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Negazionismo politico

3 aprile, 2009 (15:44) - Cultura, Politica - Stampa Stampa

Il negazionista non riesce a vedere aspetti positivi ed è motivato a scoprire solo ciò che non va …

Ecco perché, quando incontriamo od ascoltiamo e subiamo un politico negazionista, occorre contrapporsi come…Il politico “negazionista” ha sviluppato una abilità nel cogliere, ovvero presumere di cogliere, gli aspetti negativi di ogni idea o proposta provenienti da parte avversa e ciò senza avere l’abilità di saper offrire proposte proprie, migliorative od anche alternative.

Il Devoto-Oli, noto e valido vocabolario della lingua italiana, definisce il negazionismo: “Atteggiamento mentale ipercritico o scettico di fronte a qualunque novità o suggerimento”.

Invero ogni idea o proposta può avere valenze positive e negative, ma il negazionista non riesce a vedere aspetti positivi ed è motivato a scoprire solo ciò che non va e non si trattiene finanche dall’esprimere sintomi evidenti del proprio negazionismo con atteggiamenti plateali quali scuotendo la testa, alzando gli occhi al cielo od anche rivolgersi a chi gli è vicino per esternare il commento negativo ed il tutto nel mentre chi è relatore si aspetta una giusta attenzione.

Il negazionista politico presenta altresì l’elevato rischio di poter contagiare gruppi, perché questi hanno più emotività che comporta conseguentemente una maggiore influenzabilità.

La strategia politica comunicativa imperante è negare: sempre e comunque, le tesi della parte avversa; non esiste più dialogo o confronto: è solo un parlarsi contro.

Necessita gestire più che contrapporsi a tali soggetti, espressivi di una politica del contro più che del fare, se ciò non è diventeremmo noi stessi negazionisti.

In serenità e giustezza dico che verso questi soggetti occorre mostrarsi disponibili alle critiche che rivolgono, cercando cosa può esserci di positivo nella critica, che deve essere intesa e valutata di stimolo e non mero “sparlare” contro senza costruttivo confronto dialettico.

Se chi è schierato politicamente in una parte avversa propone qualcosa non deve essere motivo, per chi non è della stessa parte politica, di assumere la decisione di parlare contro, comunque ed a prescindere della bontà della proposta, basandosi solo sul pregiudizio di essere politicamente parte avversa.

La proposta, da qualunque parte politica è resa, deve essere stimolata provando a migliorarla più che “eliminarla”.

La soluzione è raggiungere un punto di condivisione del quale essere serenamente convinti senza far prevalere il pregiudizio politico.

La soluzione è trovare ciò che unisce e non ciò che divide.

In estrema sintesi è sufficiente razionalizzare il punto di vista.

Il Paese è stanco di lotte ideologiche combattute con toni aspri e sempre più sprezzanti, nel mentre è d’obbligo indicare la strada di un futuro realizzato per il tramite di una vita degna.

Di fronte alle difficoltà ed all’incertezze del momento non dobbiamo perdere, giammai, la capacità di essere partecipi di una politica fatta di idealismo e concretezza: una armonia tra radicalità dei valori e realismo delle soluzioni.

Serve una effettiva nuova classe politica capace di offrire idee che siano soluzioni, che sappia prospettare proposte concrete sui temi cruciali, primo fra tutti il beneficio per i Cittadini di superare l’instabilità e la precarietà conseguenti di una economia dallo stile “chi vince prende tutto”.

Una classe politica che dietro ad ogni Cittadino non veda un possibile voto e che, per converso, dietro ad ogni voto – liberamente espresso – veda un Cittadino al quale occorre fornire la migliore soluzione ai problemi acchè abbia a vivere una effettiva vita degna.

Ecco perché, quando incontriamo od ascoltiamo e subiamo un politico negazionista, occorre contrapporsi come prima indicato offrendo un esempio di correttezza morale in cui specchiarsi perché se non possiamo cambiarlo, possiamo sperare che il negazionista, specchiandosi nel nostro esempio comportamentale e relazionale comprenda che è la politica del bene comune a renderci la vita degna ed ancora, ricordando Abramo Lincoln:” Una casa divisa non può stare in piedi”.

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