Il futuro è aperto
Viviamo in un periodo esagitato, in continua confusione e baraonda; ragionevolmente la domanda da porci è: che futuro ci attende?
Nel passato, anche recente, la grandezza del genere umano nasceva dai bisogni dettati dalle necessità; oggi le necessità sono diventate voglia del superfluo e null’altro è posizionato all’orizzonte del desiderio.
C’è altresì da chiedersi come mai è accaduto tutto ciò e cosa è che fa andare il mondo in questa direzione.
C’è un tentativo di risposta in un diverso approccio alla natura, anche di tipo spirituale; nei fatti la realtà è che i mezzi di diffusione della comunicazione ci instillano un eccesso di proposte che comportano tanti nuovi dubbi e sconcerto per il dover cogliere cosa conta davvero e l’atteggiamento più sano da attivare.
Si è giunti ad interrogare l’interrogabile dell’esteriorità, per poi provare con lo slancio vitale (l’élan vital di Bergson), rivolgendoci all’intimità della nostra coscienza, per comprendere - una volta per tutte - il significato della vita.
Ognuno sceglie un personale percorso alla ricerca del comportamento più giusto da assumere di fronte ai fatti e ciò per accedere alla soluzione, o vedersela negata constatando che è purtroppo questa condizione di negazione la soluzione stessa; ed allora, forse, comprenderemo che non è obbligatorio saper rispondere a tutte le domande esistenziali, che non è necessario concordare con tutti i punti di vista, in special modo di quelli alla moda del tempo ancorché, senza che ciò sia giustificativo, Hegel ci ha ammonito che siamo uomini del tempo che viviamo. Anche Goethe comprese questo status cogente d’essere nel tempo affermando che non si deve chiedere alla persona con cui si intende parlare se è d’accordo con te, bensì solo se procede nella tua stessa direzione.
La scelta di questo percorso determina la nostra posizione nel mondo, con le conseguenze pratiche di quel modo di pensare e comportarsi.
Ci sono stati e ci saranno paradigma comportamentali che pur avendo influenzato radicalmente la società, si sono dissolti, così come si dissolverà l’ascesa del consumismo e l’avvento della globalizzazione, status destinati (è la spes) a risolversi con la venuta di un nuovo ordine economico attento ai Cittadini più che ai pochi potentati attualmente dominanti.
Molte delle idee e dei valori per i quali si è combattuto si sono rivelate quasi senza senso; secondo Jasper siamo essere destinati al naufragio, nel mentre Popper ha detto che viviamo nel migliore dei mondi possibili e per converso Marcuse ha sentenziato che la decadenza della civiltà è in atto: è comprensibile che il morale di tutti è un po’ a terra e la confusione mentale aumenta.
Chi può aver ragione ?
Forse tutti e non ci si può sottrarre al vento del tempo e per trovare la visione più giusta occorre essere realisti, che vuol dire essere non pessimisti i quali constatando che il vento è contro non si muovono aspettando quello giusto, né essere ottimisti al punto di mettere le vele contro vento; realisti è mettere le vele al vento e navigare nel miglior modo possibile che ci è dato.
Forse siamo destinati ad un ruolo di passaggio in un arco di tempo significativo ed edificante da aprire le menti ed i cuori a tal punto da farci lanciare nuove sfide, oggi impensabili perché non rese note e mi riferisco al problema del potere economico sottratto al potere politico e, conseguentemente, alla volontà del Popolo.
Alcuni accadimenti apparentemente inspiegabili continueranno ad esserci ed, in serenità e giustezza dico, che non può impedirsi al tempo di passare (indipendentemente da Zenone e Bergson ed il tempo cronologico di questi). Gli oceani continueranno a bagnare le coste, come la luna ad illuminarci la sera ed i Testimoni di Geova a suonare al citofono la domenica mattina.
Se c’è un altro mondo è questo, ammoniva Eluard; può aggiungersi che dipende dal percorso che intendiamo effettuare ed il miglior modo possibile per percorrerlo, facendo ognuno la propria parte: mai come in questo periodo le sorti del futuro dell’umanità dipendono da quale comportamento andremo a condividere in una reciproca lealtà d’intenti. Non serve “truccare” le sorti; siamo avvezzi alle difficoltà ed attraverso queste ci siamo evoluti offrendo sempre le migliori soluzioni possibili, ora è tempo di vivere cercando di capire senza falsi vantaggi, anzi togliendoli a quei pochissimi potentati economici che hanno inteso indicarci ed obbligarci ad un percorso da loro creato per il solo proprio esclusivo vantaggio.
Il futuro è aperto, poniamoci i migliori contenuti possibili per quel bene comune che è di tutti.
(il percorso mentale di questo testo è mutuato da una lettura di Mangusta)
