Cattolici per l’Italia

Riprendiamoci l’Italia

Salta a: Contenuto | Barra laterale | Piè di pagina

Le idee-pretesto ed il nemico necessario

7 settembre, 2009 (12:29) - Varie - Stampa Stampa

Appare un paradosso affermarlo, eppure non è un bene che le cose vadano sempre bene; l’instabilità non deve spaventare, bensì indurre all’ottimismo ed è indice della presenza di…

Non è il più giusto che si cerca, ma il più utile e questo conduce al fatto che la nemica della razionalità è la “passione” politica che conduce, sempre, ad un terrorismo elettorale.

Analizziamo gli “estremi storici” con definizioni strumentali scevre da ogni condizionamento e/o pregiudizio politico-morale, semplicemente ponendosi come osservatore terzo ed absit iniuria verbis (non ci sia offesa nelle parole).

Il fascista è un prevaricatore che non ti lascia mai dire la tua; apparentemente desidera l’ordine, nella sostanza mira alla tirannide.

Il comunista è un sovvertitore, a parole vorrebbe l’eguaglianza, nei fatti desidera espropriare chi, in quel momento, ha più soldi di lui ed un esempio a conforto di tale assunto è il manifesto affisso nella campagna elettorale del 2006, avallato dall’On. Diliberto,  avente come messaggio il concetto che “anche i ricchi devono piangere”.

E’ l’identico madornale errore storico compito da Mao Zedong (detto anche Mao Tse-Dung o più semplicemente solo Mao) che nel tentativo di far crescere contemporaneamente il livello di reddito di tutti i Cinesi, compì nefandezze a giustificazione di atti rivoluzionari che, nei fatti, non sollevarono la Cina dalla miseria; fortunatamente per questa nazione al potere giunse Deng Xiaoping (*) che non la pensava come Diliberto (sic).

Ritornando ali opposi fascista e comunista; il primo è un prepotente, il secondo un invidioso.

Il pericolo è scegliere non più secondo ragione, ma secondo passione, peggio ancora, secondo odio.

Libertà e Progresso diventano quindi modelli economici privi di significato.

(a tal proposito mi sovviene esprimere una notazione sulla bandiera brasiliana riportante lo scritto “Ordine e Progresso” che, pur richiamando i due modelli espressi dalla destra e dalla sinistra, in serenità e giustezza occorre chiarire che lo scritto fu ispirato al motto del positivismo di Comte “L’Amour pour principe et l’Ordre pour base; le Progrès pour but” (”L’amore come principio e l’ordine come base; il progresso è lo scopo”.)

In questo stato di cose l’uomo medio si adagia, diventa parassita del potente di turno ed in tal modo si impoverisce tutta la civiltà. Tutto per il desiderio di potere, per il quale si è disposti a tutto.

Esiste una libidine del sesso ed anche una del potere, quest’ultima è di gran lunga più forte.

Troppo spesso le idee sono pretesti da sbandierare al momento opportuno e Nazione e Giustizia diventano spinte nazionalistiche e riformistiche.

Invero per formare Partiti di massa le idee-pretesto non bastano ed è necessario il “nemico” e, purtroppo, più si è in uno stato di ignoranza e più si ha bisogno di un nemico sul quale indirizzare l’odio.

Appare un paradosso affermarlo, eppure non è un bene che le cose vadano sempre bene; l’instabilità non deve spaventare, bensì indurre all’ottimismo ed è indice della presenza di una valida opposizione.

In politica Eraclito si affiderebbe agli opposti, nella speranza che nasca l’armonia, ed invero - richiamandomi alla visione dello Stato sociale di Aristotele - la migliore gestione della res pubblica è quella affidata ai moderati: intesi come classe media ed escludendo quindi i ricchi e gli indigenti, perché i primi gestirebbero per preservare il proprio status di ricchezza-potere, nel mentre i secondi agirebbero innanzi tutto per la propria sussistenza, per poi - nel ben poco tempo rimasto - far sì che i ricchi diventino poveri, od anche e peggio, che i poveri diventino ricchi e non per proprie capacità, bensì per il tramite della gestione del potere ad personam.

(*) Deng Xiaoping è ricordato per il carattere fortemente repressivo delle libertà civili (es.: il massacro di Piazza Tiananmen) ed è trattato in maniera troppo marginale rispetto all’apertura verso il sistema economico capitalista, ancorchè presentata come una svolta “liberale” piuttosto che liberista”. Nei fatti è stato il pioniere della riforma economica cinese ed il teorico del ” socialismo con caratteristiche cinesi” detto anche socialismo di mercato: ideologia che giustifica la transizione tra il maoismo collettivista a teorie economiche più liberiste. Sotto il suo controllo la Cina divenne una delle economie dalla più rapida crescita e ciò senza che il partito perdesse il controllo del paese.

Scrivi un commento