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Perché dico no al Maestro unico.

25 marzo, 2009 (17:42) - Cultura, Scuola - Stampa Stampa

Il ritorno al maestro unico è l’ammissione dell’abdicazione del sistema famiglia, oramai ridotta spesso ad un trittico dove…La scuola e la famiglia sono “luoghi primari” che condividono il codice educativo primario dell’insegnamento del rispetto reciproco.
L’insegnante di scuola elementare è sempre stato una finestra sulla famiglia e tale deve restare.
La scuola elementare degli inizi disponeva di un maestro unico che era faro e guida degli alunni i quali, non trovando cultura all’interno delle proprie famiglie: cultura intesa come esempio di relazioni culturali da avere con gli altri e conseguenti comportamenti sociali, attingevano a quella unica fonte.
La capacità del maestro consisteva nel non prevaricare quel ruolo che il momento storico gli aveva assegnato, lasciando ai genitori l’educazione comportamentale, ancorchè potremmo affermare “consigliata ed assistita” dal maestro.
Non è un caso che le Autorità dei comuni, quelle intese tali a prescindere dalla effettiva titolarità giuridica, erano il Sindaco, il Parroco, il Maresciallo dei Carabinieri ed il Maestro.
Il ritorno al maestro unico è l’ammissione dell’abdicazione del sistema famiglia, oramai ridotta spesso ad un trittico dove il figlio unico è mero oggetto di esteriorità dell’aver portato a compimento l’unione: abbiamo un figlio, la famiglia esiste !
Una famiglia è ben altra cosa che un riconoscimento di uno status “’d’esistenza in vita”; la famiglia è il fondamento, la cellula primigenia della società dentro la quale sviluppare la giusta evoluzione con i tempi offrendo esempi ai figli e non delegando ad altri, quale l’istituzione scolastica, una educazione di modelli che devono essere propri dei genitori e non demandati.
La Scuola non può e non deve prevaricare il proprio ruolo che è quello di informare e preparare gli alunni per il tramite delle necessarie nozioni acchè questi abbiano la migliore realizzazione professionale possibile.
Il rapporto Genitori – Scuola deve essere di scambio informativo sulle capacità ed attitudini dell’alunno e delle conseguenti indicazioni per farle realizzare al meglio.
Il rapporto deve essere un reciproco patto di mutualità volto al solo intento del futuro dell’alunno: è altra cosa educare ed instillare nell’alunno quella morale di vita che ogni genitore ha l’obbligo di trasmettere ai figli.
Cosa accade per converso?
L’eccessivo, immediato e continuo progresso condiziona il corso degli eventi e dei rapporti sociali, accadendo ciò senza che sia percepita dagli attori l’alterazione della comunità.
Se può affermarsi, ottenendo condivisione, che l’uomo è l’unico a sfidare il proprio ambiente, deve riconoscersi che la scuola sta affrontando l’impegnativa sfida dell’adattamento e ciò molto più che nel passato; basti pensare alla esigenza di interagire con portatori di differenti codici culturali e linguistici, il tutto reso più complicato dalla necessità di dover integrare ed assimilare diversi canali comunicativi: una multimedialità senza precedenti storici dove, in serenità e giustezza, occorre affermare che sono più gli insegnati a trovarsi spiazzati che non gli alunni in quanto quest’ultimi attenti e ricettivi a tutto ciò che è nuovo. Parafrasando terminologie informatiche, potremmo dire che gli alunni sono digitali, laddove la maggior parte degli insegnanti sono ancora analogici.
Non intendo qui rievocare il concetto di due atteggiamenti errati che maggiormente sono messi in atto dai genitori, vale a dire di fuga od attacco, entrambi non risolutivi.
L’addebito che qui si intende postulare è rivolto a chi ha immaginato che rievocando il “maestro unico”, questi fosse panacea alla problematica sociale che insiste nel rapporto genitori-figli: come dire di offrire loro un “sostituto educativo “.
E’ un falso ed errato modello sociale che si propone e che sarà foriero soltanto di un maggior distacco del rapporto filiale poiché i figli non avranno più neanche il legame di continuità dei valori genitoriali portato dall’esempio educativo.
Tutti vogliono demandare tutto, in forza di cosa? in cambio di cosa?
di una egoistica e relativistica gestione della propria vita che, in tal modo, configura una esistenza di essere soli distruggendo così anche la cellula sociale primigenia della famiglia che, storicamente, ha significato sempre l’unica salvezza per l’uomo.
La presenza di più insegnanti è pertanto positiva perché offre all’alunno una pluralità di figure che restano, proprio perché tante e diverse, solo professionali lasciando ai genitori l’assolutezza del rapporto affettivo ed educativo.

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