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La pretesa di un Dio contemporaneo che relativizzi la Chiesa

17 ottobre, 2010 (16:37) - Cultura, Economia, Politica, Religione - Stampa Stampa

Domenica 10 ottobre 2010, alle ore 10:00, si è tenuta a Roma la prima Assemblea costituente della Federazione dei Democratici Cristiani, in sigla FDC.

L’iniziativa è stata promossa dall’On Publio Fiori che nel suo intervento di apertura ha inteso focalizzare l’attenzione sulla questione del “Quoziente Famiglia”, oltre ad esporre problematiche afferenti ai Cattolici e ponendo il problema che questi sono sempre più relegati ad un “intimismo”, concetto mirabilmente  mutuato e traslato dall’arte alla religione. Si è poi potuto permettere di parlare di coerenza e di seguito chiarirò perché è - più che Altri - legittimato a farlo, per poi rimandare ai concetti di nostalgia ed antropologia cristiana.

Non sono mancati gli habitué del palco che hanno inondato con fiume di sterili parole  una platea quasi sempre attenta e distratta proprio da questi soggetti che ritengono di trovare vanagloria nell’esibizione oratoria. Ultimo ma non ultimo, c’è stato chi, millantando di aerei prossimi alla partenza, ha preteso di parlare prima che altri e su questo atteggiamento sento il dovere di esprimere il mio disappunto totale.

Quando si decide di aderire ad una iniziativa, nel caso di specie addirittura pseudo-costituente, non può dedicarsi il tempo di una “affacciata” sul palco; se si è ritenuto di aderire occorre avere rispetto: per la platea come per TUTTI gli altri oratori ed in questo devo dare atto all’On. Gustavo Selva di aver con me condiviso la pazienza ed attenzione verso tutti gli oratori, nessuno escluso, e di essere rimasti rispettosi al proprio posto offrendo rispetto a chi parlava ed a chi ascoltava; in questo anche l’On Fiori ha dato esempio, distolto solo per alcuni momenti da ragioni tecniche dovute ad interviste.

Allorquando è stato il mio turno (terz’ultimo e non ho protestato pur potendo far valere che un quarto della sala era occupato da aderenti al Movimento da me rappresentato dei  Cattolici per l’Italia, i quali alzavano nei momenti topici i propri cartelli offrendo una immagine di una platea coinvolta e coinvolgente), poiché mi era assegnato un tempo di pochi minuti, laddove i precedenti oratori avevano per converso “abusato” dello spazio ottenuto, sono stato costretto a rinunciare al discorso predisposto e parlare nel rispetto del termine dei  pochi minuti concessi, raccordandomi pertanto alla sole cose dette dall’On Fiori e da qualche altro valido oratore e, qui di seguito, riporto i concetti esposti nell’intervento.

La coerenza, che non manca all’On Fiori e la dimostrazione è l’aver organizzato questa  assemblea che è l’espressione di  un continuum essere Cristiano, è un progetto ed allora e poiché è certamente una coerenza progettuale quella che ispira l’On Fiori, mi sono sentito in dovere di aderire a questa Assemblea perché il referente è una garanzia di coerenza progettuale cristiana, sociale e politica.

Ho reso che ciò che era collante a tutti i presenti era una soggettiva morale cristiana che comporta l’accettazione del paradigma cristiano, dove chiarisco che paradigma vuol dire “modello condiviso” e l’etica è la condivisione delle morali che sono soggettive.

Per brevità non ho chiarito meglio il concetto della soggettività della morale con l’esempio del rispetto del rosso al semaforo: c’è chi si ferma perché sa che è un obbligo e che il non rispetto gli procura sanzioni e chi si ferma sia perché rispetta le leggi e sia perché è conscio che il non rispettarlo potrebbe causare un danno ad altre persone. Ecco, chi è cristiano, ha una morale portata dal secondo esempio che è nel rispetto di quel bene comune che solo nella visione cristiana è il bene anche dell’altro, anche di chi non è cristiano.

Ho aggiunto che si è oramai in una società che accetta una politica senza etica e che, conseguentemente, pretende che le regole siano quelle dei propri bisogni; è quel concetto di relativismo che il Cardinale Ratzinger ne parlava prima ancora di essere Papa ed un esempio ultimo di relativizzare la Chiesa è dato dalle discussioni relative all’assegnazione del premio Nobel per la medicina al britannico Robert Edwards, meritevole per aver introdotto la fecondazione in vitro.

