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PDL = Moderati ? La DC era un’altra cosa…

29 marzo, 2009 (11:13) - Politica - Stampa Stampa

La DC era un’altra cosa e nel suo amalgama insisteva anche una sinistra come una destra ed entrambe  rappresentavano una componente essenziale.

La DC era un’altra cosa perché era riconoscibile…
La nascita del PDL è un fatto politicamente rilevante ed invero ancora nessuno ha inteso levare un voce per dire che non può definirsi il Partito degli Italiani, ovvero ed anche il Partito dei Moderati.

In realtà, chi riesce a cogliere le cose nel loro giusto valore, non può che comprendere che si tratta del tentativo di colmare un vuoto in modo da incidere nella politica italiana rimettendo il sistema nella direzione del bipolarismo e non diciamo bipartitismo perché la Lega da una parte, l’IdV dall’altra, oltre che l’UdC, sono – per fortuna – abbastanza autonomi dall’evitarci il duopolio.

Non serve lunga memoria  per giungere ad un immediato confronto; quando nacque il PD si affermava che era nato il partito dei progressisti italiani e ciò accadeva senza una legge di riforma del sistema politico.

Qual è, a mio sommesso parere, il problema del PD, ipotetico contr’altare del PDL.

Ha cambiato il segretario ma non riesce a darsi un asse politico culturale che è  necessario per essere un partito con un progetto e non una coalizione per contrastare Berlusconi, così come l’era il governo Prodi.

A ben vedere, anche il PDL nasce come una coalizione in cui convivono ex socialisti, ex democristiani (laici e clericali), ex/ex: tutti confluiti nella già Forza Italia a cui si è ora associata Alleanza Nazionale.

Il collante: un leader carismatico e padronale e non quel tetto del modello partenone che sovrasta ed unisce le singole colonne nei valori condivisi.

Ed allora il PDL, dichiarandosi Partito degli Italiani e dei Moderati, immagina – per il tramite di una politica di governo e di potere – di far convergere in questa nuova coalizione gli strati della società che non credono in una alternativa a Berlusconi: per convinzione ed anche per necessità di vantaggi immediati: su questo terreno e spazio si è costruita l’egemonia berlusconiana che è il modello del cavallo vincente sui cui tutti puntano, il carro dei vincitori sempre pronto a far salire.

Il PD, invero, nacque con un Veltroni che recepiva di voler archiviare l’antiberlusconismo, ancorchè intendeva inaugurare una competizione bipartitica, certamente su di un terreno diverso da quello sul quale si era costruita l’unione, ovvero è meglio dire, la coalizione prodiana.

Il PD non ha retto su tutti i fronti.

1)     ha riproposto l’antiberlusconismo;

2)     non è stato capace di battersi per un suo programma, né pur l’approntato governo ombra ha partorito ipotesi;

3)     non ha prospettato una propria visione sui problemi della società, delle riforme costituzionali, dei problemi del Sud;

4)     ultimo, ma non ultimo, non ha saputo garantire al proprio interno una giusta forma partitica, una effettiva vita democratica, una effettiva selezione dei gruppi dirigenti.

Nel PD quindi, pur se in termini diversi e, forse, contenuti diversi, sono riproposte sempre le stesse questioni della sinistra storica: sintesi ed efficacia politica, leadership, democrazia interna, cultura condivisa.

Come non vedere allora che sia a sinistra che a destra il problema dei “partiti-coalizione” è una transizione condizionata dal ruolo della leadership: troppo autorevole/padronale a destra; totalmente assente a sinistra.

L’eccesso e l’assenza di leadership hanno limitato una reale dialettica democratica e si contrappongono solo accuse del cui sentire gli Italiani sono stanchi, esausti.

La DC era un’altra cosa e nel suo amalgama insisteva anche una sinistra come una destra ed entrambe  rappresentavano una componente essenziale.

La DC era un’altra cosa perché era riconoscibile il suo asse politico culturale e le pur forti leadership quali quelle di De Gasperi, Fanfani, Moro, si espressero esclusivamente in termini di strategia politica, consentendo possibili ricambi: generazionali come culturali se i tempi lo richiedevano ed era necessaria una nuova fase politica.

De Gasperi fu sostituito da Fanfani in cambio appunto di una nuova fase politica e lo stesso avvenne con Moro che sostituì Fanfani e così di seguito.

Una direzione nata nel corso di una crisi: di sistema o di partito che sia, può radunare una coalizione anche moderata ma non può dare vita al Partito dei Moderati se non mette in discussione la sua stessa leadership!

Se ciò non è, accade che la crisi di chi guida il Partito si identifica con la crisi del Partito e finanche la stabilità del sistema, se è incentrata unicamente su chi guida, è anch’essa messa in gioco.

Serve aprire un dibattito che investe l’avvenire del Partito della Democrazia Cristiana in un momento difficile caratterizzato da una crisi di questo Partito senza precedenti.

La bussola deve orientarci alla ricerca del sempre meglio; dobbiamo coltivare l’attitudine all’esplorazione del possibile.

Dobbiamo innamorarci di questa possibilità.

Stabilire un nucleo forte di idee nuove che abbiano il potere di cancellare quelle vecchie se ed in quanto non più attuabili; idee che ci guidino, come la stella del mattino: Isthar, che è la prima stella che il marinaio vede sorgere all’alba ed è l’astro che lo guida dove egli deve andare.

Conosco molti che si dichiarano atei, eppure non lo sono affatto perché ogni giorno formulano un buon obiettivo, per sé e per gli altri e questo obiettivo è posto sempre più in alto.

Mutuando dal Vecchio Testamento “… Quotidianamente essi salgono un gradino ed alla fine i loro occhi non guarderanno all’orizzonte, ma guarderanno in Alto”.

Anche il noto sedentario Leopardi, allorquando scrisse “l’infinito”, ritenne di alzarsi ed andare con lo sguardo oltre la collina.

Restare fermi è il danno peggiore per chi ha veramente a cuore le sorti del Partito della Democrazia Cristiana.

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