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La finanza relativista

21 novembre, 2008 (23:21) - Economia - Stampa Stampa

I politici, i sindacalisti ed un po’ tutti, invocano provvidenze ai Cittadini ed appare ovvio, logico e doveroso.
Il mio parere è che la priorità non è questa ed articolo il ragionamento sottostante…La finanza aggressiva, da me definita relativista, ha perso ed il solo orizzonte possibile appare una società più umana, dove è l’etica il valore condiviso e l’unico condivisibile.

La crisi della finanza relativista coinvolge principalmente, senza colpe, il mondo industriale: quello che produce manufatti e richiede l’opera dell’uomo per ottenere ciò.
La sola industria dell’auto americana vede a rischio 13 milioni di lavoratori e scatenerebbe un effetto domino; ciò non toglie che un aiuto a questa industria è giustificato solo se insiste par condicio con le analoghe industrie di tutti gli altri Paesi; diversamente è finanche concorrenza sleale e creerebbe degli squilibri tra Stati anche di potere politico e dalle inimmaginabili conseguenze.

Ho già alzato la voce per rendere noto la strategia che fin da ora stanno applicando le multinazionali americane, notoriamente impegnate a produrre sul proprio territorio solo manufatti particolarmente costosi che solo l’alto reddito degli statunitensi può permettersi di acquistare e che noi europei neanche troviamo nei supermercati; non ho memoria visiva di un prodotto made in USA, né ricordo di averne acquistato qualcuno.
Le multinazionali americane chiudono le aziende nel resto del mondo, anche se attive. Chiudono quelle aziende per le quali possono permettersi di riorganizzarle sul suolo americano e quindi quelle tecnologicamente più evolute.
Il prodotto realizzato sarà sì più costoso ed invero insiste un minor danno sul presupposto delle seguenti ragioni:
A) un americano disoccupato ha un costo sociale che significa poi, inevitabilmente, più tasse;
B) un americano disoccupato non dispone del reddito necessario all’acquisto di manufatti made in Usa;
ciò detto, è preferibile produrre in Usa a costi superiori e quindi con un margine inferiore (pur sempre un margine) significando ciò che il cittadino americano mantiene la sua capacità di spesa e conseguentemente spende per l’acquisto di tutti quei prodotti, per lo più superflui, che si vedono nelle sole case americane.
In Europa, in special modo in Italia, è opportuno porre attenzione a chi offrire le provvidenze che si ipotizzano.
Devo essere razionalmente cinico, come le mamme indiane che lavorano e pranzano in ristorante, non tornando a casa per tale incombenza, perché – diversamente - offrirebbero ai figli il proprio cibo e sarebbero poi così debilitate da non sopportare il lavoro, con il maggior danno che perdendolo, non potrebbero offrire neanche quel minimo garantito dal proprio lavoro.
I politici, i sindacalisti ed un po’ tutti, invocano provvidenze ai Cittadini ed appare ovvio, logico e doveroso.
Il mio parere è che la priorità non è questa ed articolo il ragionamento sottostante.
Se ad una famiglia giunge denaro l’impulso non è di spenderlo ma – caratteristica tipica italiana – di risparmiarlo e così facendo portarlo in banca che riceverebbe, oltre alle provvidenze dello Stato, l’ulteriore foraggiamento da parte dei Cittadini.
Il denaro dello Stato, quindi dei Cittadini tutti, non deve darsi a quest’ultimi e prima ancora alle banche.
Deve spendersi in infrastrutture ed in siffatto modo avremo i due seguenti principali vantaggi:
1) distribuzione alle imprese, conseguentemente ai lavoratori delle stesse, dei redditi prodotti per la realizzazione delle opere;
2) le infrastrutture portano eccellenza e competitività al Paese e sono investimenti di media-lunga portata, pertanto sono quelli migliori ed ambiti perché dura nel tempo la loro efficacia ed i vantaggi sono per tutti;
Non facciamoci distrarre da falsità nella comunicazione, ben manipolata solo per mortificare i valori reali dei prodotti ed al solo fine di un vantaggio per pochi.
Un esempio?
Non ci sarà, almeno in questo secolo, una unica energia che prevarrà.
Le notizie che circolano, allorquando serve a chi gestisce il prodotto, sono che il petrolio finirà; prima era voce entro il 2020, ora il 2050, di seguito la data sarà spostata sulla base del momento di necessità speculativa.
Il petrolio che si estrae lo si fa dal solo 35% di quello che si conosce !
Il futuro di questo primo secolo del terzo millennio porterà, almeno è questa la spes, ad un utilizzo di diverse fonti energetiche e tra queste l’auspicio è che prevalgano quelle eco-compatibili, anche se lo scenario è che il nucleare ha - purtroppo - un trend in crescita.
Non esprimo un giudizio negativo su quanto accade perché, così appare, i Cittadini iniziano a contestualizzare che il potere economico di pochi potenti può essere messo in discussione; sembra quasi il ritorno ad un nuovo illuminismo che, tempo fa, ebbi a definire “illuminismo sociale”.
Chi ha conoscenza dell’illuminismo francese, supportato da personalità quali Voltaire, Montesquieu, Rousseau, per citare quelli più noti, dell’illuminismo inglese di Newton, primo artefice illuminista, di quello milanese di Beccaria o napoletano di Filangieri e Genovesi, ben comprende che è come se effettivamente si stesse ripetendo ed attuando quel particolare periodo storico che ha cambiato la concezione del mondo.
Accadrà ? speriamo proprio di sì.

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