Un progetto politico di “nuova vita”.
Questo progetto politico non è una prospettiva che aspira ad essere la più ampia e universale possibile, quindi anche a prescindere dall’aspetto sensibile, è una “vita nuova” tutta raccolta nel compito non di governo, ma di amministrazione in una collocazione di lavoro e solidarietà…Mi trovo deciso e costretto a prendere le opportune e più chiare distanze e ciò è sentito come un dovere grave per evitare di disilludere e disingannare chi, maggiormente in giovane età, senta di ritenere come propri maestri quelli che appaiono tali.
Necessita mettere in guardia contro l’eccesso di fiducia che caratterizza i rapporti fra i giovani ed i propri maestri perchè spesso sono indotti a sostenere l’esercizio di un’autorità politica parlamentare allorquando questi pseudo-maestri sono politici.
Occorre cogliere tutta la forza della pericolosità dello “spirito di autorità” e di quanto questo divenga micidiale se accompagnato dal prestigio politico ed intellettuale ed anche dalle capacità oratorie.
L’autorità, che unita al prestigio trascina, è la più pericolosa autorità di comando e c’è da augurarsi che sia felice ed invidiabile chi, per converso, non conosce sempre la fine della propria fase e non è quindi padrone impeccabile della propria eloquenza.
La forza di persuasione, nelle maglie e nelle forme della comunicazione sociale, è pericolosa e diventa vera e propria manipolazione è può giungere finanche all’asservimento diventando un atteggiamento ed uno stile che penetrano nel tessuto della vita sociale, trasformandosi e corrompendosi fino alla manipolazione ed alla demagogia, ovvero sublimandosi fino alla cooperazione ed alla simpatia con esaltazione delle folle.
Il mondo è pieno di persone che praticano la manipolazione e, purtroppo, è ancor più pieno di persone che la subiscono.
Occorre fare i conti con la comunicazione sociale onde evitar che anche i grandi ideali, del socialismo, della solidarietà ed altri, non siano ridotti a nuove occasioni di inganno e di asservimento.
La forza del linguaggio e dello spirito autoritario e dei suoi conseguenti travestimenti, deve occupare e preoccupare le nostre menti e senza che ciò diventi anarchia politica che possa assurgere a “ragione dea”, è da rifuggire tale ipotesi che allorquando diventa sostanza lo è perché alleata dei potenti contro un’umanità sofferente che è giunta al socialismo, senza che sia stato compiuto, trovandolo solo come presunto strumento di liberazione dagli ostacoli economici e così posizionato rischia di ritrovarsi, ancora una volta, sotto il duro governo di un socialismo autoritario: metafisico e scientifico, apportatore di nuove e peggiori schiavitù.
E’ d’obbligo distinguere da un’autorità di comando: che si esercita con la forza e s’impone, da un’autorità di competenza: che esercita, modestamente, la ragione e si propone.
Il percorso deve avere come fine il ridurre a zero le autorità di comando e di moltiplicare le autorità di competenza e per ottenere ciò, nella visione della nostra militanza politica e delle nostre adesioni ideologiche, dobbiamo renderci accorti ai processi ed ai dinamismi acchè non siano attuati con le forme della manipolazione e, conseguentemente, diventare altri strumenti di asservimento piuttosto che condizioni ed occasioni di libertà.
Occorre percepire attraverso quali fini e dinamismi si costruisce e si instaura un’autorità di comando; per ottenere ciò è evidente che necessita una funzione educativa sulla prassi politica e morale.
Mi infastidisce ogni azione di manipolazione, sia che operi nel mondo borghese ed imborghesito, sia che operi, più colpevolmente, tra coloro che pretendono di combattere il mondo borghese attuandolo con gli stessi metodi ed atteggiamenti di fondo.
Ecco perché dobbiamo rigorosamente impedire a noi stessi, sia come vittime che come carnefici, di partecipare a situazioni ed azioni di tal genere.
Il luogo dove sono esercitate le pressioni manipolative è quello della comunicazione sociale, dove chi parla non intende più le parole per quelle che sono e comportano falsità nella comunicazione, nel mentre chi ascolta le intende invece nel senso pieno, reale, pagando di persona per tale interpretazione.
Il problema, forse tutto il problema, è in questa menzogna che opera per lo più nel meccanismo del linguaggio politico.
Imparare a non esercitare questa azione di manipolazione e non subirla non è facile perché si oppongono abitudini inveterate, l’educazione ricevuta, le complicità e le influenze reciproche fra vittime ed autori, il tutto aggravato dal contesto di disagio economico e dall’incertezza del futuro che maggiormente si diffonde in negativi contesti economici come quelli attuali.
Serve una scelta di vita ed un progetto politico il cui cardine è il fermo proposito di vivere poveri, laddove ciò si intende non la mirabile povertà francescana ma un vivere senza togliere agli altri contentandosi e senza ambire al superfluo: che non è altro che falsi bisogni che una comunicazione manipolata ci mostra quali necessari ed indispensabili.
Mi è d’obbligo chiarire che per me il concetto di socialismo non è quello marxista (laddove Marx non faceva differenza di concetto ed usava indifferentemente il lemma socialismo e comunismo per identificare una medesima teoria) ma è inteso quale socialdemocrazia compiuta.
Chiarito ciò posso indicare che la riflessione teorica del socialismo, empiricamente fallita perché governata con autorità di comando e non di competenza, indica di vivere in una esatta e sana povertà come condizione preliminare affinchè si realizzi una comunicazione sociale non autoritaria e senza manipolazione, comportando ciò una comunicazione in cui gli interlocutori parlino lo stesso linguaggio in quanto identico è lo stile di vita economica.
Ogni conversazione è maggiormente vera ed autentica ed è relazione di amicizia in condivisione di condizioni, diversamente – quasi sempre – è manipolazione ed inganno, è mantenimento del censo, delle posizioni acquisite, è lotta per le posizioni ambite, è una lotta di classe interna a sé stessa laddove insiste, a differenza della cultura dell’India, almeno la possibilità di variare il proprio status sociale che se è ottenuto per il tramite delle proprie capacità è ammirevole e d’esempio, per converso se ottenuto in danno degli altri è puro inganno.
Questo progetto politico non è una prospettiva che aspira ad essere la più ampia e universale possibile, quindi anche a prescindere dall’aspetto sensibile, è una “vita nuova” tutta raccolta nel compito non di governo, ma di amministrazione in una collocazione di lavoro e solidarietà ed in economia si espleta per il tramite di una sana e reale comunicazione sociale economica non più affidata, in via esclusiva, alla gestione dei dominus del mondo bancario.
Con questo progetto di “vita nuova” si fa esplodere ogni socialismo presuntuoso ed ogni comunicazione autoritaria; si fanno esplodere gli schemi di una comunicazione che nasconde manipolazione e demagogia, facendo anche esplodere le rigide strutture di un socialismo che non vuole misurarsi con la povertà per costruire una solidarietà più ampia e più profonda.
Questo convincimento ci renderà meno tranquilli e meno sicuri, certamente più agguerriti per l’ottenimento di una società migliore che ha bisogno della più attiva e lucida partecipazione.
