la trama nascosta è più forte di quella manifesta
Il segretario dei Cattolici per l’Italia: dr Paolo Majolino, il 25 settembre 2009 ha intrattenuto, quale ospite relatore, i Rotariani di Avellino Est ed a richiesta degli stessi si riporta sintesi della relazione.
L’espressione eraclitea “la trama nascosta è più forte di quella manifesta” è stata posta come spunto di partenza per dei percorsi mentali il cui fine era impensabile ab origine.
L’intervento è iniziato proprio con concetti eraclitei che hanno inteso rafforzare una rappresentazione mentale, a mano a mano delineatosi un filo rosso inteso ad evidenziare un non vedere che le sole cose apparenti, ovvero e meglio, per utilizzare la specifica espressione concettuale utilizzata dal relatore “ Non sapere le cose non è una attenuante, bensì un’aggravante”.
Ed ecco allora che le frasi di Eraclìto “… sempre gli uomini si mostrano privi di intendimento, sia prima di porgervi orecchio, sia una volta che hanno ascoltato…” portano ad esternare la prima idea guida del percorso relato; vale a dire che la più grande conquista è comprendere che la sapienza è separata da tutte le cose.
Per meglio rendere “forte” tale dicotomia, ancora una volta il richiamo è stato mutuato dalla storia greca: madre del pensiero occidentale, riportando quanto ebbero a fare gli Efesi che cacciarono Ermodoro, l’uomo che eccelleva fra tutti loro, affermando“ fra noi non deve eccellere uno solo e se ciò avviene, eccella altrove in mezzo ad altri”.
A tale episodio non poteva che affiancarsi l’affermare che i porci prendono piacere dal fango, piuttosto che dall’acqua pura; per poi proseguire ancora nel distinguo che il pensare è comune a tutti ma… il sapere non è un bene della maggioranza ed è facile far credere di essere saggio, nel mentre il difficile è dimostrarlo con i fatti e ci vuol poco a plagiare le masse: basta urlare, promettere o minacciare.
All’interrogativo sul cosa fare è stata offerta risposta nell’indicare che i migliori hanno obiettivi articolati & selettivi ed hanno sempre viva la speranza, perché se non si spera non sarà possibile afferrare l’ i n s p e r a t o; ne consegue che meravigliarsi è dello stupido, non fosse altro che nell’attuale modus vivendi non c’è più meraviglia, bensì accettazione di qualsiasi status.
A questa introduzione ha fatto seguito ribadire alcuni principi della filosofia degli inizi, sempre avendo il pensiero eracliteo come base, ricordando che l’elemento primordiale era ritenuto l’archè: il fuoco ed il divenire (panta rei) era inteso come lotta continua tra opposti; un concetto esposto apparentemente non legato a quanto fin’ora detto, se non poi essere ripreso per collegarlo alla effettiva guerra che da centinaia di anni impera e domina.
Cosa opporre a questa lotta di opposti interessi ?
Coerenza & Disinteresse per il potere sono doti essenziali, avendo altresì presente che l’essere immune dal desiderio di privilegi è fonte di invidia, in special modo perché non attaccabile sui valori morali espressi con una armonia invisibile che, in siffatto modo rappresentata, è più di quella visibile.
In serenità e giustezza è doveroso attestare che accade a tutti quanti che la parte migliore è nascosta nelle pieghe dell’anima.
Qui si è conclusa la seconda parte di percorso e ci si è introdotti nella fase definita dei “punti di vista”, che ha visto l’inizio con una frase del relatore “cambiare idea non è solo lecito, ma necessario quando la propria è indifendibile, superata, migliorabile e… senza il pregiudizio di ritornare sulla stessa”.
Per indicare con metafore i “punti di vista” sono stati portati alcuni esempi.
Come accade ai carboni, che hanno caratteristiche uniche e se è noto quasi a tutti che
spenti ti sporcano ed accesi ti scottano, ai più manca un altro punto di vista: si accendono o si spengono a seconda che la fiamma li lambisca o meno e questo è qualcosa che si riesce a notarlo solo se lo sguardo non è estraneo, bensì osserva le cose e con tale pensiero è stata introdotta l’osservazione che i sensi più veritieri sono gli occhi, sempre che appartengano a chi è dotato di discernimento: capacità unica della razza animale, specie umana.
E’ pur vero che ci sono cose che possono conoscersi solo con i sensi ed è stato chiesto ai presenti di indicarne un esempio; al silenzio dei tanti ha fatto riscontro un sorriso velatamente malizioso di alcuni per cui il relatore ha reso noto che era appunto quello che alcuni avevano immaginato senza osare dirlo: il sesso e che, certamente lo si può conoscere anche solo con l’immaginazione, ancorchè i più raffinati ricorrono alla fantasia, nel mentre i più modesti si accontentano del tatto. Affidarsi ai sensi è comunque come vedere non direttamente, ma per il tramite di uno specchio d’acqua.
