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Le “belle ragazze albanesi” di Berlusconi.

14 maggio, 2010 (19:11) - Varie - Stampa Stampa

Fraintendimento è interpretare travisando od anche  una interpretazione incompleta e/o arbitraria delle parole di qualcuno

 

Ho ricevuto l’e-mail sotto riportata che, prima giunta, sembrava l’abituale messaggio”metropolitano”, intendendo con questo una pseudo catena di sant’Antonio.

La mia voglia di sapere, sempre e comunque, mi ha fatto leggere il testo, anche sul presupposto di aver ricevuto la posta da un amico che stimo ed al quale assegno credito di una vivida intelligenza.

Di seguito la mia risposta ed a seguire l’e-mail ricevuta.

 Gentili Lettori

mi giunge, da un amico che stimo, il testo della scrittrice Irene Menegoi Buzzi Donato, letto con attenzione condividendo la pena raccontata di tante ragazze “belle ragazze albanesi”, ed essendo padre di una bella ragazza, ho condiviso anche la pena del padre di Brunilda.

Ed invero raccolgo nei testi un fraintendimento mutuato da quel “pregiudizio di marginalità” da me invocato e pronunciato in occasione degli accadimenti a Rosarno.

Fraintendimento è interpretare travisando od anche  una interpretazione incompleta e/o arbitraria delle parole di qualcuno.

E’ premessa chiarire che neanche una volta, ad oggi, ho votato Berlusconi.

Il “Cavaliere” ha un suo carattere estemporaneo allorquando parla delle donne ed è oramai un dato acquisito; giocare sull’intenzione immaginata è continuare a fare l’errore della sinistra politica italiana che contesta Berlusconi e non l’attività svolta o non svolta, nel mentre sarebbe meglio confutare proponendo soluzioni alternative.

Nel passato l’opposizione era solita creare il “Governo ombra”, un modo di fare opinione contraria con concretezza perchè i “Ministri ombra” proponevano come fossero in carica.

Da tempo, troppo, la sinistra non fa altro che “pettegolare” su quel che dice o non dice Berlusconi.

Tutto ciò, perdurando ormai da tempo, ha comportato che chi è di pensiero avverso alla politica berlusconiana, ha sedimentato questo modus di vedere “l’altro” ed assegna ad ogni suo dire una interpretazione propria, filtrata dal pregiudizio oramai insito.

Nel caso di specie certamente Berlusconi non ha avuto presente il dramma delle “belle ragazze albanesi” sfruttate dalla delinquenza organizzata, bensì - è un mio sommesso parere certamente non dettato da alcun pregiudizio di marginalità - ha immaginato di esternare una galanteria alle donne albanesi.

Vedere sempre e comunque la parte negativa di una espressione è opinione preconcetta capace di far assumere atteggiamenti ingiusti, in special modo nei rapporti sociali.

Non giustifico comunque la battuta perchè vivo rispettando le Persone: femmine o maschi che siano; in serenità e giustezza dico altresì che occorre vivere e gestirsi in modo più sereno e “fare zero”: uno stile di vita che da alcuni anni cerco di trasmettere a quanti più possibile.

Un suggerimento? “Let it be”… lascia che sia,  concentrandoci sulle proposte concrete per offrire soluzioni atte ad evitare che tante belle ragazze, non solo albanesi, non abbiano a subire il martirio della prostituzione imposta.

Affettuosamente, paolo majolino

 ——— Original Message ——–
Da: “Michele Francipane” <michelefrancipane@yahoo.it>
To:
Oggetto: Fw: NATA FEMMINA
Data: 14/05/10 08:40
—– Original Message —–
From: “Michele Francipane”
To: “Irene Menegoi Buzzi Donato
Sent: Friday, May 14, 2010 8:31 AM
Subject: Fw: NATA FEMMINA

 

Leggete fino in fondo, è un dovere. grazie
la scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”.
In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

Oggetto: Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones
NATA FEMMINA
“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”
Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate,strozzate, devastate.
A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana.    

Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.
Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate,appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi
Merid Elvira Dones
“PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l’obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.
grazie Elvira

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