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Attualizzazione della modernità.

4 ottobre, 2009 (10:25) - Cultura - Stampa Stampa

di cosa vive l’uomo? il nuovo uomo del terzo millennio…

…la modernità è l’attualità che passa, questo perché per un vizio ancora non chiaro della mente il moderno è solo ciò che vive con noi…

 

di cosa vive l’uomo? il nuovo uomo del terzo millennio.

Di nuove relazioni, di nuovi momenti sociali dove i centri sono sempre più tali e le periferie sempre più

distanti e c’è da chiedersi: cos’è la periferia del mondo ?

Oggi è rappresentata dalla concretezza (dell’uomo di provincia per stereotipare) che vuol dire interessarsi alla concentrazione dei problemi sociali, contro tutte le esclusioni.

La traccia che ha permesso alle periferie di evolversi in un nuovo paradigma (che non mi stanco di chiarire vuol dire modello condiviso) è quello del web che ha creato una sorte di atmosfera dove insistono i vari mezzi di diffusione della comunicazione e quindi una triade composta da TV, giornali e la rete, quest’ultima in quanto comunicazione prodotta dalle persone che, diversamente, giammai sarebbero apparse in video od avrebbero potuto scrivere su di un giornale.

Questo nuovo paradigma ha il vantaggio dell’immediatezza; non serve aspettare il telegiornale delle venti o qualche altra edizione; la notizia è immediata in rete e, quasi sempre fortunatamente, senza filtri perché la sponsorizzazione di chi ha assistito all’evento fa partire l’unità di condivisione che si espande come in un marketing virale condizionando finanche i mezzi di diffusione classici che, sempre più, attingono anch’essi alla fonte della rete per poi elaborare e filtrare il messaggio ed, a seconda del “dominus” del mezzo, è poi trasmesso perpetrando quello che è definibile come “falsità nella comunicazione” attuata con tutti i mezzi possibili, dal quasi ignorare la notizia, al citarla appena, ovvero ad inserirla tra due eventi di maggiore impatto a cui è dedicato più tempo visivo.

I giornali hanno la possibilità di elaborare con maggior arte dialettica lo scritto con cui diffondere l’evento, ancorchè col diffondersi delle notizie a pagamento diffuse on line dai giornali sono anche questi costretti ad una immediatezza che non offre ripensamenti ed aggiustamenti calibrati.

Ho introdotto il concetto di modernità dell’attualizzazione del pensiero.

Potremmo anche dire che la modernità è l’attualità che passa, questo perché per un vizio ancora non chiaro della mente il moderno è solo ciò che vive con noi.

Basti dire che i primi telefonini, come le macchine da scrivere elettroniche (un cult quella che aveva una pallina che roteando imprimeva il carattere scelto) ci sono sembrati oggetti modernissimi appena poco tempo fa ed un nuovo modello di telefonino rende immediatamente “modernariato” quello in possesso, a tal punto da renderlo concettualmente un oggetto oramai separato dal “mondo moderno”.

C’è un’eccezione, con le considerazioni opportune all’eccezione in quanto tale.

L’arte non è separata dal mondo eppure se un artista contemporaneo raccoglie il solo passato non è moderno ed al tempo stesso insistono artisti che da moderni diventano poi classici pur mantenendo intrinsecamente un’eterna modernità; un esempio su tutti è Picasso.

Nel tempo la  modernità è stata rappresentata dalla Napoli degli Aragonesi, meglio ancora da quella dei Borboni che la resero città aperta a tutti gli artisti, nel mentre e purtroppo, oggi Napoli non rappresenta un modello di modernità; servirebbe un afflato di intenti tale da rendere contemporanea una tradizione attrezzandola a sperimentazioni ed al tempo stesso senza essere culturalmente isolati.

In Italia abbiamo la massima espressione di una eterna modernità: Raffello che fu, è e sarà sempre astrazione del passato.

Il Rinascimento è stato un ruggito aperto nello spazio del tempo del mondo; nuove idee per tutti i millenni, potremmo utilizzare un claim affermando che è  il futuro del classico”.

Ciò che sorprende, poiché tale è la terra e tale è il carattere, l’assenza di persone capaci di un nuovo ruggito.

E’ forse il già citato vizio della mente che fa sembrare moderno solo ciò che vive con noi a non ascoltare un qualche ruggito elevatosi in qualche luogo, eppure – ad esempio - nell’arte il passato può essere più moderno dell’attuale ed un esempio è dato dal linguaggio informatico di ultima generazione che, in un pittogramma, racchiude una storia: così come i disegni dei cavernicoli !

Non odo ruggiti e vedo emergere il patrimonio della memoria, innanzi tutto perché la gioventù non muore mai dentro di noi e la memoria è “senza tempo”; distinguendo invero il ricordo che è energia, dalla nostalgia che è depressione.

Distinguendo altresì quello che il quotidiano francese “le figaro” ha definito “la vague retro” che è, per restare con un esempio agli italici costumi, il bel cappottino color senape del 1966 che Max&Co ripropone alle giovani per l’inverno 2009/10, dal concetto felliniano di  amarcord” che rappresenta, nei momenti di crisi, una overdose del passato, del tempo che fu.

Ultima annotazione è che la memoria, in tempo di crisi economica, rende nostri alcuni non luoghi solo allorquando e che apparentemente non ci appartengono; mi sovviene l’esempio delle stazioni ferroviarie, sempre più centri commerciali di nuova impostazione, dove si vivono momenti sociali (di shopping) legati alla tradizione dei binari, del treno, del nostalgico partire o ritornare.

Quanto appare difficile capire il mondo e comprendere noi stessi.

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