La Formica romagnola e l’eccedente l’eccessivo.
vivo da qualche anno in riviera romagnola e l’impatto della diversità dalla realtà come quella milanese da cui provenivo…
vivo da qualche anno in riviera romagnola e l’impatto della diversità dalla realtà come quella milanese da cui provenivo non è stato dirompente perché, come mi ricorda mia moglie che è insegnante “ sono io che lavoro a Rimini, tu, lavorativamente sei rimasto a Milano”.
Ed era vero fino a poco tempo fa perché comunico con gli altri Colleghi per il tramite di internet.
Poi, com’è giusto che accade, si iniziano a frequentare nuovi amici, si fa shopping, insomma alla fine si fanno le stesse cose che a Milano e giocoforza inizi ad assimilare la diversa cultura.
Se c’è qualcosa che in riviera manca è una diffusa espressione di eventi culturali; qui è importante ed imperativo il mangiar bene.
Sono rotariano ed allorquando mi sono recato per una conviviale presso il Club di Rimini, ospite presso il bellissimo Grand Hotel di Rimini, sono rimasto esterrefatto: era come un banchetto nuziale, tanti tavoli imbanditi con tutte le pietanze possibili ed ai dolci erano dedicati ben due tavoli.
Mi è stato necessario chiedere se si festeggiava un particolare evento, ma la conferma che tale abbondanza è routine è stata immediata, anzi è apparsa incredula la mia domanda.
L’occhio della mente mi ha rimandato al parco pranzo del mio Club: un primo piatto ed un dessert, ed alla cena che è supportata da una seconda portata.
Dimenticavo il caffè: immancabile, sia a pranzo che a cena.
Non che mi lamenti del “pasto” milanese; è l’eccedente l’eccessivo del pasto riminese che mi ha lasciato perplesso per poi catapultarmi nella convinzione che effettivamente qui la prima cosa essenziale è il mangiare bene ed abbondante; e devono esserci entrambi i fattori per soddisfare un romagnolo: qualità ed abbondanza, diversamente è pronto a rimbrotti verso chi ha organizzato, ovvero a giurare di non ritornare più nello stesso posto.
L’altro aspetto che mi ha meravigliato è stata la sensazione, creatasi a mano a mano che aumentavano le mie frequentazioni locali, di riscontrare un atteggiamento da avari.
Non da taccagno, che esprime un carattere gretto e spilorcio, questo no; nei fatti il romagnolo cerca di guadagnare quanto più possibile dalla propria attività eliminando ogni frivolezza od azione non necessariamente utile a produrre reddito.
Non è tirchio perché per sé spende e tanto; non a caso passeggiando per il corso d’Augusto di Rimini o viale Ceccarini a Riccione, si nota subito bella gente, abiti griffati e donne ed uomini che sfoggiano gioielleria importante.
Non è un caso che nella sola zona di viale Ceccarini, quindi in sole poche centinaia di metri, ho constatato esserci non meno di nove gioiellerie: tutte belle ed alcune finanche di una qualità superiore a quelle visibili in via Montenapoleone a Milano.
Domenica scorsa, nel mentre sorseggiavo un buon caffè in uno dei tanti bei bar di viale Ceccarini e godevo del passeggiare delle persone, ragionando su questa dicotomia dei romagnoli, vale a dire essere avari e spendere poi tanto per sé stessi, la costruzione dell’accavallarsi dei pensieri mi ha portato a comprendere, ovvero è una mia sommessa intuizione, la ragione di un siffatto comportamento.
Il 70% dei romagnoli ha una attività stagionale; ciò comporta che il reddito di tale periodo deve bastare per quasi due terzi del restante tempo ed ecco che, proprio nell’espletamento dell’attività, il massimo sforzo è diretto al massimo profitto perché si sa che terminando la stagionalità operativa non ci saranno altre fonti di reddito e quanto accumulato deve essere sufficiente a mantenersi per tutto il restante periodo che intercorre alla ripresa dell’attività.
Con tale ragionamento ho giustificato l’avarizia espressa dai romagnoli nell’attività lavorativa.
Dovevo ora chiarirmi come mai queste “formiche romagnole” diventano poi cicale allorquando è da spendere per sé stessi.
Ho avuto il piacere di trascorrere un periodo a Rio de Janeiro e dall’albergo che si affacciava su di uno dei più bei lungomari del mondo, notavo come tanta gente, di ogni età, dedicasse del tempo alla cura del proprio corpo. Il brasiliano è principalmente edonista e cerca di vivere quanto più possibile nel migliore dei modi.
Collegare i brasiliani ai romagnoli è stato fin troppo facile. Qui non ci si presenta con il “come stai” bensì con il “come sto”, perché si vuole che gli altri plaudino alle proprie forme fisiche.
La Romagna pullula di scuole di ballo e di… palestre, che applicano sempre tutte le mode del momento giungendo ad essere finanche anticipatrici di nuovi stili.
Continuavo a chiedermi tuttavia la ragione di tale edonismo ed è stato sufficiente ricordarmi dell’assenza di eventi culturali per giungere all’ovvio.
Purtroppo è accaduto che i romagnoli si sono arricchiti, hanno accumulato e, non volendo spendere per cose superflue quale un biglietto per assistere ad uno spettacolo teatrale perché, prosaicamente, non apportava o lasciava nulla a sé stessi, hanno preferito sempre optare per una “buona mangiata”, ovvero acquistare qualcosa per sé. Poi il solo mangiar bene non è stato sufficiente e le nuove generazioni si sono rispecchiate nei modelli delle fictions televisive (quanti danni ha fatto e continua a fare Beautiful).
Tutti belli, tutti magri, tutti ben vestiti con il sottostante supporto mentale: mi posso permettere la palestra, i gioielli e gli abiti griffati perché sono bravo e so gestire bene la mia attività che mi fa guadagnare tanto da permettermi tutte queste cose.
E’ un circolo vizioso senza fine. Più ci si imbelletta e più non si può tornare alla semplicità perché sarebbe un messaggio del tipo “te la passi male vero?”.
In questo le Istituzioni contribuiscono perché sono premiati eventi goderecci, ovvero validi per soddisfare i tanti turisti che frequentano la riviera.
Spettacoli impegnati per i romagnoli neanche a parlarne e tanto è vero ciò che un evento culturale, fosse anche una mostra, per essere supportato e frequentato deve disporre di un buon buffet, diversamente sarà disertato.
Ho partecipato a diversi incontri di beneficenza ed hanno tutti due caratteristiche comuni: il mangiare e la lotteria; perché se ti pago un biglietto mi devi far mangiare e poiché in proporzione a quello che ti pago non mi fai mangiare adeguatamente (diversamente non resterebbe nulla da beneficiare), deve offrirmi la possibilità di una vincita.
Sarà dura per le prossime generazioni romagnole ribaltare tale paradigma sociale ma, come suol dirsi:”Finché c’è vita c’è speranza”.
La diamo una spintarella culturale riportando la frase appena scritta del grande Cicerone così come ebbe a dirla? ma si, si deve pur iniziare ad “iniettare” un minimo di bagaglio di conoscenze e quindi affermiamo pure “Dum anima est, spes est”.
