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Grembiule + 5 in condotta = una migliore Scuola ?

11 settembre, 2008 (21:03) - Varie - Stampa Stampa

Quello che effettivamente occorre non è una discussione su questi due temi od altri analoghi, perché sono più di forma che di sostanza, nel mentre necessita - questo sì - un dibattito sulla severità ai contenuti: argomento del tutto sconosciuto alle cronache giornalistiche e politiche prese nel vortice della sola problematica del grembiule e del 7 in condotta…Il grembiule è figlio del suo tempo ed i tempi non tornano indietro nelle società democratiche.
Se ciò può non contestarsi, invero devo ricordare che Croce individuò due percorsi della “Storia”; quella lineare, definita res gestae, delle cose accadute e che avanza senza riprendere forme del passato, alla quale contrappone quella ciclica, definita historia rerum gestarum che attua il tentativo di scoprire gli eventi accaduti nel passato, formulandone un resoconto intelligibile, implicando necessariamente una contestualizzazione dell’evento passato e conseguentemente, in quanto oggetto di soggettivazione al presente, non è mai come nel passato e neanche applicabile nelle stesse modalità perché il contesto sociale è cambiato.
Ed invero, proprio il cambiamento del contesto sociale ha reso simili (non identiche) le condizioni che determinarono l’obbligo del grembiule e ciò, direbbe Cusano, per concidentia oppositorum; una concidenza di opposti perché se nel passato era per nascondere gli abiti miserevoli di alunni i cui genitori erano reduci dalle ristrettezze economiche causate dal conflitto mondiale, oggi è per evitare che gli alunni ostentino il maggior lusso possibile in una gara che pone al centro ragazzi ed adolescenti i quali ambiscono a tali “totem” del benessere ed al loro “altare” depositano i migliori valori ricevendo solo “doti” di egoismo atti al solo fine del raggiungimento del lusso da esibire.
Con una visione siffatta non può che accettarsi l’imposizione del grembiule e se appare un ritorno al passato poco importa. Nelle società democratiche, quelle vere e concrete fondate sui valori, porre un limite alla conquista dei beni superflui è non solo doveroso, ma imperativo.
Relativamente al voto in condotta non posso che notare che bisognava proprio essere terribili per essere bocciati a causa della condotta, ancorchè gli anni ’50, ‘60 e ’70 erano di altro genere di severità, figlia dei suoi tempi.
Quello che effettivamente occorre non è una discussione su questi due temi od altri analoghi, perché sono più di forma che di sostanza, nel mentre necessita - questo sì - un dibattito sulla severità ai contenuti: argomento del tutto sconosciuto alle cronache giornalistiche e politiche prese nel vortice della sola problematica del grembiule e del 7 in condotta.
Serve ricordarsi ed aver ben presente che Hitler affermava che la cultura sciupava i suoi ragazzi.
Ed allora c’è da chiedersi perché mai siamo indietro nelle scienze, perchè conosciamo poco le altre lingue, perché non siamo ferrati finanche in italiano e perché pochi si iscrivono alla facoltà di matematica.
Una risposta, di puro taglio gossip, potrebbe essere che intervistati i Parlamentari si scopre che pochi sanno collocare la data della rivoluzione francese od anche della scoperta dell’America, ma questo atteggiamento è da evitare perché appunto, facendolo passare come gossip, lo sminuisce nel valore di quello che rappresenta: una non conoscenza allorquando è sbandierato che viviamo nella società della conoscenza; ed allora se è tale questa società vuol dire che non possiamo permetterci l’ignoranza e né permettere che le giovani e migliori menti vadano all’estero per coltivare la conoscenza.
E non è un caso che il fenomeno della conoscenza più gradita ai giovani, che fanno a gara per esserne parte, e quella di you tube, che è lo stile gossip!
Conoscenza è anche non dimenticare che necessitano strategie per conquistare gli investitori esteri, oltre che lo sviluppo d’impresa e per ottenere ciò occorre sostenere in modo integrato il “brand Italia”, quindi ancor più continuare ad innovare gli strumenti legislativi prevedendo azioni mirate quali, ad esempio, nuove agevolazioni per riqualificare l’offerta turistica che può significare una sinergia ambientalmente armonica con i territori per attuare porti turistici e strutture di accoglienza quali villaggi turistici “made in Italy”.
Quindi agire sul fronte interno per una vera e migliore conoscenza ed al tempo stesso far sì che le conoscenze acquisite siano messe a frutto sul territorio, dove sono attuate iniziative occupazionali che contrastino la fuoriuscita delle giovani menti ed anzi siano stimolo per una ipotesi di emigrazione inversa.
E’ imperativo quindi un dibattito ed un’azione decisa per offrire soluzioni a questi perché ed appassionare tutte le parti ad una progettualità competitiva per comprendere dove e come l’Italia deve orientarsi.
Non è quindi da condividere, nell’attuale modus vivendi della nostra società, il commento di Marc Block che “Quando uno studioso ha osservato e spiegato, ha finito il suo compito”; è doveroso invece avere presente quanto Spinoza ebbe ad ammonirci: “Nec ridere, nec flere, sed intelligere” (Non ridere, né piangere, ma capire).

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