ALITALIA: ciò che non è detto, non appare, non si sa.
E’ come se tutti urlassero e nessuno riesce a sentire la voce giusta….
La CGIL ha pochissimi piloti iscritti, è un numero risibile ed intende comunque far valere una rappresentatività che ha in altre categorie e, poichè ciò non è, non abdica acchè sia il Sindacato autonomo dei piloti a…Si pone il problema della disinformazione che sta provocando caos.
E’ come se tutti urlassero e nessuno riesce a sentire la voce giusta.
Se tu vedi una cosa, come fai a dimostrarla con razionalità se la cosa che hai visto ora non c’è più.
Proviamo a metterci nei panni di una persona che fa del razionalismo e del materialismo un punto fermo per cui per ogni affermazione occorre una dimostrazione che utilizzi un metodo scientifico; se l’affermazione non è dimostrabile con tale metodo si parla solo di ipotesi e tali sono state le trattative con Air France, sempre bloccate dai Sindacati ed è qui che occorre chiarire: quali sindacati?
Non certo i Confederali, UGL ed altre sigle.
La verità che non è detta, che non appare e che non si sa, è che è una lotta per la supremazia di uno status di rappresentatività quello che ha distrutto l’ipotesi Air France e distrugge quella CAI.
La CGIL ha pochissimi piloti iscritti, è un numero risibile ed intende comunque far valere una rappresentatività che ha in altre categorie e, poichè ciò non è, non abdica acchè sia il Sindacato autonomo dei piloti a gestire la trattativa relegandola in posizioni marginali.
Il presidente del sindacato autonomo dei piloti è soggetto quasi ignoto ai media e quindi non passa il suo messaggio che, in serenità e giustezza dico, più che proteso alla soluzione è improntato a rendere noto, con supponenza ancorchè supportata dal numero degli iscritti, a quanto sia necessario che la trattativa passi per il suo tramite e non per quello della CGIL.
Nelle rare occasioni che gli sono state offerte, a domande su cosa effettivamente chiedessero i piloti, giammai lo si è sentito entrare nel merito rispondendo, con evidente stato esagitato, che è lui che rappresenta i piloti e la CGIL non rappresenta nulla.
C’è da osservare che gli altri sindacati, non avendo iscritti un numero di piloti tali da giustificare il fatto di parlare per tutti, hanno - comprensibilmente e ragionevolmente - lasciato spazio, nel mentre la CGIL non accetta, nè ha mai accettato situazioni analoghe, di essere relegata in secondo piano ergendosi sempre a dominus delle trattativa con l’arroganza del prepotente che l’ha sempre contraddistinta.
Quando Berlusconi afferma che è la CGIL a non voler far concludere l’accordo afferma il giusto ed invero dovrebbe comprendere che, quasi sicuramente, l’opposizione è esclusa da tale nefasta azione e che il mancato accordo non verte nel merito delle proposte: è coro unanime che il piano industriale va bene, così come la parte economica, bensì è un non voler accettare che l’accordo sia concluso non per l’apporto della CGIL ma per quello del sindacato autonomo dei piloti; ciò significherebbe per la CGIL far capitolare il suo primato di rappresentatività ed allora ecco che, pur di non perdere questo “trono”, meglio che l’accordo salti.
