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NEPOTISMO

10 febbraio, 2010 (23:35) - Cultura - Stampa Stampa

Le generazioni oggi al timone hanno condiviso una infanzia neorealista, che assegnava il piacere antico ed insuperato dell’attesa del…

Le generazioni oggi al timone hanno condiviso una infanzia neorealista, che assegnava il piacere antico ed insuperato dell’attesa del futuro; poi gli abusi: personali, parentali, di amici, di potere, il malcostume ed un nepotismo che, partendo da radici  poste nel mondo dello spettacolo, si è spostato e diffuso in ogni ambiente dove era pensabile attuarlo e giustificarlo con  le argomentazioni più assurde a supporto. Autentico bavardage qui inteso come chiacchierio, ciarlio, cicaleccio, od anche conversazione di lungaggine, una prolissità verbosa; oggi potremmo dire avallato dall’uso di gossip che genera autopoieticamente ed autoreferenzialmente una fiera delle vanità: uno spettacolo dell’abuso del potere  e la chiacchiera si offre come pseudo-funzione seria di linguaggio.

Non si vogliono indicare percorsi obbligati, giammai; invero liberarsi di ciò che ci è imposto da leggere è indispensabile e potrebbe essere sufficiente ignorare ciò che bisogna vedere ed anche ciò che non bisogna vedere; in ogni caso evitare sensi unici dettati da dogmi mascherati da eresie.

E’ catartico immaginare tutto quello che altrimenti non si vedrebbe ed è imprescindibile una sensibilità che è, purtroppo, quasi sempre un dono naturale - quindi non per tutti - e mancando si resta impiegati  tautologici, vale a dire che si argomenta aggiungendo solo contenuto ridondante e dal significato ripetitivo: armi linguistiche improprie per una cultura che deve essere espressione di concretezza nel merito.

Il sapere è la base della reale visione, come per Nietzsche la reale visione era una realtà così come vista; e non bisogna vergognarsi della propria erudizione: conseguentemente osare con serenità di stroncare scritti pretenziosi che nessuno osa criticare.       

In serenità e giustezza occorre affermare che non basta aver letto libri, bisogna anche averli capiti ed a tale capacità serve aggiungere il saper scrivere, esprimendo senza annoiare un qualsivoglia giudizio.

Sono oltre la misura quanti ritengono che lo stile nello scrivere sia un orpello, una decorazione artificiosa, un ornamento inutile, artificio, fronzolo, finzione, apparenza, volendo rendere con un solo termine immaginifico il tutto: un similoro, di intralcio alla ragione che deve obbligatoriamente essere rischiaratrice.

Con tali soggetti necessita essere buoni e non indulgenti, ancorché generosi fino alla prostrazione, senza mai smarrire la delicatezza dei propri sentimenti e che copino pure il nostro stile, è nepotismo anche questo, come quei libri fatti stampare da insulsi scrittori che pubblicano biografie non autorizzate.

Un nepotismo di maniera.

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