Note su “Relazioni d’amore”
Poche note al piacevole e gradito scritto del prof. Meluzzi: “Relazioni d’amore”, apparso pochi giorni fa sul suo giornale online “Testata d’Angolo.
Traslare l’amore verso l’altro comparandola all’amore per Dio è un passaggio fine, degno di far partorire considerazioni anche ardite.
Alla domanda posta “C’è una differenza tra provare il desiderio di Dio e avere trovato Dio?” non posso che rispondere con il “tomismo” del Doctor Ecclesiae San Tommaso, che offrì la giusta risposta al pensiero aristotelico che, fino a quel momento, turbava l’intero Ordine religioso.
Per Aristotele il raggiungere l’ultima delle sue categorie significava contemplarsi in e con Dio e ciò non poteva essere accettato dalla Chiesa perché una evidente blasfemia (come quella mal sopportata dai Musulmani nei confronti dei Sufi i quali affermano che Dio si è sparso in tutte le cose e quindi anche in loro e, conseguentemente, anche loro sono Dio(sic).
A mio sommesso parere si deve chiarire che il senso di trovare Dio non può che essere di perdersi in Lui che è, paradossalmente, il contrario del trovarLo e ciò perché, come appunto San Tommaso ebbe a chiarirci, Dio è fuori dal tempo.
Così come alla domanda “C’è una distanza radicale tra essere innamorati e pensare di essere innamorati?” Posso serenamente affermare, sociologicamente parlando, che la distanza è il segno/valore della comunicazione”. Soltanto tecnologie quali la telefonia ed internet creano quello che ho definito “prossimità a distanza”, che - pur essendo un paradosso in termini - è il segno della comunicazione, nel mentre il valore è dato dal merito del contenuto della comunicazione e trovo quindi esatto l’argomentare in sintesi del Prof Meluzzi che è il contesto della relazione: inteso come segno/valore, a decidere l’esito di un amore; altresì il pensiero solipsistico è un flagello perché si impossessa di una delle parti che si convince di disporre della verità che è solo propria ed in quanto tale deve essere accettata(imposta) dall’altro: questo non è amore, è egoismo relativistico.
