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COERCIZIONE & il Buon Senso del Sì

27 giugno, 2010 (18:46) - Economia - Stampa Stampa

 I poteri economici sanno come usare la comunicazione riuscendo a convincere anche chi dovrebbe combattere ed esternare in modo avverso, indipendentemente dalla visione ideologica partitica.

Chiamparino, Sindaco di Torino e rappresentante di una sinistra che definisco attenta e giudiziosa, ha lasciato indicazioni rivolte…

Coercizione è una costrizione, ovvero e meglio una sopraffazione tirannica tale da escludere ogni possibilità di reazione; un atto gravemente limitativo dell’altrui volontà o possibilità d’azione.

E’ quello che ha posto in atto Marchionne e per questi il potentato Fiat.

I poteri economici sanno come usare la comunicazione riuscendo a convincere anche chi dovrebbe combattere ed esternare in modo avverso, indipendentemente dalla visione ideologica partitica.

Chiamparino, Sindaco di Torino e rappresentante di una sinistra che definisco attenta e giudiziosa, ha lasciato indicazioni rivolte al “buon senso del sì”. 

L’argomento in discussione è il referendum dei Lavoratori della Fiat di Pomigliano.

Tutta la politica si è  schierata per questo “buon Senso del Sì” ed, ovviamente, Confindustria.

Una manovra accerchiante per i Lavoratori senza uguali ed invero ben il 40% di questi ha saputo comprendere e dire NO, pur ben conscio delle eventuali conseguenze del “padre padrone”: un Mastro Don Gesualdo dei più terribili. 

Marchionne pensa che è il tempo di fare lavoro togliendo i diritti raggiunti  applicando una globalizzazione al negativo; come dire di adeguare i costi/diritti dei Lavoratori a quelli cinesi o del terzo, quarto mondo: mai in danno degli azionisti, sempre in danno dei Lavoratori.

La strategia è unicamente mirata al profitto dei potentati, senza alcun atteggiamento di solidarietà verso chi, col proprio lavoro, produce l’ambito profitto ai potenti che non cedono nulla del ricavato, anche minimo, in un crescente continuo di programmi/investimenti votati al solo ed esclusivo profitto per sé stessi.

La coercizione posta in atto è stata infida perché tesa a convincere finanche i difensori dello Statuto dei Lavoratori, della necessità del “buon senso del sì” !

La legge 300: “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei Lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento, ha appena quaranta anni ed al primo fondamentale articolo difende la libertà di opinione del lavoratore che non può essere discriminato nell’assunzione, né licenziato per le sue idee politiche o religiose.

Lo Statuto nasceva da una piazza lavorativa senza regole, consentendo ciò disparità ed assenza di garanzie.

Le regole, se applicate senza buon senso, portano ad una rigidità che attuata dal sindacalismo degli anni settanta/ottanta, ha impedito una crescita serena alle Aziende causando, in primis, la fuga di multinazionali che avevano investito in Italia per avervi trovato Lavoratori capaci e responsabili.

Le regola sono state attuate dal Sindacato per impedire che scansafatiche potessero essere rimossi.

Le conseguenze sono pagate ai giorni nostri poiché il problema per i Lavoratori non è della libertà d’opinione, del diritto violato o meno; il problema è che non c’è lavoro e questo vuol dire soltanto una cosa: la non indipendenza della Persona che è costretto ad accettare la coercizione, addirittura non vedendola tale perché chi dovrebbe opporsi la chiama “buon senso del sì”!

 Non sono comunista, la visione è quella di un cristiano, non velata da pregiudizi ideologici.

Il potentato Fiat, da sempre, ha fatto e disfatto senza mai porsi alcuna regola che non fosse la sua unica ed esclusiva ragione. Ha preteso fondi per impiantare stabilimenti (non dati ad altre Aziende, ovvero non così consistenti, basti qui ricordare i 5mila miliardi per installare la Fiat a Melfi, con un danno di socialità incredibile sradicando giovani ed indispensabili leve giovanili ad una agricoltura in una Regione che vive quasi esclusivamente di questo.

Ed ancora, nuclei familiari coesi, patriarcali, distrutti dal fatto che il miraggio del posto fisso (sempre fino a quando Fiat ricava utili) in danno di un abbandono di fattorie ai soli genitori e noni che, non solo hanno visto perdere un valido apporto lavorativo, hanno finanche dovuto destinare del proprio tempo alla custodia dei nipoti lasciati dai genitori che, con due ore di bus all’andata ed altrettante ore al ritorno, oltre all’orario di lavoro, vivono una vita impedita ad ogni altra attività di rapporti sociali.

La Fiat vive di regole: le proprie !  questo lo fa capire fin dall’approccio agli stabilimenti perché sono ben messi in vista grandi cartelli che avvisano di prestare attenzione perché si sta entrando in una territorio di proprietà della Fiat !

Non trovo uguali in altri stabilimenti.

Varcato il “confine territoriale” la prima delle regole è che è vietato l’accesso a qualsiasi veicolo che non sia del gruppo Fiat. Non è un gesto da poco, è una supponenza del tipo “in questo “regno” si fa solo quello che dico io e circola solo ciò che dico io!”.

Una Fiat che con gli aiuti statali (quindi di tutti noi) si è sempre risollevata dalle crisi, salvo poi negarlo spudoratamente e che appena rimessasi dall’ultima crisi, con i primi ricavi non ha immaginato di effettuare investimenti in quella Nazione che li ha salvati, bensì ha speso 500milioni di euro per acquisire una delle più importanti società immobiliari americane (sic) ed ora vuole mettere sul piatto un investimento di 700 milioni di euro pretendendo di gestire i Lavoratori come sudditi.

La realtà è che in Polonia le pretese sono cresciute e che il delta tra lo stipendio polacco e quello italiano è diminuito e… in Polonia Marchionne non potrebbe pretendere di far regredire diritti dei Lavoratori acquisiti perché il dante causa dell’attuale Nazione è Solidarnosc.

Lo Statuto dei Lavoratori non può essere un sottobosco di sfruttamenti. Ci sono altri modi per concordare un piano industriale e ben tutti sappiamo che nessun cambiamento positivo arriva come un regalo e dipende da come decidiamo di utilizzare le opportunità a disposizione.

Se gli imprenditori chiudono le Aziende, i Dipendenti devono prenderne il posto; questo permetterebbe di ricostruire l’economia industriale su di un nuovo ordine sociale di potere economico condiviso.

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