Tanti si sono permessi di esternare ed a tutti è stato riconosciuto il diritto di esprimere il proprio parere, ma non al Papa che ha ricevuto improperi, laddove è un diritto/dovere per il Papa di rendere noto, in primis ai Cattolici e poi a quanti intendano ascoltare, il pensiero della Chiesa. Così come ho già scritto tempo  fa,

 il laicismo sta dando lo sfratto alla Chiesa ed ai Cattolici tutti e chiarisco bene che laicismo è cosa diversa dalla laicità che rispetta l’altro e, giustamente, chiede e pretende rispetto, nel mentre il laicismo, come tutti gli “ismo” sono autoreferenziali e solipsistici: come dire solo ciò che produce il mio pensiero è la giusta realtà a cui tutti gli altri devono ossequiarsi.

Ebbene il Papa ha semplicemente fatto presente che i valori cristiani sono altro dalla fecondazione in vitro che, unitamente ad altre manipolazioni, sta conducendo la società all’accettazione di una sconcertante ed abominevole eugenetica, che vuol dire avere figli così come li si desidera e non è un caso, per fare un esempio connotativo e di pronto effetto,  che non si vedono più tanti nani in giro (ho scritto anni fa sull’argomento, al sorgere delle problematiche).

La pretesa è di un Dio contemporaneo, che si adegui ai bisogni relativisti e, così come per altre questioni, (non discusse più neanche dai Cattolici per una rassegnazione che non deve vincerci)  non è la persona a riconoscersi nei valori cristiani bensì deve essere Dio ad accettare le “nuove etiche” (sic).

Tutto quanto in completo contrasto col “tomismo” del Doctor Ecclesiae San Tommaso che risolse il problema del pensiero aristotelico che, riconoscendo all’uomo la possibilità di giungere all’ultima categoria che prevedeva la contemplazione della divinità, poneva il fondato dubbio che l’uomo potesse ergersi egli stesso a divinità; ebbene il “tomismo” è la dimostrazione di San Tommaso che ponendo Dio fuori dal tempo risolse questa problematica, molto sentita all’interno degli ambienti ecclesiastici e culturali.

 

Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi; se sono rimasto democristiano è perché non ho trovato nulla di meglio ed allora, se la quasi totalità dei presenti è figlia della Democrazia Cristiana, comportiamoci come dei giusti e rispettosi figli che sono accuditi dai genitori fino a quando quest’ultimi sono loro a necessitare della giusta e doverosa assistenza: cerchiamo di essere legittimi ed onesti figli  di mamma DC.

Ho concluso soltanto accennando al vero problema dell’ingiustizia sociale, determinata dal vero potere assoluto che è quello delle banche. Ho rimandato a prendere visione del video “L’Inganno Universale” sul sito www.majolino.it , rendendo noto che a luglio, unitamente ad altri pochi amici, ho costituito il Forum Nazionale Anti Usura Bancaria, che è già attivo in tutta Italia ed assiste: gratuitamente, tutti i Cittadini vessati dalle banche e da Equitalia e ciò è reso a gratis perché i costi sono recuperati dalle banche; è il concetto del “Dissenso che paga”.

Ultima notazione sulla problematica a cuore dell’On Fiori che ha reso noto nella sua relazione che sarebbero sufficienti 5 mld di euro per offrire una soluzione accettabile alle problematiche della Famiglia e che, purtroppo, è sbandierato dalla politica tutta che non ci sono disponibilità a bilancio; invero per l’On Fiori non dovrebbe spaventare ciò ed ha offerto come ipotesi di soluzione l’attivazione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Mi sono permesso, sommessamente, di rendere noto che non occorre aggiungere altre tasse e che di fondi ve ne sono a iosa a bilancio, basta smobilizzare soltanto una minima parte dell’enorme somma dei residui passivi che, messi a bilancio da ogni Governo per essere spesi, allorquando ciò non è fatto restano giacenti ed inutilizzati perché, per distoglierli, occorrerebbe una variazione al bilancio approvata dal Parlamento in quanto, in caso contrario, la Corte dei Conti rinvierebbe prontamente a giudizio, oltre a chiedere l’eventuale  ristoro dei danni.

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