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L’inerzia sociale del medio evo contemporaneo.

25 settembre, 2010 (17:36) - Cultura - Stampa Stampa

E’ venuto meno il diritto di essere informati, come è venuto meno il dovere dei giornalisti di…

 

Riprendo il canovaccio di un articolo di Antonio Condorelli e mi permetto di estendere i concetti espressi migrandoli ad altre tematiche sottostanti che, a mio sommesso parere, meritano di essere rese note.

Ai diritti si sono sostituiti i privilegi che, in quanto tali, sono concessi dai feudatari  che gestiscono la politica e gli affari conseguenti, disponendo in tal modo del futuro delle prossime generazioni.

Questo rinnovato potere feudale  limita di concedere ciò che, per converso, ogni Cittadino dovrebbe poter ottenere grazie ai propri meriti; la conseguenza immediata è che le menti, quelle che sanno di meritare per sé stessi, non potendo farsi valere in concorsi assegnati a tavolino, emigrano.

Altra conseguenza è l’inamovibilità dei governanti, gli stessi da tanto tempo: troppo; in special modo al Sud dove il sistema feudale si salda nel momento del voto perché la Gente, per necessità ed anche per indole, mutua il proprio voto con la promessa di un lavoro, oramai anche temporaneo, od anche con la raccomandazione per l’ottenimento di un certificato catastale ovvero di una visita medica in tempi rapidi.

Quest’emergenza democratica, tale è e tale dobbiamo definirla senza mascherarla con altri termini, ha portato ad una crisi di dignità del Cittadino, diventata poi essa stessa dante causa del sistema politico che condiziona tutto il sistema sociale ed economico, costringendo quest’ultimo a sopportare ricatti portati da barriere tangentiste.

La domanda da porsi è come è potuto accadere tutto ciò e maggiormente negli ultimi decenni.

Una risposta non è prontamente data ed appare anche difficile esprimerla; nei fatti è accaduto, posso in serenità e giustezza affermarlo, che il potere mediatico - gestito occultamente dai potentati economici - è riuscito a condizionare a tal punto che un fatto, se non è conosciuto perché diffuso dai mezzi di diffusione della comunicazione, è inesistente: come se non  fosse accaduto.

E’ venuto meno il diritto di essere informati, come è venuto meno il dovere dei giornalisti di informare e nel modo giusto, senza captatio benevolentiae verso il proprio editore, dimostrando di essere in tal modo ed unitamente ai politici feudatari, ingrati nei confronti dei Cittadini che li leggono e li votano.

E’ possibile che non si provi a reagire? Come mai accade questa indolenza d’azione?

E’ prevalsa l’inerzia. La complessità del mondo è tale, voluta esageratamente tale dai potentati economici, da imporre di dover gestire l’unica problematica della sussistenza e, per inerzia, svolgiamo tutte le altre cose che lasciamo andare perché ritenute non necessariamente utili, nel mentre meriterebbero tutta la nostra attenzione per significare un futuro diverso e migliore; allora serve agire concretamente, serve l’azione e senza aspettare che altri lo facciano.

Ecco quindi che il concetto d’inerzia sociale deve diffondersi per sperare che questa  condizione di immobilità od inattività (come esser condannati da una malattia), ovvero di sconcertante abbandono fisico e spirituale  che fa vivere nell’inerzia ed anche  nell’abbandonarsi all’inerzia debba contrastarsi.

L’inerzia, in fisica, è la tendenza di un corpo a non modificare il suo stato di quiete o di moto e ciò consente di andare avanti per forza d’inerzia, per abitudine diremmo nelle relazioni sociali lasciandoci andare al solito tran tran.

Attuiamo un paradosso perchè utilizziamo la forza d’inerzia come resistenza da opporre ad una forza tendente a variare il nostro stato di quiete, significando quest’ultima un atteggiamento d’inattività, una pigrizia oziosa che comporta una inoperosità che è a sua volta foriera di svogliatezza, di noncuranza, di indolenza agli accadimenti, fossero anche di nostro interesse.

Sono riusciti ad attualizzare l’inerzia sociale, concetto sociologico  afferente alla propensione dei Cittadini ad iterare un comportamento già adottato in precedenza per evitare il rischio di un cambiamento inaspettato o di una censura da parte del resto della comunità e, peggio ancora, del potente di turno.

Il Machiavelli nel “Principe” con mente vivida anticipò la problematica consigliando di prestare attenzione al “nuovismo” perché i Cittadini preferiscono mantenere consolidate abitudini e mal si prestano ad accettare novità, anche se a proprio favore (sic).

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