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Lancio delle pietre

24 gennaio, 2011 (18:49) - Cultura, Politica, Religione - Stampa Stampa

 

L’On Scilipoti, in una propria nota stampa, richiama il lancio delle pietre di memoria evangelica; ebbene tale messaggio è oggi addirittura…

Con una nota stampa del 24.01.2011, l’On Scilipoti propone a tutti che “dovremmo fare un passo indietro e, rifacendoci ad un brano del  Vangelo di Gesù Cristo, evitare di scagliare pietre. Nessuno deve dimenticarsi di questi luminosi insegnamenti, specialmente quei parlamentari che si dichiarano cattolici, ma che sembrerebbero dentro il Cristianesimo solo per usarlo per interesse o convenienza”.

 

Il richiamo al brano evangelico di Giovanni (invero per stile e tema potrebbe essere attribuito a Luca)  allorquando Cristo profferisce “… Chi è senza peccato scagli la prima pietra…”, se mutuato in politica, come mirabilmente ha inteso fare l’On Scilipoti, merita alcune note a supporto e, sommessamente, rilevo che se c’è una adultera c’è anche un “adultero” e nella Bibbia l’adulterio è la mancanza di fede, l’abbandono di Dio, nel mentre il rapporto tra Dio e il suo popolo è un rapporto di alleanza, quindi di fedeltà. Rompere questo rapporto significa un peccato di adulterio.

 

Il brano, nei fatti, è la celebrazione della misericordia e del perdono nei confronti di una peccatrice, alla quale è offerto di percorrere una nuova strada, pur se la stessa è stata sorpresa da scribi e farisei in flagrante adulterio.

Non ci sono dubbi, dunque, sulla sua colpevolezza e la donna è quindi posta al centro delle attenzioni dei suoi accusatori.

A voler volare alto nell’interpretazione del brano è un confronto tra Mosè e Gesù, tra le logiche dell’Antico e del Nuovo Testamento.

 

Gesù è chino a testa bassa, silenzioso. Con calma, come chi domina la situazione, comincia a scrivere in terra con il dito. Sono gli avversari che si innervosiscono.

Loro insistono e vogliono che Gesù dia la sua opinione ed ecco allora che Gesù si alza e dice: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”.

Gesù non discute la legge, ma cambia l’obiettivo del giudizio!

Invece di permettere che loro pongano la legge al di sopra della donna per condannarla, chiede loro di esaminarsi alla luce di ciò che la legge esige da loro.

Gesù non nega il giudizio di Dio o la Legge e neppure chiede pietà per la donna, scusandola o difendendola per un peccato che sicuramente ha commesso: chiede che ciascuno rivolga il giudizio anzitutto verso sé stesso.

Gesù resta infine solo con la donna in mezzo al circolo e le dice: “Nessuno ti ha condannato!” e lei risponde: “Nessuno, Signore!” E Gesù: “Nemmeno io ti condanno! Vai e d’ora in poi non peccare più!”

Gesù offre fiducia alla donna, non la condanna e ciò non significa indifferenza morale: è assoluzione congiunta all’impegno accettato di non peccare più.

La donna, considerata colpevole e meritevole della pena di morte, assolta e redenta recupera la sua dignità.

 

Anche noi, quando giudichiamo il prossimo per i suoi difetti ed i suoi peccati, rinnoviamo il gesto degli scribi e dei farisei: trasciniamo gli altri al giudizio con la nostra mancanza di carità e pretendiamo di lapidarli con le nostre invettive e le nostre insinuazioni.

In serenità e giustezza dico che dobbiamo poggiare la pietra per terra e tornare indietro in modo che il perdono cancelli il passato e crei un futuro nuovo e migliore, aprendo finanche nuove possibilità.

 

E purtroppo… questo meraviglioso brano evangelico è oggi addirittura fonte di correità, di concorso in un reato!

Perché mai?

Perché è inteso, travisandolo totalmente, con il messaggio che se nessuno scaglia la pietra allora vuol dire che tutti sono peccatori e se così fan tutti, allora vuol dire che posso farlo anche io, comportando conseguentemente il mancato rispetto delle regole: civili e morali.

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