Fini e la Cultura della povertà o dei Diritti
Per Fini non è un estendersi a sinistra, bensì posizionarsi alle origini politiche ed accade ciò nel mentre la sinistra pseudoveltroniana è diventata politicamente imborghesita perché al potere da anni controllando nei fatti la quasi totalità degli Enti locali, Comuni, Province, Regioni (anche se da pochi mesi ha perso la supremazia in quest’ultime). La realtà, convinciamoci, è che il potere imborghesisce; …
Carlo Lo Re, giornalista e saggista catanese, ha postato stamani sul suo blog un commento su Fini; fino ad oggi mi ero trattenuto dall’esternare commenti al riguardo per meglio convincermi di quanto si era già formato nella mia mente in proposito e che, come accade, nessuno ha detto ancora e ciò non è perché le mie tesi siano astruse, al contrario perché accade che dopo qualche tempo il mio argomentare è confermato dai fatti. Certo sono avvantaggiato dall’interessarmi di “memetica” che è la scienza della propagazione delle idee.
Ho inteso quindi esprimere un mio sommesso parere sull’atteggiamento di Fini per il tramite di un commento postato sul blog di Lo Re e che qui di seguito riporto.
Stimato Carlo & Amici,
contribuiamo a far restare l’Italia com’è se, invece che proporre, perpetriamo per inerzia(*) l’abitudine oramai sedimentata della critica fine a sé stessa.
Fini ha origini nel MSI, che vuol dire Movimento Sociale e se si è letto qualcosa su questo movimento partitico si comprende che è sociale (appunto) e quindi popolare; come la sinistra, soltanto che la visione populista di quest’ultima è stata culturalmente totalmente tradita, configurandosi come una mera dittatura e, sempre la storia, ha insegnato che le dittature di sinistra sono peggio di quelle di destra.
Per Fini dunque non è un estendersi a sinistra, bensì posizionarsi alle origini politiche ed accade ciò nel mentre la sinistra pseudoveltroniana è diventata politicamente imborghesita perché al potere da anni controllando nei fatti la quasi totalità degli Enti locali, Comuni, Province, Regioni (anche se da pochi mesi ha perso la supremazia in quest’ultime).
La realtà, convinciamoci, è che il potere imborghesisce; ciò affermato, se è la sinistra al potere prevalgono rancori verso la precedente borghesia che si intende rendere operaia e solo per una rivalsa di riscatto pseudo-sociale.
Ricordiamoci l’espressione stupida e connotativa di Diliberto che pubblicizzava di voler far piangere i ricchi, nel mentre la visione sociale della destra finiana - si ribadisce delle origini e quindi non neo/post - è di far ridere i poveri, fossero questi anche extracomunitari.
Ho scritto su www.cattoliciperlitalia.it un articolo definito “feroce” nei confronti di Marchionne; in serenità e giustezza è, per converso, dire i fatti che accadono: come non vederli nel giusto modo?!? Marchionne ha affermato, negli USA guardandosi bene dal dirlo in Europa ed ancor più in Italia, che necessita adeguarsi ad una «cultura della povertà» al posto di «una cultura dei diritti».
Ecco, la sinistra dalemiana (vero ed indiscusso dominus del partito) supporta Marchionne assegnando alle sue “azioni” il buon senso del sì, nel mentre è la sola Fiom/CGIL (abbandonata da tutta l’intera sinistra) a controbattere questo novello Dracone.
E la destra? Tace ! anche se c’è da chiedersi chi è che rappresenta in Italia la Destra: Storace?
Come non capire che è proprio perché in Italia non c’è più una destra reale, sociale che Fini, comprendendo ciò, ha inteso colmare questo enorme vuoto.
Serve la cultura dei diritti, delle regole certe, non dell’adeguamento alla povertà ed i poveri possono solo sperare nelle regole certe per vedere tutelati e non calpestati i propri diritti, se non annullati come fatto dalla Federmeccanica che proprio ieri ha risolto: inaudita altera pars, il contratto di riferimento avallando di fatto quello che Dracone, pardon Marchionne, ha imposto ai Sindacati e conseguentemente ai Lavoratori.
Chi scrive non è un comunista, bensì un cristiano e con tale visione etica e morale nel cuore, per quanto sempre possibile, cerca la realizzazione del “bene comune” che è di tutti e di qualsiasi ideologia, anche se queste sono oramai superate e non più proponibili (se ne faccia una ragione Diliberto & Co). E’ doveroso chiarire che le tramontate ideologie del secolo scorso non escludono che possano essercene di nuove ed invero ciò che non tramonterà mai sono le idealità, che possono o meno essere rappresentate da una ideologia ed allora parliamo di etica (politica, sociale, ecc.), nel mentre le idealità sono afferenti alla morale: che è individuale e può anche essere assunta come paradigma da altri, assumendo lo status di modello condiviso.
Nell’articolo Carlo ha centrato un cardine, la visione solipsistica di Casini; invero e purtroppo non è solo di questi ritenere che il suo agire sia l’unico valido erga omnes; è un pò della politica della seconda Repubblica e non a caso i Partiti indicano nel proprio simbolo il nome del “capo”.
Una vera democrazia non può avere questa visione solipsistica perchè deve essere acefala; non serve un capo ma un insieme di politici che facciano Politica; come quella vecchia cara DC che ci ha regalato un Moro che istituì le scuole materne, un Fanfani che istituì un piano caso e da mezzo secolo non è stato fatto più nulla in questo senso se non condoni edilizi.
paolo majolino
(*) inerzia è un concetto nuovo che ho elaborato riscontrando in questo la causa d’un realismo brutale di egoismo fondato esclusivamente sul cieco istinto di sopravvivenza ed allora ritorna l’ammonimento che “homo homini lupus”; un uomo che assale, distrugge, bracca ed è braccato, è predatore finché non diventa a sua volta vittima del più forte.

Commento di Andrea
Il 7 ottobre 2010 alle 15:13
Questo è quello che manca in un momento così buio per l’economia. Uno statista al governo che pensi al sociale. Sarà la volta buona per Fini di creare un movimento “sociale” futurista e moderno? (Non a caso il nuovo partito si chiama “futuro e liebrtà”) Il non accettare i comprmessi con le leggi “ad personam”, contestare il non raggiungimento degli obbiettivi fissati nel programma di governo sono l’inizio ed uno srt-up per questo nuovo movimento. Spesso nei talk-show paradossalmente il pensiero dei finiani sfiora quello dei militanti dell’IDV… con diversi toni sicuramente ma che per la prima volta sembrano avvicinarsi al popolo. Contesto il fatto che possano allearsi con la Borghese sinistra, amante da lungo tempo delle poltroni e basta. Sento, e concludo, che stavolta Fini abbia le carte in regola per approcciare un nuovo pensiero politico dopo essersi liberato completamente dal berlusconismo: giovane, futurista e intento a far ridere i poveri.