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Il problema dei problemi: le banche, ovvero la Casta delle borse.

3 aprile, 2009 (16:31) - Economia, Politica - Stampa Stampa

Il risultato dell’odierna crisi è che il bersaglio da odiare non è più in primis il politico bensì i finanzieri: alchimisti del denaro incapaci di costruire un solo bullone, vivendo totalmente staccati dalla realtà, anche se questa è in piena recessione e l’avidità è tale che utilizzano…Una guerra forte al problema della restrizione del credito dovrebbe essere il principio ispiratore e fondante del decreto incentivi, sperabilmente convertito in legge entro il prossimo 9 aprile 2009.

Le azioni del Governo per fronteggiare la crisi appaiono univoche: salvare unicamente ed in primis le banche, affidando a loro la gestione della decisione del credito, ancorchè con una supervisione prefettizia della quale ho già espresso la inutilità perché tale istituzione ha altra esperienza formativa.

L’idea, già da tempo indicata, è l’affido della tutela dell’agire bancario alle parti sociali: competenti ed interessate al giusto operare.

Ciò detto, in quanto interessato ai rapporti sociali ed alla evoluzione degli stessi, colgo e diffondo che l’ira popolare sta cambiando bersaglio: dai politici ai managers della “Casta della borsa”.

L’espressione corrente per definire tali soggetti, da parte degli “incursori, è ”Bank bosses are criminals” (i banchieri sono criminali).

Da qualche anno oramai uso l’espressione  “occorre abbattere una nuova bastiglia”, sottintendendo un nuovo agire “fisico” del Popolo al pari all’abbattimento del 1789, azione che determinò la rivoluzione francese ed introdusse un nuovo mondo governato da nuove regole.

Ciò sta accadendo ed i primi “incursori”, ancora una volta, sono in Francia.

L’aggressione a Francois Henri Pinault, finanziere di multinazionali del lusso, bloccato mentre era in un taxi da un gruppo di dipendenti è un tassello che si aggiunge al sequestro dei managers della Caterpillar e ad altre azioni simili.

Non più sterili manifestazioni, tra l’altro costose perché in danno economico di chi vi partecipa, ma azioni mirate verso questi uomini del “fare” che erano passati indenni negli scandali degli anni ’90 allorquando l’opinione pubblica aveva addebitato tutto e di tutto ai soli politici, come se chi prendeva le bustarelle era più colpevole e chi le dava doveva assolversi ed anche comprendersi.

Il crollo delle borse ha ribaltato i ruoli e la politica si contrappone, ovvero e meglio fa finta di contrapporsi, all’avidità dei finanzieri senza scrupoli.

Il risultato dell’odierna crisi è che il bersaglio da odiare non è più in primis il politico bensì i finanzieri: alchimisti del denaro incapaci di costruire un solo bullone, vivendo totalmente staccati dalla realtà, anche se questa è in piena recessione e l’avidità è tale che utilizzano i fondi statali di salvataggio per continuare ad auto-assegnarsi prebende e bonus da favola.

Obama, che ho definito in altro articolo: lievito madre e muffa, è - fino a questo momento - il primo ed unico politico che ha additato questo stato di cose e questi finanzieri dell’aria fritta, il cui simbolico leader è quel Madoff che non ha fatto soldi lavorando, ma millantando guadagni senza lavorare a chi glieli forniva.

Tutta illusione, gigantesche cambiali virtuali.

La rabbia collettiva non è stata ancora politicamente incanalata, ancorchè tende a crescere e c‘è da preoccuparsi perché la deriva è appena iniziata.

Serve una indicazione politica che non istighi, ma che renda ragione di ciò che è accaduto ed indichi una strada ed una giustizia certa perché se a Madoff è stato comminato l’ergastolo a Tanzi solo pochi mesi ed ai domiciliari (sic)

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