E’ anche vero che possono esistere cose anche se non è possibile comprovarle con i sensi. Gli dei non si vedono, eppure tutti ne hanno un’opinione e ne tentano confronti; invero l’uomo paragonato alla divinità è come la più bella delle scimmie accanto ad un uomo.
Con tali argomentazioni si è conclusa la terza parte, propedeutica alla quarta che ha introdotto uno dei concetti cardine della relazione: l’immediatezza, ed ogni persona può avere in sorte la possibilità di sperimentarla.
L’immediatezza è qualcosa di simile all’esperienza dell’innamoramento, al colpo di fulmine, una rivelazione istantanea che squarcia il velo delle apparenze.
A questo punto un lucido di sintesi ha riassunto i due seguenti concetti
panta rei = come divenire tra opposti;
punti di vista = esempio dei carboni;
per introdurne il terzo: la bellezza del silenzio, con l’apertura per il tramite di un richiamo al grande Giacomo Leopardi che ebbe a dire “… siamo rapiti dalla bellezza di un fiore o dal silenzio di un bosco e non ci rendiamo conto che dietro a quel fiore e quel bosco c’è sempre una lotta per la vita”
Espressione che ha un evidente collante con il panta rei, inteso come lotta tra opposti (sempre più è richiamato questo concetto che poi si comprenderà essere pilastro fondante del vero messaggio portato all’uditorio).
Il concetto di panta rei, conosciuto anche come tutto scorre, è stato evidenziato ed esaltato richiamando una domanda che tutti, ad un certo punto della vita si pongono guardandosi allo specchio: come sono cambiato !?! ma quando è successo?
La considerazione che se ne trae è che anche la vita passa, senza che si possa far nulla per trattenerla.
La natura non è ferma un attimo, anche in quelle cose che ci sembrano immobili: una campana di ferro si arrugginisce, uno scoglio si corrode, un corpo invecchia.
A questo punto, con uno strappo, solo apparente alla sequenza logico-sistemica del percorso comunicazionale, il relatore ha introdotto un concetto innovativo, vale a dire che la conoscenza è sempre un avvenimento e tale rappresentazione mentale è espressa lungi dal proporre inaccessibili discorsi per addetti ai lavori.
In serenità e giustezza è da dire che in un clima generale di preoccupante incertezza e diffusa sfiducia verso il futuro c’è urgenza di riporre al centro del dibattito la “conoscenza del reale” e per fare questo occorre capire se la conoscenza sia riducibile ad una interpretazione arbitraria.
Un avvenimento è qualcosa che irrompe dall’esterno, un qualcosa di imprevisto ed è questo il metodo supremo della conoscenza: un’irruzione del nuovo che rompe gli ingranaggi, che mette in moto un processo che è alla base di ogni percorso di conoscenza.
Vi è l’imbattersi in qualcosa di nuovo, che prima non era entrato nel raggio dell’esperienza, oppure semplicemente non era considerato.
Il nuovo che irrompe ed innesca o rilancia la dinamica del conoscere non è solo qualcosa, è anche necessariamente qualcuno: è ciò che chiamiamo testimone.
Senza la mediazione di testimoni non ci sarebbe sviluppo della conoscenza e non ci sarebbero civiltà & cultura, non ci sarebbe storia.
E’ la testimonianza che rende evidente e conoscibile il senso del vivere e nella dinamica della conoscenza occorre adesione verso il reale: un consenso sincero, amorevole, interessato e se l’amore è posto in posizione mediana è perché avallato ciò che afferma Jean-Luc Marion «l’amore è una parte centrale della razionalità» e può quindi aggiungersi, non necessariamente unico e pur sempre indispensabile.
A questo punto della relazione è compiuto un ritorno ai Greci, in modo particolare a Biante da Priene, filosofo greco antico ed uno dei 7 sapienti, lodato da Eraclìto.
La sapienza di Biante può essere espressa, in estrema sintesi, in due sue considerazioni: la prima è di preferire giudicare una questione fra due suoi nemici, piuttosto che fra due amici, perché nel primo caso si sarebbe procurato un amico, mentre nel secondo caso uno dei suoi amici si sarebbe mutato in nemico; nella seconda sosteneva che la cosa più dolce per gli uomini è la speranza, e la cosa di cui più si rallegrano è il guadagno.
Ed ecco finalmente l’aggancio che riconduce al filo rosso del percorso mentale; si iniziano a tirare i fili dei vari concetti espressi conducendoli all’accadimento che avverrà nel momento della comunicazione inconsueta ed inattesa, che immetterà nella condizione di essere informati consapevoli dell’effettivo reale, dell’effettiva lotta tra contrapposti, dell’effettiva guerra in corso da tempo.
