di una folla plaudente mi hanno innescato un incredibile percorso mentale il cui punto d’arrivo è stato il comprendere le ragioni per le quali un centro politico non riesce a decollare in Italia.
Ho memoria, allorquando ero studente, che si usciva prima da scuola se la città era oggetto del passaggio del giro ciclistico; tutti eravamo accalcati ai lati delle strade nell’attesa del passaggio, comunque premiati dalla cosiddetta carovana pubblicitaria che dispensava caramelle, cappellini ed altro offerto dagli sponsors.
Ed invero, al Sud e nei piccoli centri più che al Nord e nelle grandi città, negli anni cinquanta ed anche sessanta - al momento del transito dei ciclisti - dai balconi erano lanciati petali di fiori, offerti ad una apparente processione pagana e perché ritenuta tale, non era offerta alla stessa anche l’esposizione delle coperte lasciando tale rito alla processione meramente cattolica.
Questi pensieri mi hanno condotto a chiedermi cosa mai infervorava ed infervora, ancorché oggi meno, folle plaudenti ed osannanti ed è stato un attimo cogliere la ragione, come in una illuminazione zen la mente si è aperta allo scenario dante causa di tali fervori agonistici: il potersi schierare, il poter essere pro o contro; il concatenamento dei pensieri ha fatto emergere che gli Italiani, da sempre, si sono schierati ed amano farlo.
Romolo e Remo, Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri… Bartali e Coppi, dove al primo, pur toscanaccio, era assegnata la palma di cattolico nel mentre a Coppi di profano, ancorché nei fatti non lo era.
A poco servì a Binda essere pari campione ottenendo una risibile schiera di sostenitori; gli Italiani erano schierati o con Bartali o con Coppi ed è stato questo dualismo a rendere il ciclismo sport seguito dalle masse.
In seguito altri ciclisti si sono combattuti creando pro e contro, basti ricordare Gimondi e Merckx ed invero si è cercato sempre un leader da contrapporre, se non ad altro italico ciclista, a quello straniero che nel gergo ciclistico è sempre definito d’oltralpe, senza che ciò sia riferito, in via esclusiva, ai cugini francesi.
Quando è stato possibile farlo anche in politica la rappresentazione degli schieramenti era da una parte la Democrazia Cristiana e dall’altra parte il Partito Comunista.
È stato questo schierarsi il collante che ha unito generazioni avverso altre; una Democrazia Cristiana, definibile e definita centrista, era tale ma anche e soprattutto era contro il Partito Comunista ed al venir meno dello stesso, ovvero e meglio e di più, alla ideologia come sorgente pura sottostante allo stesso, la DC ha perso, unitamente all’altro anche il proprio orizzonte di azione politica non identificandolo né pro e né contro il Partito Comunista ed è questo il vero male del “centrismo” attuale, il non schierarsi né con la sinistra e né con la destra ed al tempo stesso non opporsi, dichiaratamente e con un nuovo collante di valori, né alla sinistra e né alla destra.
La Lega ha ottenuto consensi, anche trasversalmente poi, perché si è sempre schierata contro qualcosa: i meridionali prima e gli extra comunitari, meglio se islamici, poi.
È doveroso ammettere che alle sfuriate di Bossi poi fanno seguito anche atteggiamenti critici costruttivi ed un pò dell’attuale antipolitica e merito anche della Lega.
Ovviamente per antipolitica si intende, come già espresso in altri scritti, non l’atteggiamento tipico degli ermetici che non condividendo il regime, più che pungerlo, si isolarono in un proprio linguaggio pur affermando, in una famosa poesia di Montale “…ciò che non siamo, ciò che non vogliamo…”; l’antipolitica della Lega, come di Grillo, è per converso richiesta di partecipazione alla res pubblica e nel mentre la Lega l’ha ottenuta, astutamente schierandosi contro, i centristi invano provano a compattarsi laddove è prodromo schierarsi e l’occasione è data da una problematica cogente: l’affanno economico che è di tutti, quindi una condizione trasversale che assilla la quasi totalità dei ceti sociali.
Sotto lo slogan “Fermiamo le banche” può ritrovarsi uno schieramento delle componenti centriste che appaiono e sono anime vaganti desiderose di esprimersi compatte ed invero non riescono a venire a capo dell’intricata matassa creatasi per gli innumerevoli distinguo pur agognando valori condivisi.
In altro tempo avevo già offerto una possibile soluzione ai tanti demiurghi indicando come paradigma il “modello Partenone”; la maestosa struttura greca che domina l’acropoli di Atene ha una geometria edificatrice perfetta; ogni colonna è portante ed al tempo stesso non indispensabile alla salvezza del tutto, per cui se crollasse farebbe precipitare con sé solo una parte e non il tutto.
Ed allora cosa accomuna le tante “singole” colonne ? il solo tetto è condiviso e quel tetto può metaforicamente ergersi come collante dei tanti centristi che, in siffatto modo, manterrebbero la propria singolarità pur in un contesto di condivisione dei valori comuni effettivamente sottostanti ai moderati che amano posizionarsi in una visione centrista della politica ed in tal modo riconoscersi.
Questo tetto, dovendo essere comune e servendo quale dante causa per “schierarsi”, ben può essere il “Fermiamo le banche” ed a chi immagina che questa causa non sia di “valore” è sufficiente riscontrare che la soluzione proposta e sottostante a tale progetto, laddove compita, risolverebbe i problemi economici di tutti, eliminerebbe l’indigenza e porrebbe le basi per un nuovo modello di civiltà che pone, effettivamente, al primo posto il cittadino il quale, scevro di vessazioni economiche, dedicherebbe più tempo alla qualità della vita migliorando il corpo e l’anima potendo così scegliere il proprio credo religioso in sereno convincimento e non anche perché indotto da necessità materiali spesso manipolate dal pseudo-santone del momento che fa proselitismo promettendo quel che manca.
In serenità e giustezza dico che questa azione/attività potrebbe definirsi, a buona ragione, “Superpolitica” intendendo far esprimere a questo lemma una politica di candore e quindi super partes ad esclusivo ed effettivo interesse dei Cittadini.