Il concetto di “guadagno” permette al relatore di portare all’attenzione dei convenuti una figura incredibilmente anticipatrice di concetti innovativi ed al tempo stesso conosciuto solo da pochissimi addetti alle problematiche del “signoraggio”: ecco la parola magica del fine dell’argomentare che si affaccia ed il cui senso sarà svelato tra non molto e tutti, nessuno escluso, comprenderà il punto d’arrivo collegando da sé tutti i fili conduttori.
Il relatore presenta l’economista Antonio Serra che, 150 anni prima di Adam Smith, scrisse il saggio”Breve trattato delle cause che possono arricchire un regno, anche quando non possiede miniere d’oro e d’argento.” Napoli 1613 - Edizioni Procaccini.
In tale saggio si sostiene che non è tanto importante, ai fini del benessere, la quantità d’oro che si trova nel sottosuolo, quanto la velocità con cui l’oro circola tra gli abitanti, ovvero l’alto numero di scambi commerciali.
Più ne avvengono e più una comunità ha la possibilità di arricchirsi e l’esempio offerto è narrato nel seguente dei modi: “Nel comune di Riccopoli c’è solo il Sig Mario che ha una moneta d’oro e la promette a Carlo in cambio di un paio di scarpe; Carlo poi prende da Antonio una camicia e rigira la moneta d’oro.
La moneta è sempre la stessa ma il PIL: Prodotto Interno Lordo, aumenterà ad ogni passaggio.”
Un concetto di valore aggiunto a dir poco rivoluzionario: nel 1613 !
Serra diede prova di lungimiranza intuendo che la perdita del valore aureo del denaro era dovuto all’eccesso di moneta circolante.
Con la presentazione dell’incredibile e mirabile Antonio Serra, il relatore ha spunto per esporre tra chi è in atto realmente, da centinaia di anni, la guerra che è svolta unicamente per la supremazia del sistema monetario occidentale basato sulle banche centrali contro il sistema bancario musulmano chiamato havala (havaladar è il nome del banchiere musulmano).
Cosa ha comportato e comporta questa guerra?
Una Follia che determina la miseria in mezzo alla abbondanza.
Il fenomeno più diffuso nella società moderna è quello del sottoconsumo, confuso con quello della sovrapproduzione (in realtà il problema è sommatoria dei due).
Se ci fosse veramente sovrapproduzione non potrebbe accadere che molti muoiono di fame; la verità è che non c’è denaro a sufficienza per acquisire i beni prodotti dalle Aziende costrette a mantenere costosissime scorte di magazzino.
Il relatore espone il bilancio della BCE (Banca Centrale Europea), avendo prima reso noto che tale banca non è pubblica, bensì è di proprietà di privati che la gestiscono nei soli propri interessi. Così come è privata anche la banca d’Italia.
Dal bilancio ufficiale emerge chiaramente che è realizzato un falso in bilancio portato dal fatto che stampando la BCE gli euro (senza garanzie di oro od altro) pone nel passivo non il costo di stampa ma il valore nominale facciale?!?
Come dire che se stampa una banconota di 500 euro ed ha un costo tipografico di 0,10, invece che riportare quest’ultimo nel passivo/costi, pone il valore nominale della banconota di 500 euro, compensando così l’attivo dove era stato portato nei ricavi la stessa banconota perché “prestata” ai Governi che attingono denaro dalla BCE, offrendo in pagamento a questi “stampatori” titoli di Stato e quindi indebitando i propri Popoli.
Questa truffa ha un nome: signoraggio; insiste poi il signoraggio secondario, posto in atto dalle banche commerciali ed è tralasciato di chiarire come avviene rimandando ad altro incontro per esporre questa ulteriore truffa, sempre in danno dei soli ed ignari Cittadini.
Ed infine, è fatto notare che se la BCE (ovvero i privati che ne sono proprietari) pagasse per l’enorme profitto che realizza, sarebbero azzerati i debiti pubblici di tutti i Paesi europei.
Enorme lo stupore degli astanti, ora immessi dall’immediatezza dell’avvenimento nella conoscenza del reale.
Il relatore poi intrattiene i convenuti per alcuni minuti ancora chiarendo come e da dove è iniziata l’attuale crisi economica, esponendo la problematica dei “subprime” (mutui di serie b) che hanno poi portato ad avere dei prodotti finanziari, detti derivati, inquinati da false garanzie di beni immobili che avevano perso il 20>30 per cento del valore, i subprime appunto.
La relazione si conclude con un rimando all’enorme problema imperante e prossimo dei “fondi sovrani” e tale argomento potrà essere occasione per un nuovo incontro, al quale il dr paolo majolino offre la disponibilità.
